L’udienza è stata aggiornata al sei ottobre

Come previsto, non era in aula ieri mattina Giuliano Soria, l´ex patron del premio Grinzane Cavour, all´apertura del processo contro di lui. Così come non era presente suo fratello Angelo, e nessuno degli altri imputati del clamoroso scandalo scoperto un anno fa dai pm Stefano De Montis, Valerio Longi e Gabriella Viglione. Davanti al giudice per l´udienza preliminare Edmondo Pio è comparso invece il maggiordomo Nitish, il giovane delle Mauritius che, con una denuncia per maltrattamenti e morbose attenzione sessuali ricevute da parte del professor Soria, aveva dato il via alle indagini. Il ragazzo, assistito dall´avvocato Gianluca Vitale, si è costituito parte civile così come altri due ex dipendenti: la segretaria Laura Giudici e Saidmerache, assunto in nero alle dipendenze del professore. Oltre a loro tre, ieri hanno chiesto di entrare nel processo, come parti civili, anche la Regione Piemonte (assistita dall´avvocato Alberto Mittone), il comune di Costigliole dove aveva sede l´associazione (avvocato Marco Venturino). Il Premio Grinzane Cavour (con Fulvio Gianaria) si è riservato di costituirsi in seguito. Tutte le richieste sono state accolte.

Il giudice ha poi aggiornato l’udienza al sei ottobre. Un rinvio così lungo era stato espressamente chiesto dalla difesa di Giuliano Soria (assistito dall´avvocato Luca Gastini) in quanto sono in corso complesse trattative per definire i risarcimenti al Premio Grinzane Cavour e alla Regione Piemonte: a loro andrà gran parte del ricavato della vendita dell´appartamento di Parigi dell´ex patron. Al momento è in corso una valutazione dell´immobile, che si trova in una bella zona ma è penalizzato dal fatto di essere un settimo piano senza ascensore. A suo sfavore giocherebbe anche, secondo i legali, la crisi immobiliare che sta colpendo la Francia.

Parte il processo al Grinzane

Parte l’udienza preliminare

Lo scandalo del Premio Grinzane Cavour approda in aula: al via la prima udienza preliminare dell’inchiesta che aveva portato all’arresto del patron del premio letterario, Giuliano Soria, e di suo fratello Angelo davanti al giudice Edmondo Pio. Ma il grande protagonista dell’inchiesta non si è presentato: assistito dall’avvocato Luca Gastini, il professore non dovrebbe presentarsi in aula, e non sceglierà di essere giudicato con rito abbreviato. La strada che la difesa ha intenzione di percorrere è infatti quella del patteggiamento, (che comporta comunque uno sconto di pena), ma occorre il consenso e un accordo con la procura – rappresentata in aula dai pm Stefano Demonris, Valerio Longi e Gabriella Viglione – la quale secondo indiscrezioni non vorrebbe scendere sotto i quattro anni di carcere.

La sparizione di Soria

Una curiosa scoperta negli atti delle indagini sul caso Grinzane

Tra i rivoli infiniti del caso Soria, concluso con la mesta fine del vecchio Premio Grinzane, ora saldamente nelle mani della Lattes di Monforte d’Alba e di Rolando Picchioni, spunta un altro «giallo» intrigante, e questa volta solo di sapore gastronomico-letterario. L’ex patron incontrastato di quello che è stato definito, con perfidia, un «premificio», avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti del romanzo-thriller scritto, fra il 2006 al 2008, dall’ex presidente della Regione, Mercedes Bresso. Titolo, «Il profilo del tartufo». Dopo la pubblicazione, però, la figura del professore è sparita.

