Ormai da qualche anno conviviamo con l’immagine (per molti aspetti, non ultimo quello ambientale, sempre più inquietante) della corsa allo sviluppo dei Paesi emergenti. Che l’asse geopolitico ed economico del pianeta si sia spostato in Asia, in particolare in Cina e India, è un dato di fatto. Il XXI secolo è “Il secolo cinese”, come dice nell’omonimo libro Federico Rampini, corrispondente de
La Repubblica da Pechino e inviato speciale per l’Asia. Leggendo dello stesso autore “La speranza indiana”, ci si fa un quadro dettagliato dell’incredibile crescita politico-economica di Cina e India, che supera persino quella vertiginosa degli Stati Uniti nel XX secolo. Certo le differenze tra i due Paesi ci sono, soprattutto se pensiamo all’India come alla più grande democrazia del mondo e alla Cina come… alla più grande dittatura del mondo. In ogni caso, l’aspetto ricorrente è la delocalizzazione: della produzione, della ricerca, dei capitali occidentali, dei cervelli (ormai le mete favorite dei “cervelloni” non sono più i centri di ricerca statunitensi, ma quelli di Shanghai e Bangalore), anche del management delle multinazionali occidentali e, sembra, anche del giornalismo. Rampini cita, infatti, l’esempio del Pasadena News, un giornale online di questa città californiana. Il proprietario e direttore del giornale ha assunto due giornalisti che seguono i lavori del consiglio municipale della città. Che c’è di strano? Niente, a parte il fatto che i due giornalisti risiedono uno a Mumbai e l’altro a Bangalore. Altro che taccuino e presenza sul posto con intervista ai protagonisti della notizia: i due giornalisti indiani seguono le sedute del consiglio trasmesse su Internet e le eventuali interviste ovviamente si fanno via e-mail. Il motivo? Al solito: i due giornalisti vengono pagati uno 500 e l’altro 700 euro al mese. Le conclusioni mi sembrano lampanti.Sicuramente il Pasadena News è un giornale locale, ma il fenomeno della comunicazione delocalizzata vanta esempi ben più noti. I notiziari economico-finanziari della Reuters, una delle principali agenzie di stampa del mondo, vengono confezionati per la maggior parte proprio in India.
Valeria Giannetta