Nelle note di riferimento dell’articolo citato nel precedente post di M. Yu. Khlopov si trova quest’altro interessante articolo di Piet Hut, Professore di Studi Interdisciplinari all’Institute for Advanced Study di Princeton, studi che esplorano modi differenti di vedere il mondo, coinvolgenti una gamma di discipline che prevede fisica, astrofisica, geologia e paleontologia, inteligenza artificiale, psicologia cognitiva e filosofia. Il Prof. Hut “tagga” il suo articolo con la parola chiave “Sociologia dell’Astronomia”.
Poichè non possiamo mettere le stelle in un laboratorio, gli astrofisici hanno dovuto aspettare l’invenzione dei computer proma di divenire scienziati di laboratorio. Da ormai mezzo secolo stiamo conducendo esperimenti nei nostri laboratori virtuali. Tuttavia siamo rimasti dietro una tastiera, con lo schermo del monitor a separarci dal mondo che stavamo simulando. Recentemente la tecnologia 3D online, sviluppata dapprima per i giochi e adesso sviluppata per i mondi virtuali come Second life, sta iniziando a rendere possibile per gli astrofisici l’accesso ai loro laboratori virtuali, nella forma di avatar. Ciò ha molti vantaggi, dalle nuove possibilità di esplorare i risultati delle simulazioni alla presenza condivisa in un laboratorio virtuale con collaboratori remoti in continenti differenti. Riporterò le mie esperienze con l’uso dei Qwaq Forums, un mondo virtuale sviluppato da una nuova compagnia.
[...] Un anno fa, avevo solo una vaga familiarità con i mondi virtuali, avevo letto degli articoli su Second life che mi sembrarono abbastanza interessanti, ma non avevo una chiara idea di come potesse essere veramente questo mondo. Tutto questo è cambiato quando fui invitato a tenere una conferenza sull’astronomia in Videoranch, un altro mondo virtuale più piccolo. Mi sono reso conto di quant’è differente questo tipo di mezzo di comunicazione dagli altri provati prima, fosse il telefono o l’email, l’‘istant messaging o i shared screens. C’era un senso di stare in mezzo agli altri più grande e coinvolgente di quanto aspettassi. Ho velocemente capito il grande potenziale di questi mondi per la collaborazione remota nei progetti di ricerca.
Da allora, ho esplorato molti ambienti virtuali con lo scopo di usarli come strumenti di collaborazione in astrofisica come in altri progetti interdisciplinari nei quali ho un ruolo di organizzatore. Complessivamente le mie esperienze sono state incoraggianti e mi aspetto che questi mondi virtuali diventino il media scelto per la collaborazione remota nei tempi dovuti, eventualmente rimuovendo il bisogno della maggioranza di tutti i viaggi a lunga distanza. La domanda principale mi sembra essere non se, ma quando questo accadrà. Tento di indovinare che accadrà in 5 o 10 anni, ma posso sbagliarmi: la tecnologia si sta evolvendo rapidamente e le cose possono cambiare addirittura più rapidamente.
In ogni caso predico che fra 10 anni ci stupiremo per come la vita potesse essere prima del nostro uso delle realtà virtuali, così come adesso ci stupiamo di come potesse essere prima del World Wide Web o di come ci stupivamo 10 anni fa immaginandola senza e-mail. [...]



Dopo aver esplorato alcuni differenti mondi virtuali ho scelto Qwaq Forums per il mio iniziale esperimento di uso degli spazi virtuali come strumenti di collaborazione. Qwaq è una start-up che fornisce uffici virtuali e altre stanze chiamate forum. Là si possono mettere, visualizzare i contenuti di vari documenti su panelli murali. Che siano pdf, immagini jpeg, powerpoint o presentazioni openoffice o persino filmati, si può semplicemente trascinarli col mouse dal tuo desktop e posizionarli su un muro della stanza virtuale. Così il documento diviene visibile per tutti gli altri utenti presenti nell’ambiente virtuale. Le stanze continuano ad esistere nelle varie sessioni: quando gli utenti visitano successivamente la stessa stanza i documenti sono ancora là per essere consultati. [...]
Quando ho avviato le due [mie] organizzazioni in Qwaq, [...] nel Maggio 2007, non sapevo che aspettarmi precisamente, data la novità dei mondi virtuali usati come strumento collaborativo per le indagini accademiche. Ma comunque, avevo una immagine grezza di ciò che potesse accadere:
- un inizio promettente per il mio gruppo di astronomia, uno più lento per il mio gruppo interdisciplinare;
- i mondi virtuali come un mezzo per facilitare collaborazioni esistenti
- un’enfasi sull’utilizzo degli strumenti: web browsers, oggetti 3D , ecc.