A fianco del protagonista, il professor Claude, «studioso del paesaggio» (che potrebbe essere, nella realtà, il marito dell’autrice, geografo), della bella Sandra Lusso, vice-commissario della polizia di Torino, di origine sarda e molto maliziosa, di cui s’invaghisce l’affascinante Claude, avrebbe dovuto aggiungersi, assieme al Guru (Carlin Petrini, l’unico vip piemontese a essere citato con il nome vero) anche il professor Giuliano Soria. Le intercettazioni dei pm della procura di Torino confermano l’indiscrezione. Le tracce risalgono a «prima» dello scandalo (12 febbraio 2009, blitz dei finanzieri) quando Soria avrebbe già avuto a disposizione le bozze del giallo. Il suo ruolo era ben evidente nell’ultimo capitolo: «Cena alla Rocca di Costigliole». Una volta scoperti gli autori degli omicidi, i protagonisti si ritrovano nelle sale del Palazzo Grinzane di Costigliole. Soria, nelle intercettazioni, si dice «commosso» dalle «bellissime parole» a lui dedicate. Invece, nel libro edito da Rizzoli, la sua figura è sparita. Di lui non c’è più traccia. Eliminato. Le bozze sarebbero state – dunque – riviste all’ultimo minuto, forse, per una questione di opportunità, considerato quanto andava emergendo dall’inchiesta.

Lo scandalo ritorna alle Molinette

Nuove tangenti all’ospedale torinese

Irremovibile l’ingegner Francesco Chiaro nel pretendere il cinque per cento. Forte del fatto di poter fare “cosa c… o voleva”, come ha detto, senza tanti giri di parole, a Federica Tedino, rappresentante legale dell’omonima ditta che chiedeva spiegazioni sulla decisione di affidare ad un’unica impresa la manutenzione di tutte le autoclavi, comprese quelle fornite dalla sua azienda.

È raccolta in venticinque pagine di ordinanza la trama di quello che il giudice non esita a definire un “disegno criminoso” messo in atto da Francesco Chiaro e Carlalberto Massia “con più azioni esecutive”. E, per capire di che tipo fossero le “azioni esecutive” dei due piccoli tiranni dell’ufficio tecnico delle Molinette, basta scorrere gli interrogatori di Silvano Bonani, amministratore unico della Gruppo Sae srl, e di Cristiano Mangolini, dirigente della parte impiantistica della stessa azienda, dapprima sentiti dalla Finanza come testi e poi indagati.

Soria cerca di mantenersi i marchi esteri del Grinzane

Nuova sede, intanto. E un ricco cartellone culturale (musica, arte, letteratura), chiamato «Cambi di stagione», per una fondazione che, nel suo comitato direttivo, annovera il critico e poeta Giorgio Bàrberi Squarotti, che a Monforte è di casa. E poi la scommessa del Grinzane, il premio da mettere a punto per l´anno prossimo, la collaborazione con il Parco culturale «Piemonte Paesaggio Umano» e pertanto con il Salone torinese del Libro, grande sponsor della signora nella vicenda dell´asta per il Grinzane Cavour.

Ma un´ombra, l´ombra del passato che rinviene, potrebbe aleggiare sul nuovo che avanza. È quella di Soria in persona; del Professore, in sostanza. In attesa di essere rinviato a giudizio, adesso sarebbe disposto a collaborare con il dottor Stasi e a ricostruire i complessi meccanismi attraverso cui i finanziamenti pubblici per il premio finivano verso altri lidi, assai privati. Qualche mossa preliminare, tramite il suo avvocato, l´ha già fatta. E sembrerebbe persino disposto a cedere alla liquidazione i famosi marchi del suo premificio, per i quali c´è un´opzione, da 30 mila euro, della Bottari Lattes.

Tutti i marchi? Non proprio. Don Giuliano vorrebbe tenersi quelli del Grinzane France e del Grinzane Brasile, che gli potrebbero offrire la possibilità di ritornare sulla scena, seppure fuori dall´Italia e dal Piemonte (per ora; poi si vedrà, visto che da noi la memoria è corta). Il bello è che i due marchi in questione sono i soli a non essere stati messi sotto sequestro giudiziario, dato che furono registrati all´estero. Riuscirà, il nostro, a restarne in possesso e riprendere il suo vecchio lavoro? Caterina Bottari Lattes, in virtù di quell´opzione (stabilita, peraltro, nello stesso bando dell´asta del Grinzane), però non sembra pensarla come lui. Ha già fatto sapere di essere pronta a rilevare i marchi, ma li vuole tutti, non uno di più e non uno di meno. Che cosa farà, Soria, a questo punto?

