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e un altro Steve è andato…

mercoledì, gennaio 13th, 2010

Non so se sapete del Progetto Steve. E’ una cosa che gli americani del NCSE si sono inventati per rispondere ai creazionisti che dicevano di avere centinaia centinaia di scienziati dalla loro parte. Il succo del progetto è circa questo: se giochiamo a fare a chi ha la lista più lunga, vediamo un po’ quanti sono gli scienziati che supportano la teoria dell’evoluzione.

Ma visto che vincere così sarebbe stato troppo facile, all’NCSE han deciso di restringere il campo e limitare l’adesione ai soli scienziati che fanno Steve (o simili) di nome, in onore del grande Stephen Jay Gould.

E quindi se uno si chiama Steve, Stefano, Stefania, Etienne, ecc. può andare sul sito, iscriversi e entrare nel magico mondo degli Steve.

Inutile dire che la lista dei soli scienziati Steve supera di molto quella degli scienziati (con tutti i nomi) creazionisti, ma poco importa. Quello che importa davvero è che la divagatrice avrebbe voluto essere una di loro, avere la maglietta, ricevere le mail, essere citata nelle conferenze. Ma niente.  Mannaggia a Dante e alla Divina Commedia che le hanno impedito di realizzare il suo sogno…

Ma poi sono arrivati prima il prof. che un giorno le ha detto “ehi, ma io posso essere uno Steve” e qualche ora dopo era lo Steve #807 e poi il marinaio…

Poco prima di Natale una divagatrice priva del senso del pudore scriveva questa mail a Glenn Branch dell’NCSE:

Dear Glenn,
I’m an italian biologist working in the field of Science Communication. I have a request for you: I couldn’t be a Steve (divagatrice is in general a nice name, but,  unfortunately, not in this case…), but il marinaio could and I wish to make him an unusual gift for Christmas.
He has a PhD, works at the University of Genoa and, obviously, strongly supports evolution.
Is it possible to turn him into a Steve?

Branch deve aver pensato di trovarsi di fronte ad una malata di mente, ma ha risposto:

Dear divagatrice,
Thanks for your e-mail and your interest in Project Steve.
Since being listed as a Steve requires assent to the Steve statement, we can’t really add someone without his or her knowledge and consent.
But please feel free to urge him to get in touch and ask to be added to the list.

stevometro

E quindi il marinaio gli ha scritto (certo, la sorpresa è venuta meno, ma d’altronde è giusto così), ha aderito al progetto ed è lo Steve #1129 (lo vedete qua di fianco cliccando sullo Steveometro).

Chissà se per una sorta di proprietà transitiva dopo aver di fatto creato due Steve posso considerarmi un po’ Steve anche io…

stornello di Natale

mercoledì, dicembre 23rd, 2009

E’ un Natale strano e lo è da qualche mese. Cioè, è da qualche mese che la divagatrice sente di vivere in un periodo strano.

Qualche sera fa col marinaio siamo andati a vedere Quella volta lì avevo venticinque anni un inedito di Gaber/Luporini e interpretato da Bisio. Come molti spettacoli di Gaber anche questo è un monologo amaro, densissimo e commuovente. Che sarà la vicinanza alle feste, sarà che poco prima avevamo visto assieme il Canto di Natale in versione Disney, ma alla fine sono uscita da lì con l’idea che quello fosse un canto e che i Signor Scrooge della situazione fossimo tutti noi, la società.
Gaber ripercorre la storia dell’Italia, dal dopoguerra ad oggi e finisce con una riflessione molto amara su quello che siamo diventati (dove ci ha portato il mercato, la corsa sfrenata al consumo, una politica sempre più populista e sempre meno lungimirante) e sul dove rischiamo di finire (e questo non ve lo dico per non spoilerare… andatelo a vedere, se lo rifanno).

Li ho capito che cos’era quella stranezza che percepivo nell’aria. E’ la stranezza data dalla necessità di cambiamento. Capita a tutti, credo. Tipo: siete mai stati piantati all’improvviso dopo anni di fidanzamento/matrimonio? Ecco, quello che si dice sempre è che è successo tutto di colpo, che non c’erano segnali, che il maledetto traditore (senza offese per nessun maledetto traditore…) se ne è andato così da un giorno all’altro, ecc. In realtà i segnali ci sono sempre e si passano periodi anche lunghi a volte, nei quali si percepisce una stranezza, si sa che bisognerebbe fare qualcosa, ma non si sa cosa. Qualcuno riesce a essere più sveglio di altri ascolta i fantasmi che gli fanno visita e prova a risolvere la situazione. I più (e la divagatrice è tra questi) cascano dal pero.

