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sono sicura che là combinerò qualcosa

martedì, luglio 27th, 2010

dove il “qualcosa” è questo:

e il “là” è qua:

Ci sentiamo al ritorno. E al primo che indovina (ma ci vogliono i dettagli) il soggetto del “qualcosa” una copia in omaggio, quando uscirà.

Buone vacanze!

ESOF: un bilancio

venerdì, luglio 9th, 2010

È finita. Due anni di lavoro evaporati in pochi giorni, come quando butti l’azoto liquido per terra. Tanto fumo e poca sostanza. L’impressione nostra è che ESOF sia un carrozzone privo di identità, che atterra come le astronavi di Mars Attacks e che si preoccupa poco di coinvolgere il territorio.

Così come a Barcellona, anche qui a Torino non si è capito se ESOF sia un congresso scientifico o un convegno sulla comunicazione della scienza o un Festival di divulgazione scientifica. E la formula dell’essere tutte e tre le cose non può funzionare perché poi il risultato è quello di avere relazioni scientifiche da livello GiovedìScienza, che van bene per un pubblico generico e non pagante, ma deludono gli addetti ai lavori che hanno pagato centinaia di euro; tranne qualche rara iniziativa (proposta però dall’esterno da alcuni “giovani” comunicatori) l’approccio comunicativo era abbastanza vecchiotto e, come dice chiaramente Nico Pitrelli nel suo blog, era più una celebrazione della scienza, che non una analisi (come forse avrebbe dovuto e potuto essere); per quel che riguarda la parte di outreach, che è quella che abbiamo vissuto più da vicino, il risultato finale era inferiore alle attese. Molte proposte hanno dato buca per mancanza di fondi, si è andati tutti al risparmio con risultati spesso deludenti.

Per darvi un’idea concreta, la mostra del CICAP che abbiamo allestito con un budget di qualche centinaio di euro era una delle proposte che si presentavano meglio in piazza. La maggior parte degli stand era vuoto, con allestimenti ridotti all’osso, qualche giochetto da scienza in piazza e poco più. Certo, c’erano cose grosse tipo la mostra Bioteche o Accendi il cervello o gli Esploratori dell’Universo, ma si parla di grossi enti che hanno investito centinaia di migliaia di euro. Le piccole realtà che fanno comunicazione della scienza usando linguaggi nuovi e sperimentando non hanno avuto spazio ed è un grosso peccato.

Sappiamo tutti che organizzare un evento del genere non è semplice e che quindi criticare e basta non serve a molto, ma dopo l’esperienza di Barcellona e le numerose chiaccherate fatte speravamo che i problemi riscontrati là venissero in qualche modo risolti qui.

Ad esempio, coinvolgere le realtà locali, anche quelle piccole, nell’organizzazione pratica dell’evento e nella stesura del programma scientifico avrebbe probabilmente migliorato la qualità media della manifestazione. Chiedere ai genovesi del Festival della Scienza di occuparsi della gestione della parte di outreach avrebbe evitato molti problemi abbastanza banali ma che hanno bloccato alcuni gruppi (per dire, noi a un giorno dall’inizio dell’evento ci siamo trovati senza una delle due pareti dello stand). Chiedere a chi fa ricerca nel campo della comunicazione della scienza avrebbe evitato un approccio celebrativo che oltre a essere vecchio è anche sbagliato. Fornire gli animatori gratis, come alla maggior parte dei festival scientifici, avrebbe permesso di investire d più sugli allestimenti, oltre che di crearsi un “parco animatori” formati da sfruttare per le iniziative future. Dare qualche soldo ai singoli progetti avrebbe permesso di averne di più e meno risicati.

Quello dei soldi è, come spesso accade, uno dei problemi principali. Se la manifestazione (ESOF) non finanzia i singoli progetti e se il principale sponsor di questo genere di progetti (la Compagnia di San Paolo) decide di finanziare solo l’organizzazione e non le singole attività, chi non ha a disposizione somme di denaro da dedicare alla comunicazione si trova tagliato fuori. Ci si è trovati in una situazione di intasamento generale con la fila fuori dagli altri sponsor per chiedere due soldi che in genere non sono sono stati dati se non in misura davvero risibile. E alla fine, facendo due conti, se avessero dato 2 mila euro a ogni attività se la sarebbero cavata con 40-50 mila euro che probabilmente è quello che è stato speso per il party della stampa alla Mole Antonelliana (o  magari no, ma è una cifra ridicola nel conto complessivo della manifestazione).