Tenterà di dimostrare, magari, che il Grinzane France e il Grinzane Brasile non sono dell´associazione Grinzane Cavour, in liquidazione, bensì sono suoi, di sua personale proprietà? Può essere. In ogni caso non si è ancora dato per vinto, e non si è rassegnato. Se non potrà più sostenere che tutto il Grinzane c´est moi, cercherà almeno di farlo per qualche frammento di esso

I furbetti della trasparenza

Fatta la legge, trovato l’inganno

Raccomandare la trasparenza, ma evitare che qualsiasi informazione che deriva dalla sua attuazione sia indicizzata dai motori di ricerca. Questa è la morale – immorale della storia che state per leggere.

Di trasparenza se ne parla da tempo e il buon Brunetta ne ha fatto un suo cavallo di battaglia chiedendo che siano resi pubblici i dati relativi a  curriculum, stipendi, tassi di assenteismo dei dirigenti pubblici e molte altre cose. Una splendida ventata di civiltà per il nostro paese.

In particolare si cita

La legge n. 69 del 18 giugno 2009 (“Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”) impone, all’art. 21, comma 1, che tutte le pubbliche amministrazioni debbano rendere note, attraverso i propri siti internet, alcune informazioni relative ai dirigenti (curriculum vitae, retribuzione, recapiti istituzionali) e i tassi di assenza e di presenza del personale, aggregati per ciascun ufficio dirigenziale.

Ma c’è qualcosa che non quadra. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto una segnalazione da un amico espertissimo di cose di rete che ci consigliava di dare una occhiata  al file robots.txt di molti siti di importanti enti pubblici. Come spiega bene Wikipedia robots.txt è un file creato dai gestori di un sito per imporre ai motori di ricerca, compreso ovviamente Google, delle restrizioni nella indicizzazione delle pagine del proprio sito.  Non è difficile capire la sua sintassi: se per esempio troviamo in robots.txt la direttiva

User-agent: *
Disallow: /pippo/

vuol dire che il gestore del sito comunica a tutti gli spider dei motori di ricerca di non leggere la cartella che si chiama pippo ed i suoi contenuti. Tutto chiaro ? Speriamo di sì, perchè ora dobbiamo vedere degli interessanti casi concreti.

Incominciamo proprio dal sito del ministero di Brunetta: arrivano le prime sorprese.

www.innovazione.gov.it/robots.txt

User-agent: *
Disallow:/operazionetrasparenza/

In pratica i gestori del sito non vogliono che i motori di ricerca indicizzino tutti i file  con i curricula dei dirigenti e le altre informazioni legate  alla trasparenza aministrativa. Per fare sempre un esempio. Se volete leggere i dati del capo del dipartimento dovete andate qui per scaricare il file pdf che si trova nella cartella che i motori di ricerca non debbono analizzare.
Una  inconguenza di fondo basata su un uso tecnicamente lecito, ma deontologicamente discutibile delle tecnologie di ricerca.

Questo dal punto di vista pratico che cosa vuol dire ? Se cercate su Google o su altri motori di ricerca informazioni su qualche dirigente usando nome o carica molto probabilmente non troverete praticamente nulla. Alla faccia della trasparenza !

Passiamo a un altro sito importante: quello del Governo.

www.governo.it/robots.txt è piuttosto elaborato, ma si apre  con un

User-agent: *
Disallow: /Presidenza/operazione_trasparenza/dirigenti/
Disallow: /Presidenza/operazione_trasparenza/consulenti/

Oramai avrete capito come funziona la cosa. Le sezioni nascoste ai motori riguardano curricula ed emolumenti dei dirigenti e
e consulenze ed incarichi della Presidenza del Consiglio. Nuovamente alla faccia della trasparenza vera, oltre le parole e gli intenti moralizzanti lanciati nei comunicati stampa

Svuotate in circostanze strane le cantine del Grinzane

Non sarà l’audace colpo dei soliti ignoti. Ma è comunque un bel colpo anche quello che “ignoti”, non si sa se “soliti” o meno, hanno messo a segno venerdì sera nelle cantine dell’ex premio Grinzane Cavour, all’interno del palazzo torinese di via Montebello 21, già regno e dimora (ancora) di Giuliano Soria. Il bottino consiste in un numero imprecisato di bottiglie di vino, dal Barolo al Barbaresco, dal Dolcetto al Barbera, tutte di pregio, trafugate dai misteriosi ladri entrati, a quanto pare, da un lucernario che dà sulla strada.

