Ieri, un nuovo e lungo interrogatorio in Procura per Giuliano Soria, ormai ex patron, a tutti gli effetti, del premio Grinzane Cavour. Questa volta, davanti ai magistrati inquirenti, il professore, ha fatto i nomi. Quelli di tutti coloro che, in diversa misura, con ruoli differenti e negli ultimi 15 anni hanno aiutato o coperto gli affari di Soria.
Servigi che il “re del Grinzane” ha sempre ricambiato in tutti i modi possibili: denaro, consulenze, preziose regalie. Da quel che si apprende da fonti confidenziali vicine agli inquirenti, i verbali dell’interrogatorio redatti ieri sarebbero stati secretati. Al termine del “tour de force”, il legale del professore, l’avvocato Roberto Piacentino ha chiesto la scarcerazione del suo cliente e «solo in subordine (molto in subordine) – ha precisato il legale – gli arresti domiciliari. Il mio cliente ha risposto in maniera esaustiva a tutte le domande che gli sono state poste, anche su altre vicende che gli sono state contestate solo oggi (ieri per chi legge ndr)».
Come dire: lui la sua parte l’ha fatta ora ciascuno si assuma le sue responsabilità, politici compresi. Solo su un capitolo Soria è rimasto fermo sulle sue posizioni, respingendo ogni genere di accusa o anche solo di insinuazione: «Io – ha detto il professore ai magistrati – non ho mai commesso atti di violenza sessuale ai danni del mio maggiordomo Natish, per me era quasi un figlio e la sua querela, come le voci di alcuni ex collaboratori dell’associazione, sono il risultato di un vero e proprio complotto ordito per rovinarmi». Sul resto dei capi di imputazione, Soria sarebbe stato particolarmente loquace. Da un lato si è assunto la paternità di certi errori ma dall’altro ha svelato i nomi di coloro che, da numerose spericolate manovre finanziarie, ne avrebbero tratto non pochi benefici. Il professore ha anche ammesso d’aver fafsificato le firme di attrici e personaggi dello spettacolo su cospicui, ma fasulli giustificativi di spesa, naturalmente tutti rimborsati dagli enti pubblici.
Infine, Soria avrebbe anche tracciato uno spaccato sufficientemente articolato e relativo alla galassia di associazioni e fondazioni con fini culturali che operano in Piemonte e che quotidianamente intessono rapporti con le amministrazioni pubbliche, come dire: «Io facevo così ma anche gli altri non erano da meno. Questo è un metodo usato da tutti, e tutti, anche chi doveva controllare, sapeva e non parlava».
E se non parlava, allora un motivo c’è; un interesse che può essere economico, ma anche l’ambizione, il prestigio, la notorietà, il lustro per la propria persona e per le proprie attività.
Dunque, come è stato per “Tangentopoli” negli anni Novanta, oggi Soria potrebbe diventare, per i magistrati che indagano, la “testa d’ariete” per sfondare le difese dei “santuari” della politica e quelle dei “salotti chic” della cultura sabauda.A rincarare la dose ci stanno pensando ex collaboratori ed ex dipendenti del Grinzane, gli stessi che hanno messo nei guai il professore e che con le loro denunce, esposti e querele, pur accusando il professore, chiamano in causa, seppur indirettamente, anche tutti coloro che, uomini di potere della politica, dell’economia e della cultura piemontese, con Soria avevano rapporti solidi e organici.
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