Posts Tagged ‘strategia del cuneo’

e forse anche il piccione

giovedì, febbraio 26th, 2009

Che cosa accomuna Povia, l’Intelligent Design e il testamento biologico?
C’è poco da fare. Passo il tempo a cercare cose intelligenti da scrivere qua sul blog. Mi piacerebbe fare come quelli che citano Kuhn e Imre Lakatos con la naturalezza con cui si parla, chessò, di chi ha vinto Sanremo… ma alla fine riesco a trovare interesse solo per le divagazioni nazionalpopolari. Una volta un professore di quelli veri, di fronte alla mia richiesta di soldi e spazi, mi ha detto “forse qualcosa, per quelle cose basse che piacciono a te, è rimasta…”.

Ecco.
Ieri sera il Professor Cuorcontento mi ha riportata alle mie cose basse suggerendomi un parallelismo tra i creazionisti (sempre loro, lo so, sono quasi monotematica) e Povia.
Mentre nelle serate del Festival ascoltavo la canzone incriminata e leggevo i commenti sui vari blog c’era qualcosa di strano che non mi tornava. Perchè tutto ’sto casino se quello è solo il racconto di una storia? Un caso fra tanti, che da un punto di vista statistico non vuol dire nulla. Povia non ha detto “tutti quelli che eran gay adesso stan con lei“. Povia parla di Luca, un Luca qualsiasi tra milioni di Luca nel mondo. Un Luca che ha avuto un’infanzia difficile, un padre alcolizzato e assente e una madre opprimente. Luca trova un uomo che gli fa battere il cuore. Ma Luca non è sereno, la loro diventa una relazione puramente fisica, i due si tradiscono e Luca pensa al padre, pensa alla madre e soffre. Soffre fino a quando ad una festa incontra lei, la sposa, ci fa un figlio, perdona i genitori e trova la serenità. Nessuna malattia, nessuna guarigione. Solo la vita che ti porta a incontrare persone da amare e persone che credi di amare e invece non ami.

Ma allora perchè quando la sento provo disagio? Perchè Grillini s’è incazzato e Benigni gli ha dedicato il gran finale del suo monologo?

Poi ho capito.
L’altra sera a Porta a Porta, stuzzicato da un Vespa come sempre eccitato dalle polemiche, il nostro ha commentato la lettera di Wilde (recitata da Benigni) come bellissima, “anche se si dice che la madre di Oscar Wilde volesse una bambina e lo vestisse da femmina“.

Tutto chiaro. Per Povia, omosessuali si diventa, soprattutto se ti capita un padre alcolizzato e assente e una madre opprimente. Non si guarisce perchè non è una malattia, ma si può cambiare perchè in fondo quella non è il modo giusto di far le cose. Luca ci è riuscito e adesso è sereno. Anche Povia ci è riuscito e adesso è sereno. Ma Povia non le dice apertamente le cose. Se l’avesse fatto non sarebbe potuto andare a Sanremo (forse). Fa una cosa diversa, che è poi quel che fanno i creazionisti.

In due parole: strategia del cuneo (ne avevamo parlato qui).
Sfrutto il pensiero comune, magari non detto, che l’omosessualità sia una roba che ti viene e che i rapporti omosessuali siano un po’ malati e alla fine ti ho detto quello che volevi sentirti dire, ma sono inattaccabile perchè ho fatto solo un esempio. Anzi, se mi attacchi fai tu la figura di quello che se la prende per niente. Non ti dico che tutti i gay sono gay perchè hanno un padre alcolizzato e assente e una madre opprimente, però a Luca è capitato così. Non ti dico che l’omosessualità è una malattia, ci mancherebbe, si può essere felici anche così. Però si può cambiare. Luca ci è riuscito e anche io ci son riuscito. Non ti dico che quelle omosessuali son relazioni di solo sesso, ma a Luca è capitato così, mentre adesso ama lei.
E via così a botte di frasette, battutine, insinuazioni e alla fine quel che passa è che c’è poco da fare, diventi gay se mamma ti vestiva da femmina e/o se papà di picchiava e alla fine, fa’ quel che vuoi, se vuoi rimanere così rimanici, ma sappi che la serenità è un’altra cosa.

