Ho conosciuto Matteo Silimbani due anni fa a Forlì in una ludoteca nella quale abbiamo passato lunghe ore notturne a fare giochi matematici. Ne conosce uno più del diavolo e li apprezza per la loro natura matematica ma prima di tutto per il loro essere giochi, cioè divertimenti. Matteo, che ruolo ha la matematica nei giochi? In particolare, come sono legati i giochi e la “teoria dei giochi”? Come mai un matematico “vero” come te (sei un algebrista, vero?) dedica tante attenzioni ed energie ai giochi?
Tra i vari sistemi di aggregazione, il mio preferito è il gioco. Permette di rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro, di conoscere altre persone, di educarsi al rispetto dell’avversario e all’accettazione della sconfitta, di tenere allenato il cervello. Queste sono tutte ragioni valide per convincere ad avvicinarsi al gioco anche chi non ha un buon rapporto con la matematica. Quando ho deciso di dedicarmi al gioco, l’ho fatto in virtù della sua forte valenza aggregante; tuttavia, un combinatorio algebrico come me ha iniziato ad avvertire il profumo della matematica in moltissimi giochi assai diffusi: semplici considerazioni aritmetiche permettono al giocatore attento di vincere più spesso una partita di “scopa 15″, un po’ di sana combinatoria elementare suggerisce all’appassionato di poker quando è meglio rinunciare al piatto e al bridgista (la mia ultima debolezza) come giocare le proprie carte per massimizzare il numero di prese. Inutile cercare di elencare i giochi in cui è coinvolta la matematica … sono troppi, e troppo variegati. Imparare le regole di un nuovo gioco è come definire dei nuovi assiomi, e cercare di elaborare una strategia vincente equivale a dedurre dei teoremi da essi. È per questo motivo che per me imparare continuamente nuovi giochi è un’esperienza tanto inebriante. Giocare contribuisce indubbiamente a elasticizzare la forma mentis con cui il ludomane affronta i problemi.
Un breve commento sulla teoria dei giochi, che conosco molto poco: i giochi strategico/gestionali abituano i giocatori a escogitare un piano a lungo termine basato su possibili alleanze. Questo fa sì che le scelte che il giocatore deve prendere ogni turno non siano sempre quelle migliori “localmente”. Un atteggiamento “greedy” non è affatto consigliabile in tali circostanze.
Ci racconti un po’ com’è nata la ludoteca di Forlì? Quali persone la frequentano e la tengono viva? Come vedono gli altri partecipanti e “gestori” il fatto che tu sei un matematico?
Seguendo il mio amore per il gioco, mi sono imbattuto nel “Circolo Scacchistico Valentini” di Civitavecchia, un’associazione ludica davvero poliedrica. Sono rimasto affascinato dal numero di attività conciliate dai soci: scacchi, giochi da tavolo, bridge, sport di squadra, ping pong e chi più ne ha, più ne metta. Mi sono chiesto perché una città di mare, che offre delle distrazioni maggiori di Forlì agli aspiranti ludomani, dovesse avere una ludoteca tanto fiorente quando la mia città non ne aveva una! Per questo motivo mi sono rivolto a un’associazione già esistente, ovvero il MARAMPA, votata principalmente ai wargames, che peraltro gestisce un centinaio di giochi da tavolo di proprietà del comune. I responsabili di questa associazione ci hanno aperto le porte con una punta di scetticismo, ma con il passare del tempo la diffidenza è evaporata e hanno persino acquistato alcuni giochi che mancavano alla nostra lista. Silvia, la mia collega in questa avventura, e io siamo i membri più attivi dell’area prettamente ludica dell’associazione. Attorno a noi gravita un gruppo di ragazzi di varia estrazione, molti dei quali erano in cerca di un punto di ritrovo in cui conoscere altre persone con cui condividere la loro passione. I cosidetti giocatori di ruolo si sono lasciati contagiare facilmente … è assai buffo che sappiano così poco della geometria dei dadi che sono così soliti lanciare, e che si lamentino della forma bizzarra del dado a 10 facce …
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