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Marco Abate insegna all’Università di Pisa e interpreta il suo ruolo docente in senso ampio. Ad esempio, organizza una serie di incontri sui Nobel … che com’è noto con la matematica c’entrano poco.
Organizzo gli incontri sui Nobel (titolo ufficiale dell’iniziativa: Perché Nobel?) per conto dell’Università di Pisa da quattro anni, e spero di continuare a lungo. L’idea di organizzare questi incontri mi è venuta in seguito a una semplice constatazione: i premi Nobel sono l’onorificenza più importante a livello mondiale per la fisica, la letteratura, la medicina, la chimica, la pace e l’economia, ma pochissime persone (a parte gli esperti del campo) sanno cosa hanno fatto i vincitori per meritare l’ambito premio. Eppure devono pur aver fatto qualcosa di davvero importante; e sarebbe giusto che si sapesse cosa anche al di fuori di uno stretto ambito specialistico.
Così cerchiamo di spiegare a un pubblico non specializzato perché i vincitori del Nobel di quell’anno hanno meritato il premio, raccontando in maniera comprensibile i loro risultati o, almeno, il contesto in cui sono stati ottenuti e perché sono importanti.
Si è trattato di una scommessa, ma ormai possiamo dire che è una scommessa vinta: in tutti i premi Nobel che abbiamo presentato in questi quattro anni la domanda “Perché Nobel?” ha avuto una risposta significativa e comprensibile anche per non specialisti – il che va senza dubbio a onore dei comitati che assegnano il premio.
Tra parentesi, oltre ai premi Nobel, ogni anno abbiamo coperto anche altri premi di spirito analogo: il premio Abel per la Matematica, e un premio più rivolto verso le Scienze Applicate – ad anni alterni il Millennium Prize per la tecnologia oppure il premio Turing per l’informatica.
Infine, da quest’anno l’iniziativa avrà anche un seguito libresco: quest’autunno la Springer Italia inizierà a pubblicare degli agili volumetti che conterranno i testi degli interventi, in modo da permettere anche a chi ha perso gli incontri di godere di questa utilissima iniziativa …
Nella sua visione ampia, inoltre, Marco Abate è anche persona che si cimenta con la narrativa e con i fumetti. Ce ne parla?
Fin da bambino mi piaceva scrivere, e fin da bambino mi attirava la matematica; queste due componenti, in forme e modi diversi, a volte separate a volte congiunte, sono sempre state presenti nella mia vita.
Non è questo il posto per fare lunghi discorsi, per cui mi limito a due osservazioni.
L’arte del narrare è utilissima anche nel fare scienza. Il motivo è molto semplice: per comunicare un risultato anche scientifico lo devi comunque raccontare a un pubblico. Il tuo scopo è sempre quello di interessare il lettore (o l’ascoltatore), di farlo entrare nella tua narrazione e di portarlo fino in fondo lasciandolo poi andare con la piacevole sensazione di aver ricevuto qualcosa dal tuo racconto, scientifico o meno.
L’altra osservazione è più autobiografica: le mie prime opere pubblicate sono stati testi narrativi (sceneggiature di fumetti o racconti) di ispirazione matematica. Il poter mescolare questi due mondi mi ha fornito quella marcia in più necessaria per passare dal limbo degli autori mai letti alla gilda degli autori semi-para-professionisti (o quanto meno pubblicati …). Dopodiché la mia produzione narrativa non si limita a testi di argomento matematico; ma non c’è dubbio che la matematica è stata essenziale per fornirmi occasioni che altrimenti non avrei mai potuto avere – come essere intervistato dall’ineffabile dottor Gouthier …
One Response
Antonio R.
May 15th, 2009 at 10:21 pm
1Ho avuto modo di visualizzare x caso tramite Googlebooks il libro Perchè Nobel, un testo interessante, alquanto originale..
Purtroppo per me credo ke rimarchi, nonstante sia un argomento nonostante importante, comunque l’essere una tendezza culturale molto americanocentrica. Infatti qualke tempo fa visualizzai su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vincitori_del_Nobel_per_paese
confermando in buona parte la mia impressione su questo evento culturale. Conviene quindi chiedersi oggi ke ruolo svolge tale onorificenza, o è soltanto un indicatore del colonialismo culturale imperante… made in Usa!
Ai posteri l’ardua sentenza, forse!
Grazie per la cortese att.ne.
Cordiali saluti e buona navigazione.
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