Che cosa accomuna Povia, l’Intelligent Design e il testamento biologico?
C’è poco da fare. Passo il tempo a cercare cose intelligenti da scrivere qua sul blog. Mi piacerebbe fare come quelli che citano Kuhn e Imre Lakatos con la naturalezza con cui si parla, chessò, di chi ha vinto Sanremo… ma alla fine riesco a trovare interesse solo per le divagazioni nazionalpopolari. Una volta un professore di quelli veri, di fronte alla mia richiesta di soldi e spazi, mi ha detto “forse qualcosa, per quelle cose basse che piacciono a te, è rimasta…”.
Ecco.
Ieri sera il Professor Cuorcontento mi ha riportata alle mie cose basse suggerendomi un parallelismo tra i creazionisti (sempre loro, lo so, sono quasi monotematica) e Povia.
Mentre nelle serate del Festival ascoltavo la canzone incriminata e leggevo i commenti sui vari blog c’era qualcosa di strano che non mi tornava. Perchè tutto ’sto casino se quello è solo il racconto di una storia? Un caso fra tanti, che da un punto di vista statistico non vuol dire nulla. Povia non ha detto “tutti quelli che eran gay adesso stan con lei“. Povia parla di Luca, un Luca qualsiasi tra milioni di Luca nel mondo. Un Luca che ha avuto un’infanzia difficile, un padre alcolizzato e assente e una madre opprimente. Luca trova un uomo che gli fa battere il cuore. Ma Luca non è sereno, la loro diventa una relazione puramente fisica, i due si tradiscono e Luca pensa al padre, pensa alla madre e soffre. Soffre fino a quando ad una festa incontra lei, la sposa, ci fa un figlio, perdona i genitori e trova la serenità. Nessuna malattia, nessuna guarigione. Solo la vita che ti porta a incontrare persone da amare e persone che credi di amare e invece non ami.
Ma allora perchè quando la sento provo disagio? Perchè Grillini s’è incazzato e Benigni gli ha dedicato il gran finale del suo monologo?
Poi ho capito.
L’altra sera a Porta a Porta, stuzzicato da un Vespa come sempre eccitato dalle polemiche, il nostro ha commentato la lettera di Wilde (recitata da Benigni) come bellissima, “anche se si dice che la madre di Oscar Wilde volesse una bambina e lo vestisse da femmina“.
Tutto chiaro. Per Povia, omosessuali si diventa, soprattutto se ti capita un padre alcolizzato e assente e una madre opprimente. Non si guarisce perchè non è una malattia, ma si può cambiare perchè in fondo quella non è il modo giusto di far le cose. Luca ci è riuscito e adesso è sereno. Anche Povia ci è riuscito e adesso è sereno. Ma Povia non le dice apertamente le cose. Se l’avesse fatto non sarebbe potuto andare a Sanremo (forse). Fa una cosa diversa, che è poi quel che fanno i creazionisti.
In due parole: strategia del cuneo (ne avevamo parlato qui).
Sfrutto il pensiero comune, magari non detto, che l’omosessualità sia una roba che ti viene e che i rapporti omosessuali siano un po’ malati e alla fine ti ho detto quello che volevi sentirti dire, ma sono inattaccabile perchè ho fatto solo un esempio. Anzi, se mi attacchi fai tu la figura di quello che se la prende per niente. Non ti dico che tutti i gay sono gay perchè hanno un padre alcolizzato e assente e una madre opprimente, però a Luca è capitato così. Non ti dico che l’omosessualità è una malattia, ci mancherebbe, si può essere felici anche così. Però si può cambiare. Luca ci è riuscito e anche io ci son riuscito. Non ti dico che quelle omosessuali son relazioni di solo sesso, ma a Luca è capitato così, mentre adesso ama lei.
E via così a botte di frasette, battutine, insinuazioni e alla fine quel che passa è che c’è poco da fare, diventi gay se mamma ti vestiva da femmina e/o se papà di picchiava e alla fine, fa’ quel che vuoi, se vuoi rimanere così rimanici, ma sappi che la serenità è un’altra cosa.
La strategia del cuneo è uno strumento invincibile e ultimamente va per la maggiore. E se ci pensate gli esempi anche nelle cronache di queste settimane sono moltissimi. I dubbi insinuati sulla reversibilità di certe condizioni patologiche facendo saltare fuori il miracolato di turno (che magari non c’entra, magari non era uno stato vegetativo permanente, ma un qualcosa di diverso, ma non importa); i dubbi insinuati sulla voglia di liberarsi di una persona malata perchè non ce la si fa più “dopo tanti anni è comprensibile“, i dubbi su una volontà espressa molti anni fa e che potrebbe essere cambiata nel frattempo perchè “c’è un caso di una signora in Francia che aveva fatto testamento biologico e adesso l’ha stracciato“… e così via, senza preoccuparsi troppo che le affermazioni abbiano un fondamento. Quel che importa è il dubbio, perchè ogni dubbio è un cuneo e un cuneo alla volta il muro prima scricchiola e poi crolla.
E funziona.