Ecco, in questo strano periodo di aria strana capita che si senta la necessità di cambiare. E le cose stanno cambiando, in piccolo e lentamente, come è giusto che sia, perchè quando si vuole trasmettere un messaggio è importante che il mezzo usato per lanciarlo sia coerente col messaggio stesso.

E, per una volta, quelli che cascano dal pero potremmo non essere noi.

Buon Natale a tutti.

vita da divagatore (precario): i finanziamenti

giovedì, novembre 19th, 2009

Vi ricordate del Festival di Genova? Ecco, lì come CICAP abbiamo presentato una mostra e un laboratorio. Non è per tirarsela, ma entrambe le cose hanno riscosso un certo successo e non solo di numeri.

La divagatrice non è mai stata molto attenta alle mostre, si stufa in fretta e trova noiose la maggiorparte delle attività di laboratorio. Non ha mai retto l’hands-on classico, non sopporta i giochini domanda/risposta, difficilmente va oltre la terza riga di spiegazione e proprio per questo è sempre particolarmente attenta alle facce di chi partecipa alle cose che organizza lei.

(qui la galleria completa, foto di Stefano Grande)

Con stupore ha visto molte facce stupite. C’erano domande, c’era interazione, c’era molto gioco e divertimento.
E cosa vuoi di più? Ecco… vorrei dei soldi.

Vorrei che la più grande compagnia bancaria torinese alla quale quattro mesi fa avevamo presentato richiesta di finanziamento per quelle cose lì e altre che avremmo voluto fare a ESOF non ce l’avesse cassata senza dare spiegazioni.
Vorrei che non mi venisse detto di andare a vedere sul sito quali sono le finalità della suddetta compagnia, perchè poi sul sito ci trovo scritto grosso come una casa “diffusione della cultura scientifica”.
Vorrei che ci fosse un minimo di coerenza fra gli studi teorici finanziati su scienza&società e le iniziative pratiche di divulgazione. Perchè va bene dire che il PUS è morto, ma poi bisogna anche smettere di dare i soldi alle iniziative di quel tipo, no? Perchè io non vorrei trovarmi ad organizzare simposi o pompose conferenze pur di sopravvivere e trovare fondi. Piuttosto cambio mestiere.

Mi piacerebbe che per una volta qualcuno avesse voglia di investire su un qualcosa di un po’ matto, ma che magari permette di avvicinare alla scienza persone che guardano Voyager pensando che quella sia la scienza vera.

C’è qualcuno là fuori che ha qualche idea? No, perchè qui le abbiamo finite.

E poi dicono che siamo finanziati dalla CIA… magari!

quelle che… abbiam perso la Persia

giovedì, giugno 18th, 2009

La divagatrice e la neuroscienziata alla fine si sono messe d’accordo. Fatti annusare ai topi tutti i profumi e chiusi tutti i progetti in scadenza una mattina di qualche tempo fa, nell’ufficio della neuroscienziata, hanno comprato i biglietti e iniziato la procedura per avere il visto. Chiedi a questo, chiedi a quello, versa 30 euro a quest’agenzia e versane 60 a quell’altra. Poco dopo è iniziata la raccolta di cose strambe dagli amici: la cintura salvasoldi, il camicione nero sformato che aveva comprato l’amica quella volta che si sentiva un mostro e la sciarpina nera da mettere in testa ma vedi di portarla indiero che ci tengo.
I genitori alla fine si erano anche convinti. Il babbo della divagatrice aveva visto Alle Falde del Kilimangiaro e sapeva tutto delle cupole di Isfahan, della tomba di Ciro, delle torri del silenzio di Yadz e la mamma della neuroscienziata, sfogliando la Lonely Planet aveva anche pensato di aggregarsi. Inoltre, Niloofar, l’amica iraniana di Facebook, raccontava di giovani che danzano nelle strade di Teheran, di clima molto positivo e di voglia di mandare a casa Ahmadinejad.

