24 Apr
Posted by questionmaths as donne, linguaggio, logica, matematica, storia
Gabriele Lolli è stato uno degli ospiti di Fest, la Fiera dell’Editoria Scientifica a Trieste, dove ha presentato un documentario della Bbc ed è stato protagonista di una lezione su Euclide. A pochi giorni di distanza, cosa si porta a casa da un’esperienza come Fest? Com’è stata l’interazione col pubblico?
La prima impressione è stata una piacevole sorpresa di vedere che alla lezione su Euclide c’era pubblico. Con la densità degli eventi proposti, non era scontato. Il tempo era però compresso, per l’incombere di altri avvenimenti. Forse meno offerte, ma meno “mordi e fuggi” sarebbero più utili, almeno nel giudizio di una persona non esperta di comunicazione e più portata all’insegnamento. Si è avuto tempo comunque per alcune domande e risposte, che hanno mostrato come una parte del pubblico almeno avesse seguito con interesse.
Invece dopo il documentario non c’è stato tempo per il dibattito; la proiezione, lunga 90 minuti, è finita verso le 20, quando si deve tornare a casa. Un vero peccato perché ci sarebbe stata materia per un dibattito: il film-documentario, intitolato “Conoscenza pericolosa”, parlava di Boltzman, Cantor, Gödel e Turing e la tesi del regista non emergeva del tutto chiara, anzi in apparente contrasto con la presentazione di questi personaggi fatta da me e da Umberto Bottazzini. Da una parte sembrava che la conoscenza regalataci da questi pensatori fosse pericolosa per le idee dominanti e tradizionali, dall’altra invece che fosse pericolosa per la salute mentale degli stessi, quasi che essi vivessero la loro ricerca come un peccato o la violazione di un divieto. Il messaggio finale dichiarato a parole, che le nuove conoscenze di cui siamo loro debitori ci hanno resi più liberi e umani, era in parziale contraddizione con il messaggio artistico e con l’enfasi del commento, che aveva insistito sul tormento e sugli esiti drammatici, anche a prezzo di qualche forzatura: la tragica fine di Turing certamente non ha nulla a che fare con le sue ricerche, e si potrebbe dire che nella sua vicenda è stata la società, e non la conoscenza, a rivelarsi pericolosa.
Prima di tutto però Lolli è professore di logica all’Università di Torino e si cimenta spesso con la scrittura. È autore di oltre quindici libri, tra i quali: “Sotto il segno di Gödel”, “Beffe, scienziati e stregoni. La scienza oltre realismo e relativismo”, “La crisalide e la farfalla. Donne e matematica”. Ce ne parla?
I libri che cita non sono propriamente gli scritti di un logico. Un’eccezione si può fare per “Sotto il segno di Gödel”, che vuole presentare con molte sfaccettature il contesto, il lavoro e la personalità di questo grande logico, forse il più grande di sempre, nel 2006, centenario della sua nascita. Quindi si parla dei teoremi legati al suo nome: il teorema di completezza per la logica predicativa, i teoremi di incompletezza per ogni teoria formale abbastanza potente, il teorema di non contraddittorietà dell’assioma di scelta e dell’ipotesi del continuo con l’invenzione dei modelli interni teoria degli insiemi – teoremi dei quali peraltro si cerca di dare una presentazione accessibile, con dimostrazioni diverse dall’originale che traggono profitto dalla teoria della computabilità innescata dagli studi di Gödel stesso. Ma si parla anche e soprattutto della sua filosofia. Non solo la filosofia della matematica, molto importante, ma anche la filosofia del tempo, che Gödel ha affrontato sulla base dei suoi risultati relativi alle nuove soluzioni delle equazioni cosmologiche della relatività da lui trovate, e la filosofia in generale, le sue credenze sul rapporto mente-corpo, sull’anima, su Dio.
“Beffe, scienziati e stregoni” è stato un tentativo di capire come si sia evoluta la filosofia della scienza a partire dalla crisi del neo-positivismo, attraverso autori come Kuhn, Feyerabend, i sociologi della scienza, fino ad arrivare al relativismo post-moderno, che ha reso possibile e plausibile la famosa beffa di Sokal. Sono le lezioni di un corso tenuto al Politecnico di Torino.
“La crisalide e la farfalla” è un saggio sulle donne e la matematica, nella storia, nel recente passato – la prima donna è stata ammessa al dottorato in matematica a Princeton nel 1968 – e nel presente, anche attraverso le statistiche, toccanti testimonianze e i pochi echi nella letteratura. L’origine è stata una volontà di polemica con un saggio di Loria di cento anni fa, nel quale sono espressi tutti i pregiudizi di allora e di oggi sull’inferiorità cerebrale e morale della donna, sul suo carattere inadatto agli sforzi intellettuali, sulla sua natura di madre e moglie.
In questo genere di pubblicazioni quella che mi ha dato più soddisfazioni, nello scriverla e nel modo come è stata accolta, è tuttavia “Il riso di Talete”, su matematica e umorismo, che non è solo una raccolta esilarante di produzioni umoristiche su e da parte dei matematici, ma anche una discussione seria del rapporto tra il riso e la creatività matematica e dei paradossi.
Dedicarsi alla matematica comporta naturalmente un allargamento di orizzonti verso queste e altre problematiche. I miei datori di lavoro dovrebbero peraltro essere rassicurati che non trascuro il mio dovere per queste escursioni: tra i libri “di lavoro” mi permetto di segnalare “Da Euclide a Gödel” (il Mulino, 2004), sulla storia del metodo assiomatico, “QED” (Bollati Boringhieri, 2005), sulla dimostrazione in matematica, e “Guida alla teoria degli insiemi” (Springer Italia, 2008).
RSS feed for comments on this post · TrackBack URI
Leave a reply