15 Oct
Posted by questionmaths as linguaggio, teatro
Quest’anno sul manifesto del Perugia Science Fest campeggiava la caricatura affettuosa di una donna di scienza e di teatro: Maria Rosa Menzio. Matematica, laureata a Torino, dopo il dottorato e gli studi in filosofia della scienza, si è data al teatro. Perché è il teatro che trasmette le sensazioni, le idee, i contenuti e gli atteggiamenti del fare scienza. Maria Rosa oggi è l’animatrice della rassegna “Classica e scienza” che si tiene sulle colline torinesi e che vede in scena i testi suoi ma soprattutto di un manipolo di suoi allievi. Ci racconti la storia di questa rassegna? Chi sono gli autori che lavorano con te? Come funziona la tua scuola di “teatro e scienza”?
Contaminazione al quadrato. Era già una bella sfida “Teatro e Scienza”, quest’anno abbiamo voluto utilizzare al massimo tutti i mezzi “scenici” possibili per avvicinare il pubblico teatrale alla scienza. E arrivati a metà rassegna direi che finora ci siamo riusciti: due platee piene a Pino Torinese e a Marentino.
Contaminazione, dunque, perché quel filo rosso che, dall’inizio alla fine dello spettacolo, ci fa stare col fiato sospeso, ebbene quel filo rosso si deve allungare più che mai.
Si è pigri sulla scienza, la si considera una cosa noiosa, difficile, per specialisti. Ebbene, condiamola in teatro con musica dal vivo, anzi composta appositamente. Con i video, con la danza.
So che oggi non si scrive molto, in teatro, di scienza. Gli autori teatrali classici si disinteressano abbastanza della Scienza (qui la metto maiuscola) privilegiando i Sentimenti e le Passioni. Ebbene, io considero l’amor di Scienza, o di Conoscenza, una Passione Fondamentale. E ho attentamente selezionato accanto a me un gruppo di autori e autrici che condividono la stessa passione. Si tratta di autori già formati da punto di vista della scrittura che però volevano sapere come fare a documentarsi sulla scienza, oppure di scienziati che volevano imparare il linguaggio scenico, il colpo di scena, la macchina teatrale. Ho curato la regia dei due migliori e i risultati sono stati estremamente positivi.
La scuola di scrittura “Teatro e Scienza” è ancora informale (basti dire che teniamo le riunioni a casa mia) ma non è lontano l’approdo a una struttura teatrale che ci ospiti. Imparare passo passo a scrivere teatro, soprattutto teatro scientifico, può essere un di più ottimo per le scuole di teatro tradizionali, che di solito offrono un menù fatto di: dizione, recitazione, storia del teatro, e raramente regia, mai scrittura drammaturgica.
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Sono recentemente usciti due tuoi libri che trattano di teatro e scienza (“Spazio, tempo, numeri e stelle”, Bollati Boringhieri 2005; e “Tigri e teoremi”, Springer Italia 2007). Ci sono testi teatrali ma anche riflessioni teoriche e didattiche. Quale ruolo ha il teatro nella divulgazione della matematica? Può essere uno strumento per insegnare? O piuttosto è un momento per appassionare?
Direi insegnare ad appassionarsi alla scienza: per insegnare scienza abbiamo scuole, atenei, convegni, conferenze, tutte per addetti ai lavori, di cui il pubblico medio colto ma non specialista puntualmente si lamenta. E lo fa a ragione. Perché ad andare in giro per questi convegni si vedono sempre le stesse facce, che raccontano sempre le stesse formule, a Milano, Roma, Erice e Taormina.
E allora diffondiamo-difendiamo la scienza presso chi non la sa, perché ha competenze diverse. Trasmettiamo la passione e facciamogli dare un’occhiatina al linguaggio, ma non in modo elitario, non per spaventarlo, anzi. Perché ritorni, a teatro, e porti altro pubblico, e capisca che Scienza e Conoscenza sono tutt’uno… e colga la mela come han fatto Adamo ed Eva. E a modo suo come ha fatto Isaac Newton.
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