Un sogno.

Poi però è suonata la sveglia delle elezioni a pochi giorni dalla partenza. Vince Ahmadinejad e succede quello che vedete sui giornali. Improvvisamente i cellulari delle due aspiranti viandanti hanno iniziato a squillare senza sosta. Ma siete sceme? Ma la Svizzera non era meglio? Potevi andare a Rimini e trovarti un fidanzato invece che sbatterti lì, no? E la prossima volta che fai, vai in Yemen? No, tu in Iran in mezzo ai selvaggi non ci vai… e via così. E non si può nemmeno dire che son stereotipi, che in fondo è un posto tranquillo, che là è come stare qua, che sono solo esagerazioni, perchè là non è come sare qua, perchè le proteste ci sono davvero, perchè i giornalisti li han mandati via sul serio e le comunicazioni le han bloccate immediatamente.

E quindi, giù di news in continuazione, le twitterate da Teheran in homepage, mannaggia potevo imparare a leggere il farsi, pronto Farnesina? Si certo, possiamo anche non andare, ma è pericoloso? Ah, avvisiamo l’ambasciata, sì…

E quindi, alla fine, dopo giorni e giorni di pensieri, consigli e valutazioni, l’amico storico (nel senso che è un amico da una vita e che, incidentalmente, fa anche lo storico a Teheran) ci ha fatto sapere che là è tutto bloccato: no telefoni, no internet e no trasporti interni. Venite pure, non è pericoloso, ma rischiate di rimanere bloccate a Teheran per due settimane.

E quindi si rimane qua, almeno fino a quando non si sarà stabilizzata la situazione.
In uno dei prossimi post parleremo dell’importanza della comunicazione e dell’esplosione di Twitter (ne stanno parlando in tanti), ma per il momento andiamo a berci una birra riparatoria.

tutti al mare

venerdì, maggio 29th, 2009

Visto che il prof. continua a farci sapere dei suoi spostamenti, la divagatrice ha deciso di farvi sapere (anche se la cosa temo non vi interessi) che domani questa foto qua sotto potrebbe scattarla lei.

castiglione

Si va a Castiglione della Pescaia, in località Roccamare, con la neuroscienziata (ché la casa è della sua nonna), il divagatore e altri 6 personaggi (probabilmente in cerca d’autore).

La neuroscienziata si porta dietro il necessario per fare le correzioni a un paper sui suoi topi dal naso fino e i divagatori si portano dietro il necessario per cercare di chiudere i progetti per ESOF e preparare la prima lezione del corso di formazione per i tutor del Life Learning Center. Però, al momento, sono anche previsti una chitarra, un clarinetto, Jungle Speed (gioco francese diabolico in grado di trasformare la più mite pecorella nel più feroce degli orchi) e la Lonely Planet dell’Iran per studiare in vista del viaggio.

Cercheremo di conciliare il duro lavoro con l’allegro cazzeggio, certi che il Chianti saprà aiutarci nell’ardua impresa.

Buon ponte a tutti.

Primo Maggio: dove stare?

venerdì, maggio 1st, 2009

Manifestazione del Primo Maggio. I divagatori hanno cercato per un po’ di collocarsi nel corteo, ma, tra bandiere di partito, striscioni di scuole, centri sociali e sindacati, non hanno trovato nulla che fosse in grado di rappresentarli. E mentre si saltava da un posto all’altro la divagatrice ripensava al dialogo fra Giovanna Zucconi e Michele Serra sentito qualche sera prima al teatro Carignano per la Biennale Democrazia.