Avvertito del “grisbì” enologico, il giorno dopo, Enrico Stasi, liquidatore dell’ex impero del professore e custode quindi delle bottiglie in quanto patrimonio del Grinzane, non ha potuto fare altro che denunciare l’accaduto ai carabinieri. Nello stesso tempo ha dovuto avvisare Caterina Bottari Lattes, acquirente di una parte dei beni del defunto (per ora) premio, della sparizione del vino. Il tesoretto vinicolo di Soria – si parla oltre diecimila bottiglie stipate in undici locali, per un valore che si aggirerebbe tra i 150 e i 200 mila euro – era stato messo assieme nel tempo grazie alle donazioni effettuate da diversi produttori, non soltanto piemontesi. Il professore, come ogni feudatario che si rispetti, annualmente veniva omaggiato e rifornito a dovere. A volte “era lui in persona a scegliere il tipo di vino, indicandone la quantità e la qualità da ricevere”. Lo ricorda con rabbia, ma pure un po’ divertito, un noto imprenditore delle Langhe, che gli dava ogni anno non meno di 120 bottiglie tra quelle di Barolo, di Barbaresco e di grappa.

5000 euro al mese per le piccole spese

Le spese quotidiane. Nella contabilità delle false fatturazioni tra il “Grinzane” e le società intestate al coimputato Carmelo Pezzino (”Territori del frè”, “Com’media”), compaiono decine e decine di pagamenti di 7200 euro l´uno. Secondo Pezzino, si tratta di un calcolo preciso tenuto conto dell´Iva, per assicurare a Soria ogni mese 5mila euro per le spese personali. Pezzino è esplicito: “Tutte le fatture da 7200 euro venivano emesse per le prestazioni di consulenza che ho indicato, poi di fatto io il pagamento lo restituivo in contanti a Soria, detratta l´Iva”.

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I pm non hanno dubbi: “Avviene ogni mese, dal 2004. Hanno tutto l´aspetto di un vero e proprio stipendio”. Soria dà invece la sua versione: “C’era una piccola cassa per le mie spese personali, una sorta di “cassa del presidente”. Per le spese di casa, invece c´era un´altra cassa diversa”. Ma quali erano queste spese? L´imputato risponde così: “Il cibo e i vestiti… quei pochi che mi compro…”. Il patrimonio personale. “Da che cosa è rappresentato il suo patrimonio immobiliare?”, incalzano i pm. Soria fa l´elenco: “C´è l´alloggio di Torino, quello di Ospedaletti, quello di Parigi e queste soffitte in via Gaudenzio Ferrari e in via Riberi… E casa mia a Costigliole d´Asti. A Parigi è in pieno centro, 78 metri quadrati nei paraggi di Notre-Dame. L´ho pagato 600mila euro e ho fatto un mutuo di 300-400mila euro che ho pagato in 10 anni”.

Un altro finanziamento (restituito con rate mensili di 5mila euro) arrivò per Ospedaletti, mentre per l’appartamento di via Montebello 21 il mutuo fu di 700mila euro con rate mensili di 7 mila. Si stupiscono i magistrati, ma Soria ribatte: “Non ho mai usato soldi dell´associazione per pagare quei mutui”. I “marchi” del Premio. Rendono al professore “150-160 mila all´anno. Sono intestati a me e le royalties sono tutte mie”. Il pm che interroga commenta così: “Al Grinzane, dunque, tutte le spese e a lei invece gli utili…”. La vita di tutti i giorni. Due domestici e una donna che segue la madre, le spese di casa e per il cibo, le uscite per gli immobili di Parigi, Ospedaletti e Costigliole d’Asti. E le rate dei mutui.

Giuliano Soria confessa

«Ero arrivato a un livello di tensione insostenibile, probabilmente avrei dovuto recedere da alcune delle mie attività prima di arrivare a quel punto». È il 16 marzo 2009 e, per la prima volta, Giuliano Soria compare alle 9.38 del mattino davanti al gip, Silvia Salvadori, che ha autorizzato la sua cattura chiesta dai pubblici ministeri. È il cosiddetto «interrogatorio di garanzia». Spesso, in quell´occasione, gli imputati si avvalgono della facoltà di non rispondere. Non è così per l´ex patron del Grinzane che, invece, accetta le domande del giudice.