Anche qui, bisogna decidere per il futuro se prediligere la parte scientifica e allora concentrarsi bene e seriamente sul programma o se invece dar spazio all’outreach e, però, finanziare i progetti. Pretendere di avere mostre o laboratori di qualità senza investirci denaro può essere una scelta furba se funziona, ma l’esperienza di due edizioni dice che non funziona.

Detto questo è stata un’esperienza bella e memorabile, ma per i rapporti umani, le chiaccherate, le nuove conoscenze, i momenti di crisi nera e quelli di festa sfrenata.

La domanda che adesso ci facciamo è: che cosa rimarrà? Riusciremo a concretizzare l’eredità di ESOF così come è stato per le olimpiadi? È davvero solo fumo?

Ed è di nuovo ESOF: il nostro programma

lunedì, giugno 28th, 2010

Vi abbiamo detto che quest’anno le cose in ballo sono molte. Ecco qui il calendario definitivo delle attività che ci vedono in qualche modo coinvolti.

Bioteche

Bioteche invitoUna mostra sulle biotecnologie tra scienza e arte, frutto di un anno e mezzo di coesistenza dei divagatori con sei artisti che hanno creato opere sulla base delle suggestioni nate nel corso delle chiaccherate fatte. Un esperimento sociologico più che una mostra scientifica.

Abbiamo cercato di usare un approccio storico: la manipolazione della natura a partire dal Neolitico, la scoperta del DNA e della possibilità di modificarlo, l’epoca d’oro delle grandi promesse del biotech, la comparsa dei problemi e le prime delusioni, fino ad arrivare all’ibridazione dei nostri giorni, che di biotecnologie sono intrisi. Gli artisti hanno fatto il passetto in più del coinvolgimento emotivo. Paure, speranze e, si spera, esorcismi.

La Fondazione per le Biotecnologie ha organizzato e finanziato tutto il progetto. La mostra la trovate al Museo Regionale di Scienze Naturali in via Giolitti, dal 3 al 29 luglio (orari di apertura del Museo). Si inaugura il 3 alle 18 e forse c’è il buffet. Se siete in zona fateci un salto.

Bioteche – i laboratori

Accanto alla mostra, sempre al Museo ci sono un certo numero di laboratori organizzati dal circuito dei Life Learning Center. Il programma è denso e ci sono attività per grandi e piccini. Alcuni sono nostri (Sulle tracce del DNA e Biologia creativa), altri meno, ma, anche qui, fateci un salto. Li trovate elencati qui.

Indagare i mysteri per capire la scienza (e viceversa)

Indagare i mysteri per capire la scienza (e vice versa)Progettata assieme al prof. Cuorcontento, la mostra sui vent’anni di indagini del CICAP, è una riedizione di quella che avevamo presentato al Festival della Scienza di Genova. L’obiettivo è sempre il nostro: raccontare la scienza usando i mysteri come spunto.

Ci trovate in Piazza Castello, tra le fontane e la cancellata, dal 2 al 7 luglio (orari di ESOF: 17.30-22.30). Ogni ora, nello spazio accanto alla mostra, faremo delle pillole di conferenze con grande spazio per la discussione. Se passate da quelle parti, buttate un occhio al “menu del giorno”.

ExEx – Extreme Experiments

Questa è una segnalazione di riporto, perché è la mostra del prof. con grafiche e allestimento del marinaio. È un bell’esperimento perché per una volta si parla degli esperimenti dei fisici raccontando i luoghi nei quali vengono fatti. E in genere son luoghi meravigliosi con nomi geniali. Tra tutti, il preferito della divagatrice, è Super-Kamiocande. La trovate nel cortile del Rettorato in via Po 17, 2-15 luglio.

Praeter Naturam – Tavola rotonda

La divagatrice farà la parte della scienziata nella tavola rotonda organizzata in occasione della mostra di Brandon Ballengee al PAV (visitabile dal 6 luglio).