Con mia grande sorpresa, tutte queste 3 aspettative si sono rivelate errate. E’ accaduto invece che:
- il mio gruppo interdisciplinare è decollato prima
- creato nuove collaborazioni
- la presenza nel mondo virtuale 3D era molto più importante degli strumenti specifici.
[...]
In questo post l’astrofisico e cosmologo Amedeo Balbi sostiene che la metodologia di scienze sociali come economia, storia e sociologia sia alla stessa stregua della psicostoria di Isaac Asimov, la quale si baserebbe sensibilmente sulla Teoria dei Giochi. Non conosco bene la Teoria dei Giochi, ma posso assicurare che essa non è l’unico riferimento metodologico delle scienze sociali. Nel piano di studi sociologico ad esempio è previsto un comune (a tutte le facoltà) esame di statistica prevedente lo studio dei classici indici statistici:
In questo interessante post si parla dell’Istituto Virtuale di Fisica delle Astroparticelle, proposta elaborata qualche mese fa dal cosmologo russo Maxim Yu Khlopov. Qui si puo’ leggere il relativo articolo in inglese, mentre io proverò a tradurne stralci in italiano SOLO PER VOI MIEI CARI AMICI (quei pochi).
Gli studi in Fisica delle Astroparticelle sono attivamente sviluppati in tutto il mondo. E’ chiaro che l’efficacia del lavoro dipende fortemente dal tasso di scambio delle informazioni e dal coordinamento globale di ques’attività. Un forum internazionale, sia esso virtuale, che comprenda tutti i gruppi e coordini i loro sforzi darebbe una spinta significativa a questa cooperazione. Questo è particolarmente importante per gruppi scientifici isolati e scienziati che vivono in piccoli stati che possono contribuire molto a questo lavoro [...]
Gli studi in Fisica delle Astroparticelle collegano astrofisica, cosmologia e fisica delle particelle e coinvolgono centinaia di gruppi scientifici organizzati in network regionali e centri nazionali. [...] L’analisi teorica di questi risultati avranno un impatto sulla conoscenza fondamentale sia della struttura microscopica del mondo che dell’Universo e sia riguardo le leggi fisiche fondamental della Natura ancora sconosciute. [...]
Un buon esempio di tale tipo di struttura creata nel 2002 è l’International Virtual Observatory. Il quale ha dimostrato l’efficacia del lavoro e la cooperazione fruttuosa di molte organizzazioni di tutto il mondo. [...]
Verranno sperimentati
•Seminari virtuali dove i ricercatori potranno partecipare usando software di videoconferenza (adobe, EVO, marratech, ecc.)
• L’Istituto considererebbe il coinvolgimento di giovani fisici nella sua attività come l’aspetto più importante del lavoro. Aprirebbe la possibilità per persone giovani di trovare una guida scientifica e anche argomenti di studio con un apposito supervisore. A questo scopo il sito fornirebbe lezioni virtuali per giovani scienziati di tutto il mondo.
• Spazi collaborativi (ad es. WIKI) saranno creati dove lo scambio di lavoro su specifici compiti comporteranno il coinvolgimento di più co-autori.
• Saranno disponibili anche spazi pubblici dove verranno presentati i risultati principali del dominio di competenza.
• Database di presentazioni .ppt delle conferenze più importanti suli vari argomenti affrontati.
La struttura organizzativa di partenza dell’Istituto sarebbe minimale. Includerebbe un Direttore Scientifico ed un Technical Manager per l’amministrazione del web. Il suo contenuo scientifico sarà supervisionato da un Comitato Scientifico Internazionale, e la sua amministrazione da un Consiglio di Amministrazione formato dai finanziatori. Ci saranno Sezioni Scientifiche per ogni settore disciplinare con i propri supervisori e moderatori del corrispondente topic del forum. Ogni Sezione deve avere una lista di insegnanti e supervisori atti all’insegnamento nell’istituto Virtuale. [...]
Il linguaggio di comunicazione sarà l’inglese ma è scontato che il sito ospiterà altri contenuti multi-lingua (Francese, Italiano, Spagnolo, Tedesco, Russo). [...]
Una Visione degli Studenti Oggi di Micheal Welsch e gli studenti di Introduzione all’Antropologia Culturale ed Etnografia Digitale, 2007, Kansas State University.
“Al giorno d’oggi il bambino rimane attonito quando entra nell’ambiente da diciannovesimo secolo che caratterizza ancora l’establishment scolastico, dove l’informazione è scarsa ma ordinata e strutturata per schemi, argomenti frammentati e ordinati in classi”. Marshall McLuhan, 1967.
