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Ed è di nuovo ESOF: il nostro programma

lunedì, giugno 28th, 2010

Vi abbiamo detto che quest’anno le cose in ballo sono molte. Ecco qui il calendario definitivo delle attività che ci vedono in qualche modo coinvolti.

Bioteche

Bioteche invitoUna mostra sulle biotecnologie tra scienza e arte, frutto di un anno e mezzo di coesistenza dei divagatori con sei artisti che hanno creato opere sulla base delle suggestioni nate nel corso delle chiaccherate fatte. Un esperimento sociologico più che una mostra scientifica.

Abbiamo cercato di usare un approccio storico: la manipolazione della natura a partire dal Neolitico, la scoperta del DNA e della possibilità di modificarlo, l’epoca d’oro delle grandi promesse del biotech, la comparsa dei problemi e le prime delusioni, fino ad arrivare all’ibridazione dei nostri giorni, che di biotecnologie sono intrisi. Gli artisti hanno fatto il passetto in più del coinvolgimento emotivo. Paure, speranze e, si spera, esorcismi.

La Fondazione per le Biotecnologie ha organizzato e finanziato tutto il progetto. La mostra la trovate al Museo Regionale di Scienze Naturali in via Giolitti, dal 3 al 29 luglio (orari di apertura del Museo). Si inaugura il 3 alle 18 e forse c’è il buffet. Se siete in zona fateci un salto.

Bioteche – i laboratori

Accanto alla mostra, sempre al Museo ci sono un certo numero di laboratori organizzati dal circuito dei Life Learning Center. Il programma è denso e ci sono attività per grandi e piccini. Alcuni sono nostri (Sulle tracce del DNA e Biologia creativa), altri meno, ma, anche qui, fateci un salto. Li trovate elencati qui.

Indagare i mysteri per capire la scienza (e viceversa)

Indagare i mysteri per capire la scienza (e vice versa)Progettata assieme al prof. Cuorcontento, la mostra sui vent’anni di indagini del CICAP, è una riedizione di quella che avevamo presentato al Festival della Scienza di Genova. L’obiettivo è sempre il nostro: raccontare la scienza usando i mysteri come spunto.

Ci trovate in Piazza Castello, tra le fontane e la cancellata, dal 2 al 7 luglio (orari di ESOF: 17.30-22.30). Ogni ora, nello spazio accanto alla mostra, faremo delle pillole di conferenze con grande spazio per la discussione. Se passate da quelle parti, buttate un occhio al “menu del giorno”.

ExEx – Extreme Experiments

Questa è una segnalazione di riporto, perché è la mostra del prof. con grafiche e allestimento del marinaio. È un bell’esperimento perché per una volta si parla degli esperimenti dei fisici raccontando i luoghi nei quali vengono fatti. E in genere son luoghi meravigliosi con nomi geniali. Tra tutti, il preferito della divagatrice, è Super-Kamiocande. La trovate nel cortile del Rettorato in via Po 17, 2-15 luglio.

Praeter Naturam – Tavola rotonda

La divagatrice farà la parte della scienziata nella tavola rotonda organizzata in occasione della mostra di Brandon Ballengee al PAV (visitabile dal 6 luglio).

Ballengee è un artista/biologo o un biologo/artista che lavora su esemplari di anfibi malformati per cercare di ragionare su evoluzione, biodiversità e, ovviamente, ambiente in generale. La divagatrice sta pensando di utilizzare il suggerimento del suo amico Fox e intitolare il suo intervento: “Disabilità e biodiversità: sfiga, sfida o necessità?

Al Museo Regionale di Scienze Naturali in via Giolitti, lunedì 5 luglio alle 18.30. Brandon Ballangee, Jens Hauser e Beatrice Mautino; modera Claudio Cravero.

ESOF: qualche aggiornamento

lunedì, giugno 7th, 2010

Che cos’hanno in comune il poliplat, la tecnologia dell’umiltà di Sheila Jasanoff e i semi di narciso? La risposta è semplice ed è sulla bocca di chiunque si occupi di comunicazione della scienza per mestiere a Torino e dintorni: ESOF.

Tra un mese Torino sarà la capitale europea della scienza e per cinque giorni sarà invasa da mostre, exhibit, laboratori, conferenze ed eventi a carattere scientifico, ma andiamo con ordine.