Ballengee è un artista/biologo o un biologo/artista che lavora su esemplari di anfibi malformati per cercare di ragionare su evoluzione, biodiversità e, ovviamente, ambiente in generale. La divagatrice sta pensando di utilizzare il suggerimento del suo amico Fox e intitolare il suo intervento: “Disabilità e biodiversità: sfiga, sfida o necessità?

Al Museo Regionale di Scienze Naturali in via Giolitti, lunedì 5 luglio alle 18.30. Brandon Ballangee, Jens Hauser e Beatrice Mautino; modera Claudio Cravero.

e dove corra il tempo chi lo sa*

lunedì, giugno 14th, 2010

Si ascolta molta musica, ma c’è sempre un cantante che accompagna una vita. Per la vita della divagatrice quel cantante è il Guccio che oggi compie gli anni e quindi questo blog si concede una dedica. Questa che è “una canzone strana, particolare, vecchissima, decana, forse la più antica di quelle che ho scritto.. o almeno, di quelle che canto perché ho scritto canzoni immonde”.

E incidentalmente è una delle preferite di sempre della divagatrice (il che la dice lunga sul suo umore quadratico medio…).

*citazione di chiusura della tesi di laurea della divagatrice, dal titolo evocativo “Effetti di neureguline ricombinanti su neuroblasti di roditore, in vitro”

un anno fa

sabato, giugno 12th, 2010

a un anno di distanza e dopo essere stati là, be’, fa ancora più effetto.

ESOF: qualche aggiornamento

lunedì, giugno 7th, 2010

Che cos’hanno in comune il poliplat, la tecnologia dell’umiltà di Sheila Jasanoff e i semi di narciso? La risposta è semplice ed è sulla bocca di chiunque si occupi di comunicazione della scienza per mestiere a Torino e dintorni: ESOF.

Tra un mese Torino sarà la capitale europea della scienza e per cinque giorni sarà invasa da mostre, exhibit, laboratori, conferenze ed eventi a carattere scientifico, ma andiamo con ordine.

Il poliplat servirà probabilmente per l’allestimento della mostra del CICAP. Vi ricordate della mostra che avevamo progettato per il Festival di Genova? Ecco, ne stiamo mettendo su una simile appositamente per ESOF. Al solito, il budget è ridotto al minimo (avete dieci euro da prestarci?) e quindi ci si ingegna a produrre cose esteticamente piacevoli, comunicativamente efficaci con materiali scarsi… Siamo alla ricerca di volontari per quei giorni, giovani e meno giovani, cicappini, ma anche no, che vogliano passare una settimana a Torino ospitati da qualcuno di noi facendo qualche turno alla mostra. In cambio la tipica ospitalità piemontese, un ambiente culturalmente stimolante, un accredito per andare a sentire le conferenze e molte birre serali. Se siete interessati scriveteci.

Sheila Jasanoff è una sociologa della scienza americana, molto tosta che lavora sulla scienza controversa e dibattuta. I divagatori passano le giornate compulsando i suoi saggi alla ricerca di ispirazione… Siamo stati incaricati di occuparci della parte scientifica di una mostra sulle biotecnologie tra scienza e arte che starà per tutto il mese di luglio al Museo di Scienze Naturali di Torino. Se capitate da quelle parti veniteci a trovare. La mostra di chiamerà Bioteche e oltre ad aver trovato un titolo decisamente figo, stiamo cercando di costruire un percorso scientifico di scoperta delle biotecnologie che non sia banale, ma nemmeno scorretto. Il tutto districandosi tra le creazioni degli artisti che accompagneranno il visitatore in un “viaggio all’interno del mondo delle biotecnologie”. Vedremo… al momento probabilmente le decine di saggi letti si tradurranno in una frase finale. Quelle cose che uno legge la frase e dice “non si capirà mai”, poi passa due settimane a studiare per poi arrivare alla conclusione che quella stessa frase lì è proprio quello che serve e finire con un “ecco, perfetto”.

