Dopo il corso di comunicazione della scienza de “Il Rasoio di Occam” bisognava inventarsi un tirocinio.
Io mi sono inventata una collaborazione con i “Velisti per caso”, sulla barca che spesso si è vista su RaiTre con Patrizio Roversi e Syusy Blady. Cosa c’entrerà mai con la scienza, direte voi: eppure c’entra.
Adriatica è stata la protagonista di un bellissimo progetto raccontato in TV la scorsa estate, in alcune puntate dal titolo “Evoluti per caso”. Ha ripercorso la rotta del Beagle, il brigantino su cui Darwin compì il mitico viaggio che diede lo spunto per “L’origine delle specie”. Con il suo equipaggio hanno viaggiato professori universitari, ricercatori e studenti, allo scopo di fare ricerca e raccontare un po’di scienza, soprattutto parlando di evoluzionismo, tanto bistrattato negli ultimi tempi.
Scienza e avventura, vela e natura: un sogno per chi si è laureato con l’idea di stare fuori da laboratori e uffici.
Così, in occasione di una conferenza, ho chiesto a Roversi se potevo fare il famigerato tirocinio con loro e la possibilità di imbarcarsi è saltata fuori davvero.
Ora eccomi qui: dopo un mese a bordo di Adriatica, passato a occuparmi di “Fisica in barca”.
Circumnavigando l’Italia da Trieste a La Spezia, Adriatica si è fermata di porto in porto, dove professori universitari e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) hanno tenuto lezioni per gli studenti delle scuole superiori. I ragazzi poi salivano a bordo, per capire dal vero come andando a vela si applichino i principi fisici, tanto astratti sui banchi di scuola!
Il mio ruolo è stato decisamente vario; ho seguito i seminari, scritto articoli per il sito www.velistipercaso.it, dato una mano nella logistica delle varie tappe, fatto da tramite fra l’equipaggio e gli organizzatori a terra, improvvisato lezioni a bordo…mi è persino capitato di intervistare un premio Nobel: Paul Crutzen, che ha scoperto il buco nell’ozono. Buffo che, insicura del mio inglese, io abbia sciorinato la mia domanda in francese -convinta dalla biografia che lo parlasse correntemente- per sentirmi rispondere uno stupito «Sorry, I don’t understand».
Gaffes a parte, ho finito persino con l’appassionarmi ai neutrini, chiedendo sempre nuove delucidazioni ad ogni fisico che incontravo!
La “Fisica in barca” è stata un’avventura entusiasmante, dal punto di vista scientifico ed umano: fra scienziati appassionati e ragazzini pieni di entusiasmo, momenti di navigazione emozionanti e scoperte nuove ad ogni seminario.
Vedere la scienza da una barca è sicuramente un punto di vista insolito.
Certo, non sarà questo a risolvere la crisi delle vocazioni scientifiche ne’la penuria di informazione scientifica corretta, ma è una strada delle tante possibili.
E’ stato “solo” un tirocinio, dopo il quale ancora tutto è incerto. Ma ho visto persone che tengono viva la scienza, pur con tutte le difficoltà economiche che questo comporta nella nostra nazione. Ho visto scienziati scendere dalle loro cattedre e mettersi in gioco fra i giovani. Ho visto spiegare la fisica con un secchio ed un cucchiaio. Ho sentito di ricercatori che portano gli studenti al Cern, a costruire rilevatori di raggi cosmici da installare sui tetti delle loro scuole. Mi hanno parlato di strumenti costruiti per “ascoltare”, dal fondo del mare, neutrini e muoni ma che registrano anche i suoni di capodogli e delfini…
Quello della scienza è un mondo straordinario, che vale la pena di raccontare sempre, con la massima correttezza e tanto entusiasmo.
Ilaria Selvaggio