Serra raccontava che ogni mattina, appena sveglio, guarda le notizie su canale 5, segue meteo e oroscopo, poi scende, compra qualche quotidiano, guarda a scrocco la prima pagina di Libero e una volta risalito a casa, si mette a lavorare per l’Amaca di Repubblica. Quando nella lettura dei quotidiani trova una notizia che potrebbe essere interessante approfondire la mette da parte e ci ragiona su per tutta la settimana. Poi il lunedì, ogni lunedì, si sveglia, canale 5, meteo, oroscopo, giornali e prima pagina di Libero, risale e scrive la Satira Preventiva dell’Espresso. Ogni lunedì mattina, per un’ora e mezza in media, tre se va male, lui sta lì e lavora alla rubrica. E nel corso della chiaccherata ha ribadito più volte il concetto che lui lavora, che quello per lui è un lavoro a tutti gli effetti con le regole e i modi del lavoro. Quindi, scrivere, anche cose divertenti, è un lavoro che richiede ovviamente del talento, ma anche – e, forse, soprattutto – una buona dose di fatica per affinare, limare, imparare i trucchi che permettono di catturare i lettori e trasmettere un messaggio. E sono lavori anche quelli di molti di noi, abituati ormai a rispondere alla sequenza di domande “Che lavoro fai? Ah, diavagazione… cioè? Ah, bello e… dove?”

Quindi, alla fine di questo Primo Maggio assolato (almeno qui a Torino), la divagatrice rivolge il suo augurio in particolare a quei lavoratori un po’ precari, che non hanno un sindacato, che fanno un lavoro “atipico”, che magari dedicano la metà del proprio tempo a quello che vorrebbero fare e l’altra metà al call center che gli permette di pagare l’affitto e in generale a tutti quelli, che, come lei, non sanno bene dove mettersi.

sì, (forse) viaggiare!

venerdì, aprile 24th, 2009

Ieri sera mi sono imbattuta in questo link, segnalato da uno degli amici di Facebook. E proprio ieri, a pranzo, agenda alla mano cercavamo di capire quando partire per il viaggio in Iran.

Le protagoniste della scenetta sono la divagatrice che conoscete bene e la neuroscienziata, ex-collega della divagatrice, personaggio alquanto bizzaro che passa la vita studiando la plasticità del sistema nervoso ed in particolare la memoria olfattiva (avete presente le Madeleine di Proust? In genere a questa domanda il pubblico si divide in due categorie: quelli che fanno no con la testa perchè non sanno né chi è Proust, né chi sia ’sta Madlén e quelli che cercano di dissimulare (la cultura che non hanno): le Madlèn? Certo! Proust è il mio musicista preferito…).

Inizialmente saremmo dovute partire ad aprile, ma poi non si poteva: i topi della neuroscienziata non sono cresciuti abbastanza (credo) per arrivare ad annusare i numerosi stimoli che la neuroscienziata sottopone loro ogni santo giorno e l’esperimento è stato rimandato, causando un ritardo della partenza. La divagatrice che aveva spostato tutti gli impegni di aprile a maggio per riuscire a partire tranquilla, ha davanti a sé un maggio devastante e di sicuro non si parte fino dopo la Fiera del Libro. Andiamo a giugno? No, giugno no, perché forse la neuroscienziata deve andare in Francia a fare degli esperimenti, ché si sa che i topi francesi hanno il naso più fine di quelli italiani (e sicuramente sanno chi è Proust e se annusano una Madeleine ricordando l’infanzia perduta). Bè allora rimane luglio… eh, però poi ci giochiamo anche le vacanze tranquille e rilassanti di agosto…

Insomma, non se ne esce, soprattutto contando che andare in Iran non è come andare a Loano: ci vogliono visti, permessi, un minimo di organizzazione, lunghe telefonate con i genitori per farsi dire di quanto si è sciagurate e farsi dare utili consigli come “cerca solo di non farti rapire che poi se usiamo tutti i soldi per pagarti il riscatto tua sorella ci rimane male” e “va nen a mustrè ai gat a rampignè” (che tradotto dal pimeontese suona come: non andare là ad insegnare ai gatti ad arrampicarsi, che lo sanno fare benissimo da soli e non hanno bisogno di te donnina occidentale e che se gli dai noia poi ti rapiscono e si rientra nel caso precedente…).

Ecco, questa parentesi personale per dire che sembra una roba scema, però la precarietà sul lavoro si riflette anche sulle vacanze. Né la divagatrice, né la neuroscienziata hanno un lavoro fisso. Entrambe vivono di contratti che prima o poi finiscono (in genere più prima che poi) e in entrambi i casi, per motivi diversi, rinunciare ad una proposta o ad un’opportunità per andare in vacanza viene difficile, un po’ perché a volte proprio non si può e un po’ perchè spiace.