La strategia del cuneo è uno strumento invincibile e ultimamente va per la maggiore. E se ci pensate gli esempi anche nelle cronache di queste settimane sono moltissimi. I dubbi insinuati sulla reversibilità di certe condizioni patologiche facendo saltare fuori il miracolato di turno (che magari non c’entra, magari non era uno stato vegetativo permanente, ma un qualcosa di diverso, ma non importa); i dubbi insinuati sulla voglia di liberarsi di una persona malata perchè non ce la si fa più “dopo tanti anni è comprensibile“, i dubbi su una volontà espressa molti anni fa e che potrebbe essere cambiata nel frattempo perchè “c’è un caso di una signora in Francia che aveva fatto testamento biologico e adesso l’ha stracciato“… e così via, senza preoccuparsi troppo che le affermazioni abbiano un fondamento. Quel che importa è il dubbio, perchè ogni dubbio è un cuneo e un cuneo alla volta il muro prima scricchiola e poi crolla.

E funziona.

di elettroencefalogrammi e cunei

mercoledì, settembre 3rd, 2008

Al brucio, di ritorno dalle vacanze.

Sull’Osservatore Romano di questi giorni un fondo ha fatto e farà parlare. Se ne scrive su Repubblica, Corriere, Stampa e Unità (e qui anche i video di Radio Capital).
La storia è circa questa. Lucetta Scaraffia, storica, vicepresidente dell’Associazione Scienza e Vita e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, chiede che vengano riviste le modalità di accertamento della morte. Sono passati 40 anni esatti dal Rapporto di Harvard con il quale è stato introdotto il criterio di morte cerebrale (prima la morte veniva accertata solo in seguito ad arresto cardiocircolatorio) ed è ora, secondo Scaraffia, di rivedere la questione. Perché? Be’, perché la scienza ha fatto passi avanti, ha dimostrato che “la morte cerebrale non è la morte dell’essere umano” e forse forse aveva ragione chi pensava che quella definizione di morte lì “più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall’interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare“.

Affermazioni pesanti, che insinuano (neanche tanto velatametne) il dubbio che la gente venga fatta morire, riprendendo, tra l’altro, un’uscita infelice di qualche anno fa dell’attuale Pontefice secondo il quale: “Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma “irreversibile”, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d’organo o serviranno, anch’essi, alla sperimentazione medica (“cadaveri caldi”)“.
Il Vaticano corre ai ripari e rilascia una dichiarazione nella quale prende le distanze: “Il testo dell’Osservatore Romano è un interessante e autorevole articolo firmato dalla signora Lucetta Scaraffia, ma non può essere considerato una posizione del magistero della Chiesa“.

I commenti sono tanti, da quelli preoccupati di medici e responsabili dei centri trapianti che sanno che affermaizoni del genere provocheranno un calo di donazioni a quelli più pungenti dei bioeticisti, come Maurizio Mori, che vedono nell’uscita dell’Osservatore un tentativo di “bloccare il caso Englaro e fissare barriere alla legge sul testamento biologico che sarà tanto restrittiva da essere inutilizzabile“.

Ieri, tra amici, se ne parlava ed è uscito che tutto questo ricorda molto la strategia del cuneo (qui, in inglese) adottata dai neocreazionisti americani. Questa strategia consiste nel trovare prove (cunei) da infilare nelle crepe della teoria dell’evoluzione per farla crollare agli occhi della gente. Appena vedono una qualche debolezza (che può essere concreta o apparente, tipo una discussione tra due scienziati) ci si infilano e allargano. Ovviamente dal punto di vista scientifico non hanno seguito, ma quel che importa loro è far credere che quella scienza lì vacilla e allora tanto vale insegnare anche altri “punti di vista” (teach both, insegnamoli entrambi, come dice la neo-vice di McCain).
Nel caso in questione, la strategia è simile, anche se un po’ più spregiudicata.
Visto che la scienza non può oggettivamente stabilire il preciso momento in cui inizia una vita, né quello in cui finisce, ci si infila proprio in quei punti lì con cunei, anche qui, abbastanza privi di valore scientifico e si insinuano dubbi. Non importa quali dubbi, basta che ci siano, dall’idea che i “cadaveri caldi” vengano usati per la ricerca o come fabbriche di organi, all’idea che dei genitori vogliano “liberarsi” di un figlio venuto male o troppo malato.

Funzionerà? Nell’attesa di scoprirlo, fatevi un giro sul sito dell’AIDO.