Dice ancora poco, si rifiuta di confermare qualsiasi versione del maggiordomo che lo accusa di molestie sessuali («Ho detto le frasi che mi vengono contestate, ma aggiungo che gran parte delle volte erano dette in tono scherzoso»), non accenna ancora ad ammettere nulla sui soldi pubblici sottratti per comprarsi un alloggio e per farne ristrutturare arredare altri due, ma comincia a rivelare lo scenario sconvolgente nel quale sono piombati lui e la sua «creatura».
La confusione di spese, gli ammanchi ingenti, il tentativo disperato di tenere in piedi un baraccone che ormai fa acqua da tutte le parti. Lo ammetterà il professore il giorno dopo, il 17 marzo, questa volta davanti ai pm Gabriella Viglione, Valerio Longi e Stefano Demontis: «Abbiamo un debito con i fornitori di un milione di euro. Con le banche abbiamo un´esposizione di un milione e 800mila euro». L´accusa non ha ancora scoperto le sue carte, Giuliano Soria non ha ancora capito se gli inquirenti sanno già tutto sulle somme usate per comprare l´appartamento di 500 metri quadrati di via Montebello 21 e per farlo restaurare e arredare assieme a quelli di Ospedaletti e Parigi. Nelle risposte naviga a vista, cita il mutuo acceso per l´acquisto, le spese effettuate quando era ancora in affitto, il testamento che lascia quei beni al Grinzane.

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Il fondatore del Grinzane, però, sa che i segreti finanziari del premio sono ormai scoperchiati, perché da due settimane la Guardia di Finanza sta lavorando negli uffici e sui computer. Capisce che deve spiegare, dare conto di quanto ormai è evidente. Ed ecco allora la sua «difesa», un modo certamente per provare a giustificarsi, ma sicuramente anche una «verità» per chi da tempo aveva assistito all´esagerazione dei troppi appuntamenti del premio letterario e, nello stesso tempo, alle nevrosi che sembravano essersi impadronite del suo creatore.

«La moltiplicazione delle iniziative era dovuta alla necessità di aumentare i finanziamenti al fine di cercare di affrontare l´esposizione sempre crescente. Diciamo che con ogni nuova iniziativa riuscivamo a spendere meno dei finanziamenti che ricevevamo e, poi, sovradimensionando le spese generali nei rendiconti, far apparire una spesa maggiore di quella affrontata». I pm capiscono che questa prima ammissione è l´inizio di una possibile conferma di tutto ciò che essi hanno comunque già in mano, solidamente ancorato a ispezioni bancarie, visure catastali, prime collaborazioni di chi al premio lavorava e soprattutto di chi da Giuliano Soria era stato maltrattato e offeso. Fanno domande sulle case, sulle società di copertura affidate a Carmelo Pezzino, sulle false fatture, sulla girandola di finanziamenti della Regione e dello Stato stornati e trasferiti.

Questa volta a Medicina

Lei voleva entrare in specialità, lui era il docente che aveva preparato le domande per il concorso. Peccato che convivessero e che lei alla fine abbia superato il test arrivando prima in graduatoria, creando così più che un sospetto che l’esame per accedere al corso di laurea specialistica in Scienze delle professioni sanitarie tecniche-diagnostiche fosse stato truccato in suo onore.
I sospetti ieri si sono trasformati in condanna: il giudice per l’udienza preliminare Immacolata Iadeluca ha inflitto in abbreviato otto mesi di carcere a Maurilio Bessone, coordinatore del corso di laurea in Tecniche di radiologia medica, che secondo l’accusa del pm Andrea Padalino avrebbe predisposto le domande di radiologia del quiz pur sapendo che la sua convivente partecipava al concorso.
Otto mesi sono stati inflitti anche a Silvio Diego Bianchi, professore di radiologia dell’università di Medicina di Torino e membro della commissione esaminatrice, che pur sapendo della relazione tra la studentessa e il docente, aveva dato l’incarico a Bessone di scegliere le domande. La difesa (avvocati Alberto Cochis e Nicola Bruno) ha spiegato che i quiz predisposti dal medico erano solo una piccola parte del test complessivo, e che comunque la candidata era preparata per superare il test di ammissione.