Senza contare che poi, come sottolinea la scrittrice nel link segnalato, quando si fa un lavoro come quello dei divagatori, ogni cosa che si vede diventa uno spunto per un articolo, per una nuova divagazione, per un nuovo laboratorio… e alla fine anche se ci si diverte in realtà si sta lavorando (il lato positivo è che si lavora divertendosi, ma siam qui ad analizzare i lati negativi).

Lavoro e vita tendono a fondersi col risultato che non si stacca mai.

E voi, che ci leggete (lo so che ci siete e ultimamente siete anche in tanti, me lo dice Google Analytics), come ve la passate? Riuscite ad andare in vacanza? Riuscite a staccare? La precarietà nel lavoro diventa anche precarietà della vita (e delle vacanze)?

divagatori per caso, ma sostenibili

sabato, aprile 4th, 2009

AdriaticaI divagatori seguono i Velisti per Caso dai tempi della Rotta di Darwin, anzi, forse anche da quell’iniziativa lì è nata l’idea della divagazione: unire mondi apparentementi distanti, fare parallelismi strambi (ma non sbagliati come quelli di cui si parlava nel post precedente), parlare di scienza in maniera a volte dissacrante e alla fine riuscire a raggiungere pubblici che non si sarebbero mai raggiunti con i canali tradizionali di SuperQuark o delle conferenze.

In questi giorni, Adriatica è alle prese con un tour equosolidale in Liguria, nato proprio dall’esperienza darwiniana di qualche anno fa. Da Sanremo a La Spezia, una settimana di viaggio, con incontri ed eventi in ogni porto, trasportando il messaggio che un nuovo Mercato è possibile.

Vi chiederete che cosa c’entri l’evoluzione con tutto ciò e soprattutto che c’entrino i divagatori… Bene, ci aspettavamo questa domanda e abbiamo la risposta.

Parlare oggi di evoluzione vuol dire parlare anche di salvaguardia della biodiversità e quando si parla di biodiversità non si può non parlare di agricoltura e dall’agricoltura si arriva in fretta alla sostenibilità, in una specie di Fiera dell’est. I divagatori c’entrano perchè adorano le divagazioni soprattutto se si parla di evoluzione e biodiversità e, marginalmente, perchè stanno lavorando (per tre soldi, s’intende) su un paio di progetti legati a questi temi e che sperano tanto possano andare in porto (ah, ah…).

Quindi, domani (domenica) saremo tutti a Genova a vedere Adriatica e mangiare il cuscus equosolidale. Nel caso passaste da quelle parti, fatevi riconoscere. Come fate a riconoscere noi? Be’, semplice, seguite le divagazioni…

Grinzane… ma minkia!

domenica, marzo 15th, 2009

Per chi, come i divagatori, lavora grazie ai fondi destinati alla cultura, la vicenda del Grinzane non stupisce più di tanto. Fa arrabbiare ma non stupisce.

C’è un mondo fatto di gente che si arrabatta per avere qualche migliaio di euro per fare un laboratorio, un ciclo di incontri o un documentario e un mondo fatto di gente che ne trova qualche milione con la facilità con cui si trovano i reality in tv.

La sorella della divagatrice è stata “assunta” al Grinzane come stagista non pagata qualche settimana prima dello scandalo, ha vissuto in prima persona l’incursione della finanza e risposto agli interrogatori, ha perso quel lavoro (che sarà anche stato non pagato, ma comunque sperava che lo diventasse) e di fronte agli articoli su Soria disperato in carcere, di fronte alle dichiarazioni di stupore di chi per anni ha alimentato quel giro, di fronte alla totale indifferenza nei confronti di chi come lei (e molti altri) ha perso il lavoro risponde con una singola frase che ripete in continuazione: “ma minkia!“.

Sta pensando di lanciare una moda, magliette ma minkia! da esporre alle inaugurazioni o alle presentazioni ufficiali, spillette ma minkia! da appuntare sulla giacca buona che ci mettiamo quando andiamo a chiedere un finanziamento e cartelline ma minkia! nelle quali inserire il progetto per la richiesta di soldi.

Chissà che non si risveglino

son soddisfazioni

mercoledì, febbraio 11th, 2009

Mettendo “que viva la evolucion” come chiave di ricerca in Google Images, esco come quarta hit… sono commossa.

vivalaevolucion_2

Buon compleanno di Darwin a tutti!