Ah, manca il narciso. Ecco i semi di narciso servono per una delle opere e se non vi è mai capitato di chiamare un vivaio per chiedere se vendono semi di narciso fatelo, è un’esperienza formativa. Probabilmente la richiesta di semi di marijuana avrebbe prodotto meno “cosa? Ma è proprio sicura? E a che le servono?”… abbiamo imparato che i narcisi si vendono solo nella forma di fiore reciso, pianta in vaso o bulbo. La vendita dei semi non è contemplata. Così come non è contemplata la conservazione dei semi di narciso negli orti botanici (del Piemonte, almeno). Anche qui, se avete per caso conservato i semi dei vostri narcisi scriveteci, non lo riveleremo a nessuno.

Ed è tutto. Vi avevamo detto che a ESOF se tutto fosse andato bene ci avremmo portato Sunrise|One, il trimarano ecologico progettato dal marinaio e fulcro di “uno dei progetti più belli tra quelli presentati”, ma le cose non sempre vanno bene.

Nell’attesa ecco il video di presentazione di ESOF, molto ggiovane…

con quella faccia un po’ così

mercoledì, maggio 12th, 2010

che abbiamo noi che abbiamo visto Query…

Ok, sta iniziando ad arrivare nelle case degli abbonati. Quindi, se l’avete già ricevuta, che ve ne pare?

Query, la scelta del nome

mercoledì, maggio 5th, 2010

Iniziamo dal nome. Non è semplice scegliere un nome. Un nome è un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita, anche se sei una rivista. Anzi, se sei una rivista il tuo nome deve voler dire qualcosa, dev’essere evocativo e non deve imbarazzare né chi va in edicola a comperarti né chi lavora per te. Per qualche tempo s’era pensato a Quirk perché “quirk” in inglese vuol dire strambo e bizzarro e poi c’era un bel riferimento a Quark, ma Lorenzo si è (giustamente) rifiutato di diventare il direttore, anzi, il “dirittiri” di Quirk. E quindi, dopo molti scambi di mail, discussioni infinite sulla scelta della lingua (italiano o inglese? Qualcuno aveva anche proposto nomi in greco e latino), del numero di parole, del messaggio che si voleva far passare, dalla mente della divagatrice – sì, la colpa è mia – è nato Query.

Query che vuol dire ricerca, domanda, interrogativo, ma più che altro ricerca. In informatica una query è una ricerca in un database, magari fatta di aspettative, pregiudizi, previsioni giuste e sbagliate, ma che alla fine vengono sempre confrontati con dati e risultati.

E noi siamo così. Un po’ spigolosetti come il suono di Query quando lo si sente per la prima volta. Con un grosso database a disposizione e molte ricerche ancora da fare. Abbiamo molti pregiudizi e pensiamo anche che siano giusti, per citare una nota frase del prof., ma alla fine, quel che conta è quel che esce dai dati. O almeno ci proviamo.

Il resto, la scelta dei temi, l’approccio comunicativo e il progetto grafico sono arrivati di conseguenza, ma ne parleremo poi. Adesso vi incollo, in anteprima, l’editoriale del direttore che compare sul primo numero. Buona lettura.

La nuova rivista che avete per le mani viene da lontano. Nasce 22 anni fa, come foglio semiclandestino e artigianale, che
aveva lo scopo di tenere in contatto quanti erano interessati alla nascita di un comitato italiano che si occupasse di paranormale e misteri con un approccio finalmente scientifico. Cresce e si sviluppa grazie all’energia e alla competenza di Massimo Polidoro, che trasforma un bollettino ad uso interno in una rivista a tutti gli effetti, Scienza&Paranormale, capace anche di generare
nuove idee e pubblicazioni: i Quaderni del CICAP prima, Magia e i Quaderni di Magia poi.
Si sarebbe potuto continuare così, forse con qualche piccolo aggiustamento, ma in molti sentivamo da qualche tempo l’esigenza di un cambiamento.
Poi è arrivata l’assemblea dei soci CICAP dello scorso anno a Torino e lì è maturata l’idea di percorrere vie nuove, per provare a comunicare in maniera più efficace, aprendoci alla possibilità di venire in contatto con un pubblico più ampio. Ecco allora il nuovo nome, Query, che esprime il progetto di una rivista capace di fare domande, di seminare dubbi, ma anche di raccontare cosa vuol dire fare ricerca. Ecco la nuova grafica, con l’obiettivo di avvicinare lettrici e lettori e di incuriosirli ai contenuti degli
articoli. Ecco la nuova periodicità trimestrale, per consentirci di lavorare a un prodotto di qualità, nei vincoli imposti anche dal fatto che si tratta pur sempre di un’operazione costruita sull’impegno volontario (e, lasciatemelo dire, straordinario) di persone che si dedicano con passione e intelligenza a un progetto culturale.
Ora che siamo arrivati in porto il giudizio è nella mani di voi che leggete. Ci sono ancora tante cose che possono essere migliorate e magari anche veri e propri errori, ed è giusto che quel senso critico che richiamiamo sempre sia rivolto in primo luogo verso il nostro stesso lavoro.
Se però, come spero, questa rivista vi piacerà, allora aiutateci a farla conoscere: parlatene, mostratela ad amici, colleghi di studio e di lavoro, insomma fatela girare, perché solo in questo modo comincerà a vivere pienamente.
Lorenzo Montali

