Rein Taagepera, Professore Emeritus all’Università di Tartu e all’Università della California, Irvine, sostiene qua che le scienze sociali contemporanee stanno deragliando progressivamente dagli standard della ricerca seria.
Taagepera ha conseguito un Dottorato in Fisica nel 1965 all’Università del Delaware, Stati Uniti, prima di aggiungere al suo curriculum nel 1969 un Master in Relazioni Internazionali frequentato nel medesimo istituto e dedicarsi in toto alle scienze politiche trasferendosi in California.
“Le Scienze Sociali devono chiedersi non solo come le cose stanno, ma anche come dovrebbero essere logicamente. Per esempio, quanti partiti possono ottenere seggi in una 25-mandate constituency? [penso che voglia intendere un'assemblea rappresentativa eletta tramite il voto in 25 circoscrizioni elettorali, ma non sono sicuro, se un politologo è all'ascolto mi aiuti...] La risposta comune sarebbe: Non lo so, fammi raccogliere dei dati prima. La mia risposta sarebbe: non mi servono dati, posso usare la mia testa e dire che è tra 1 e 25 e calcolando la geometric [nel testo, ma penso si riferisca alla media geometrica] posso tentare con buone possibilità di dire che la risposta è approssimativamente 5. Ho adottato questa metodologia dalla fisica”.
“Ho sviluppato modelli che ci permettono di predire con molta maggiore precisione il numero dei partiti che sarà eletto in un corpo rappresentativo e l’aspettativa di vita di una coalizione di governo”.
“Si sa da molto tempo che il numero dei seggi in una costituente rappresenta un fattore determinante per il numero dei partiti in un’Assemblea Rappresentativa. Il secondo fattore è costituito dalla dimensione del corpo rappresentativo. Tenendo conto di questi due fattori, ho sviluppato una formula con la quale prevedere quanti partiti prenderanno almeno un seggio”.
“Con l’aiuto del secondo modello è possibile stabilire l’aspettativa di vita di una coalizione di governo. E’ noto che maggiore è il numero dei partiti formanti la coalizione, minore sarà la durata del suo governo [ma questa mi sembra un'esperienza di senso comune, soprattutto dalle nostre parti, oltre che abbastanza intuitivo]. Ma sapere questo non è sufficiente. Il fatto che gli oggetti cadano verso il basso era già di dominio pubblico prima dell’avvento di Galileo. La domanda è a che velocità cadono”.
“Per esempio questa formula rende possibile dare suggerimenti sulla dimensione da scegliere per un’Assemble Rappresentativa ed una Costituente per assicurare che i governi durino per un certo periodo di tempo”.
“Con queste formule ho portato la ricerca nell’ambito dei sistemi elettorali da essere studi che meramente descrivono dei trends a studi che effettuano predizioni più precise. Queste stime possono comunque risultare false e quindi noi siamo sempre pronti a migliorare il modello. In ogni caso adesso siamo in grado di vedere il futuro più chiaramente che prima”.
L’intervistatore chiede se gli scienziati sociali debbano sviluppare una migliore conoscenza delle scienze “dure”.
“Se dipendesse da me farei frequentare a tutti gi studenti di scienze sociali un corso biennale in fisica, in modo che essi possano ottenere un’appropriata comprensione del metodo scientifico. Solo allora li riterrei preparati per affrontare lo studio dei problemi sociali”.
“Le scienze sociali contemporanee sono tutte troppo spesso una caricatura di una ricerca seria. Quando gli scienziati sociali decisero di diventare scientifici si sono tramutati in filosofi della scienza chiedendosi cos’è il metodo scientifico. Questo è insufficiente - si ha bisogno di praticare la scienza in ordine di ottenere un appropriata conoscenza di come il metodo funziona”.
“I filosofi della scienza stanno facendo la cosa giusta ma questo corrisponderebbe a lasciar spiegare a dei fisici con le loro formule perchè una bicicletta sta su quando si muove e invece cade quando progressivamente perde velocità e si arresta. Questo può essere intellettualmente interessante ma non ti insegnerà ad andare in bicicletta. Per fare questo devi montare in sella e pedalare”. [Ma i fisici non fanno proprio quello? Spiegare anche fenomeni comuni in modo analitico, rigoroso e formalizzare il tutto con delle formule? A farti montare in sella e pedalare ci pensa tuo padre o lo zio Pino. Non ho capito bene questo paragone, forse voleva ribadire che anche i filosofi della scienza necessitano di praticare il metodo dei fisici stessi per comprenderlo davvero fino in fondo e per poter esprimere un giudizio attendibile al riguardo. Ovviamente Nota Mia].
“Mi occuperò di un corso riguardo la creazione di modelli logici e userò il denaro dello Skytte Prize [premio accademico per le scienze politiche da lui vinto] per sviluppare questa linea di ricerca. Per me rappresenta un’opportunità unica in quanto adesso mi stanno prendendo sul serio” (sorride).
Risoluzione del methodenstreit o ciclico eterno ritorno?
P. S. Non vedo l’ora di testare i modelli del Prof. Taagepera alle prossime elezioni, Renato Mannheimer sei avvisato…
2 Responses
giovanni schioppo
September 9th, 2008 at 7:03 pm
1Ho trovato il modo di applicare le leggi della fisica alle societ
Lorenzo De Sio
October 7th, 2008 at 12:29 pm
2Se ti interessa un’applicazione all’Italia di un modello costruito secondo l’approccio di Taagepera, è a questo indirizzo ;-)…
http://cps.sagepub.com/cgi/content/abstract/41/2/217
RSS feed for comments on this post · TrackBack URI
Leave a reply
Recenti
Archivio
Commenti
Blogroll