Se questi muri potessero parlare
cosa direbbero?
Se gli studenti imparano cosa fanno
cosa stanno apprendendo seduti qua?
L’informazione è qua [sulla lavagna]
Naturalmente muri e banchi non possono parlare
ma gli studenti possono.
Una visione degli studenti oggi
Cosa è essere studenti oggi?
200 studenti hanno fatto 367 modifiche a questo documento
e hanno fatto un sondaggio tra di loro
per consegnarvi questo messaggio:
la dimensione media delle classi è di 115 persone;
il 18% dei miei docenti conoscono il mio nome;
io completo il 49% delle letture assegnatemi,
solo il 26% sono rilevanti per la mia vita.
Io compro testi per centinaia di dollari che mai apro.
Il mio vicino di banco ha pagato il suo corso ma non viene mai.
Io leggerò 8 libri quest’anno, 2300 pagine web, 1281 profili di Facebook.
Io scriverò 42 pagine per corso questo semestre e oltre 500 pagine di e-mail.
Dormo 7 ore a notte.
Guardo la tv per un’ora e mezza ogni notte.
Sto online 3 ore e mezzo al giorno.
Ascolto 2 ore e mezza di musica al giorno.
Io sto 2 ore al cellulare.
Io sto 3 ore in classe,
2 ore per mangiare.
Io lavoro per 2 ore al giorno
studio per 2 ore
in totale fanno 26,5 ore al giorno. [25,5?]
Io sono un multi-tasker (devo esserlo).
Dopo la laurea avrò accumulato un debito di 20 mila dollari!
Sono una dei fortunati
oltre 1 miliardo di persone vivono con meno di un dollaro al giorno.
Questo laptop costa più di quanto guadagnano molte persone in un anno.
Quando finirò i miei studi probabilmente avrò un impiego
che ancora non esiste oggi.
Compilare questo [probabilmente mostra una specie di superenalotto americano] non mi aiuterà ad andare là o a fare i conti con [segue un'esposizione di luoghi e problemi]
Io non ho creato i problemi
ma sono i MIEI problemi.
Qualcuno ha suggerito che la tecnologia può salvarci…
Qualcuno ha suggerito che SOLO la tecnologia può salvarci…
Io sto su Facebook durante la maggior tempo dei miei corsi
Io porto il mio laptop in classe, ma non per lavorare sulle attività del corso.
“L’inventore del sistema merita di essere ritenuto come tra i maggiori artefici dell’avanzamento della scienza e della conoscenza, se non il più grande benefattore dell’umanità” (Josiah F. Bumstead, 1841, sui benefici della lavagna)
Rein Taagepera, Professore Emeritus all’Università di Tartu e all’Università della California, Irvine, sostiene qua che le scienze sociali contemporanee stanno deragliando progressivamente dagli standard della ricerca seria.
Taagepera ha conseguito un Dottorato in Fisica nel 1965 all’Università del Delaware, Stati Uniti, prima di aggiungere al suo curriculum nel 1969 un Master in Relazioni Internazionali frequentato nel medesimo istituto e dedicarsi in toto alle scienze politiche trasferendosi in California.
“Le Scienze Sociali devono chiedersi non solo come le cose stanno, ma anche come dovrebbero essere logicamente. Per esempio, quanti partiti possono ottenere seggi in una 25-mandate constituency? [penso che voglia intendere un'assemblea rappresentativa eletta tramite il voto in 25 circoscrizioni elettorali, ma non sono sicuro, se un politologo è all'ascolto mi aiuti...] La risposta comune sarebbe: Non lo so, fammi raccogliere dei dati prima. La mia risposta sarebbe: non mi servono dati, posso usare la mia testa e dire che è tra 1 e 25 e calcolando la geometric [nel testo, ma penso si riferisca alla media geometrica] posso tentare con buone possibilità di dire che la risposta è approssimativamente 5. Ho adottato questa metodologia dalla fisica”.
“Ho sviluppato modelli che ci permettono di predire con molta maggiore precisione il numero dei partiti che sarà eletto in un corpo rappresentativo e l’aspettativa di vita di una coalizione di governo”.
“Si sa da molto tempo che il numero dei seggi in una costituente rappresenta un fattore determinante per il numero dei partiti in un’Assemblea Rappresentativa. Il secondo fattore è costituito dalla dimensione del corpo rappresentativo. Tenendo conto di questi due fattori, ho sviluppato una formula con la quale prevedere quanti partiti prenderanno almeno un seggio”.