ceci n’est pas une… Sindone

venerdì, aprile 23rd, 2010

Gigi Garlaschelli è un bel tipo. Sembra uscito da un giallo avventuroso (e infatti un giallo avventuroso con un protagonista che gli assomiglia l’ha scritto). Caratteriale, suscettibile, scontroso, pieno di manie e fissazioni, dall’aspetto caratteristico, pieno di oggetti che messi addosso ad una persona “normale” fan sembrare un pirla e invece usati da lui contribuiscono a creare quell’alone di fascino che lo avvolge.

Gigi da qualche tempo s’è messo in testa di capire come è stata fatta la Sindone e, come spesso accade al CICAP, ha anche provato a rifarla (seguendo tutti i “sacri crismi”, ovviamente).

Il risultato è sorprendente.

Ce lo racconta in questa intervista (prima di una lunga serie di interviste fatte assieme al prof. SC per la nuova rivista).

PS: è la prima. Si può fare di meglio, lo sappiamo.

Comunicare Fisica con tre piccioni

venerdì, aprile 16th, 2010

presentazione a ComunicareFisica 2010Ieri il prof. ha portato a ComunicareFisica 2010 questa presentazione che è il frutto di qualche anno di lavoro fatto assieme. Certo, il fatto che anni di lavoro siano rappresentati da tre piccioni fa un po’ chiedere “ma che diavolo di lavoro fate?”. Bella domanda, ce l’aspettavamo.

Lascio al mio saccente compare il compito di fare il commento delle singole diapositive. Ha già cominciato qui e ha minacciato di continuare nei prossimi due o tre post. Se lo conosco bene tra un po’ tirerà fuori una lavagna. Prendete appunti e, quando vi guarda, annuite… ci tiene.

Il bignami di tutta la faccenda è che a un certo punto ci siamo resi conto che i mysteri (quelli alla Voyager, per intenderci) potevano non solo essere smontati, facendo quello che viene chiamato debunking (primo piccione), ma potevano essere ribaltati e usati per fare altre due cose fondamentali. Da un lato potevamo usarli per spiegare qualche concetto scientifico (secondo piccione) e qui l’esempio classico è quello della pirobazia usata per spiegare agli studenti la conducibilità termica (dopo aver camminato su un letto di braci a 800 gradi non se la scordano più…); dall’altro potevamo usarli per cercare di raccontare come funziona la scienza (terzo piccione) e quindi contribuire alla diffusione di quello spirito critico che sta scritto nello statuto del CICAP.

Ora, questa cosa ci piace proprio e dal primo banchetto improvvisato del 2005 siamo arrivati ad avere una mostra seria (della quale abbiamo parlato qui) che tra qualche tempo potrete visitare a Torino, qualche laboratorio che speriamo di riuscire a strutturare meglio e un progetto per un libro (a sei mani con l’ingegnere) che se tutto va bene potrete regalare per Natale a tutti i vostri amici.

E il fatto che il prof. abbia messo “prime esperienze” di fianco al titolo mi fa ben sperare per il futuro… ;)

credit: i piccioni, così come il progetto grafico della mostra (e molte altre cose piacevoli) sono del marinaio.