“Con l’aiuto del secondo modello è possibile stabilire l’aspettativa di vita di una coalizione di governo. E’ noto che maggiore è il numero dei partiti formanti la coalizione, minore sarà la durata del suo governo [ma questa mi sembra un'esperienza di senso comune, soprattutto dalle nostre parti, oltre che abbastanza intuitivo]. Ma sapere questo non è sufficiente. Il fatto che gli oggetti cadano verso il basso era già di dominio pubblico prima dell’avvento di Galileo. La domanda è a che velocità cadono”.
“Per esempio questa formula rende possibile dare suggerimenti sulla dimensione da scegliere per un’Assemble Rappresentativa ed una Costituente per assicurare che i governi durino per un certo periodo di tempo”.
“Con queste formule ho portato la ricerca nell’ambito dei sistemi elettorali da essere studi che meramente descrivono dei trends a studi che effettuano predizioni più precise. Queste stime possono comunque risultare false e quindi noi siamo sempre pronti a migliorare il modello. In ogni caso adesso siamo in grado di vedere il futuro più chiaramente che prima”.
L’intervistatore chiede se gli scienziati sociali debbano sviluppare una migliore conoscenza delle scienze “dure”.
“Se dipendesse da me farei frequentare a tutti gi studenti di scienze sociali un corso biennale in fisica, in modo che essi possano ottenere un’appropriata comprensione del metodo scientifico. Solo allora li riterrei preparati per affrontare lo studio dei problemi sociali”.
“Le scienze sociali contemporanee sono tutte troppo spesso una caricatura di una ricerca seria. Quando gli scienziati sociali decisero di diventare scientifici si sono tramutati in filosofi della scienza chiedendosi cos’è il metodo scientifico. Questo è insufficiente - si ha bisogno di praticare la scienza in ordine di ottenere un appropriata conoscenza di come il metodo funziona”.
“I filosofi della scienza stanno facendo la cosa giusta ma questo corrisponderebbe a lasciar spiegare a dei fisici con le loro formule perchè una bicicletta sta su quando si muove e invece cade quando progressivamente perde velocità e si arresta. Questo può essere intellettualmente interessante ma non ti insegnerà ad andare in bicicletta. Per fare questo devi montare in sella e pedalare”. [Ma i fisici non fanno proprio quello? Spiegare anche fenomeni comuni in modo analitico, rigoroso e formalizzare il tutto con delle formule? A farti montare in sella e pedalare ci pensa tuo padre o lo zio Pino. Non ho capito bene questo paragone, forse voleva ribadire che anche i filosofi della scienza necessitano di praticare il metodo dei fisici stessi per comprenderlo davvero fino in fondo e per poter esprimere un giudizio attendibile al riguardo. Ovviamente Nota Mia].
“Mi occuperò di un corso riguardo la creazione di modelli logici e userò il denaro dello Skytte Prize [premio accademico per le scienze politiche da lui vinto] per sviluppare questa linea di ricerca. Per me rappresenta un’opportunità unica in quanto adesso mi stanno prendendo sul serio” (sorride).
Risoluzione del methodenstreit o ciclico eterno ritorno?
P. S. Non vedo l’ora di testare i modelli del Prof. Taagepera alle prossime elezioni, Renato Mannheimer sei avvisato…
Questa è una newsletter del portale europeo per la mobilità dei ricercatori.
In grassetto all’inizio recita:”Molte migliaia di ricercatori europei lavorano attualmente in Asia, con Giappone e Cina come principali destinazioni. La Commissione Europea ha deciso di lanciare reti, networks in questi due paesi che diano informazioni riguardo le opportunità di ricerca [in Europa] tra le altre cose”.
Se prendo il ragazzino tedesco del post precedente che ho scritto… voglio dire, magari non esiste neanche lui… e pensare che è finito pure su Repubblica… devo protestare con Augias, no lui non c’entra niente, con il relativo divulgatore scientifico, non ricordo come si chiama… ma orsù controllale queste notizie, lavori su Repubblica.. mica posso fare tutto io…Ezio Mauro!
Insomma pare che fosse l’ennesima bufala su asteroidi che schiantano il nostro beneamato pianeta. Ma giocate ad Asteroids, dico io…. dicono che è un classico, ma io lo trovo noioso questo.
L´astronomo di 13 anni che ha sbugiardato la Nasa.
Mi sembra abbastanza clamoroso, una sceneggiatura da film appunto. “Bookmarkate” gente “bookmarkate” l’articolo suddetto.
04 Apr
Posted by scienza2punto0 as Pseudoscience 2.0
No Comment. Anzi sì, il povero “Napoletone” si sta rigirando nella tomba, Manzoni pure, il suo professore di storia se è ancora vivo s’è sotterrato, gli azionisti stramazzano. Ma che grinta. Prevedo già la voce “Napoletone”su Nonciclopedia.
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