Il poliplat servirà probabilmente per l’allestimento della mostra del CICAP. Vi ricordate della mostra che avevamo progettato per il Festival di Genova? Ecco, ne stiamo mettendo su una simile appositamente per ESOF. Al solito, il budget è ridotto al minimo (avete dieci euro da prestarci?) e quindi ci si ingegna a produrre cose esteticamente piacevoli, comunicativamente efficaci con materiali scarsi… Siamo alla ricerca di volontari per quei giorni, giovani e meno giovani, cicappini, ma anche no, che vogliano passare una settimana a Torino ospitati da qualcuno di noi facendo qualche turno alla mostra. In cambio la tipica ospitalità piemontese, un ambiente culturalmente stimolante, un accredito per andare a sentire le conferenze e molte birre serali. Se siete interessati scriveteci.

Sheila Jasanoff è una sociologa della scienza americana, molto tosta che lavora sulla scienza controversa e dibattuta. I divagatori passano le giornate compulsando i suoi saggi alla ricerca di ispirazione… Siamo stati incaricati di occuparci della parte scientifica di una mostra sulle biotecnologie tra scienza e arte che starà per tutto il mese di luglio al Museo di Scienze Naturali di Torino. Se capitate da quelle parti veniteci a trovare. La mostra di chiamerà Bioteche e oltre ad aver trovato un titolo decisamente figo, stiamo cercando di costruire un percorso scientifico di scoperta delle biotecnologie che non sia banale, ma nemmeno scorretto. Il tutto districandosi tra le creazioni degli artisti che accompagneranno il visitatore in un “viaggio all’interno del mondo delle biotecnologie”. Vedremo… al momento probabilmente le decine di saggi letti si tradurranno in una frase finale. Quelle cose che uno legge la frase e dice “non si capirà mai”, poi passa due settimane a studiare per poi arrivare alla conclusione che quella stessa frase lì è proprio quello che serve e finire con un “ecco, perfetto”.

Ah, manca il narciso. Ecco i semi di narciso servono per una delle opere e se non vi è mai capitato di chiamare un vivaio per chiedere se vendono semi di narciso fatelo, è un’esperienza formativa. Probabilmente la richiesta di semi di marijuana avrebbe prodotto meno “cosa? Ma è proprio sicura? E a che le servono?”… abbiamo imparato che i narcisi si vendono solo nella forma di fiore reciso, pianta in vaso o bulbo. La vendita dei semi non è contemplata. Così come non è contemplata la conservazione dei semi di narciso negli orti botanici (del Piemonte, almeno). Anche qui, se avete per caso conservato i semi dei vostri narcisi scriveteci, non lo riveleremo a nessuno.

Ed è tutto. Vi avevamo detto che a ESOF se tutto fosse andato bene ci avremmo portato Sunrise|One, il trimarano ecologico progettato dal marinaio e fulcro di “uno dei progetti più belli tra quelli presentati”, ma le cose non sempre vanno bene.

Nell’attesa ecco il video di presentazione di ESOF, molto ggiovane…

con quella faccia un po’ così

mercoledì, maggio 12th, 2010

che abbiamo noi che abbiamo visto Query…

Ok, sta iniziando ad arrivare nelle case degli abbonati. Quindi, se l’avete già ricevuta, che ve ne pare?

Query, la scelta del nome

mercoledì, maggio 5th, 2010

Iniziamo dal nome. Non è semplice scegliere un nome. Un nome è un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita, anche se sei una rivista. Anzi, se sei una rivista il tuo nome deve voler dire qualcosa, dev’essere evocativo e non deve imbarazzare né chi va in edicola a comperarti né chi lavora per te. Per qualche tempo s’era pensato a Quirk perché “quirk” in inglese vuol dire strambo e bizzarro e poi c’era un bel riferimento a Quark, ma Lorenzo si è (giustamente) rifiutato di diventare il direttore, anzi, il “dirittiri” di Quirk. E quindi, dopo molti scambi di mail, discussioni infinite sulla scelta della lingua (italiano o inglese? Qualcuno aveva anche proposto nomi in greco e latino), del numero di parole, del messaggio che si voleva far passare, dalla mente della divagatrice – sì, la colpa è mia – è nato Query.

Query che vuol dire ricerca, domanda, interrogativo, ma più che altro ricerca. In informatica una query è una ricerca in un database, magari fatta di aspettative, pregiudizi, previsioni giuste e sbagliate, ma che alla fine vengono sempre confrontati con dati e risultati.

E noi siamo così. Un po’ spigolosetti come il suono di Query quando lo si sente per la prima volta. Con un grosso database a disposizione e molte ricerche ancora da fare. Abbiamo molti pregiudizi e pensiamo anche che siano giusti, per citare una nota frase del prof., ma alla fine, quel che conta è quel che esce dai dati. O almeno ci proviamo.

Il resto, la scelta dei temi, l’approccio comunicativo e il progetto grafico sono arrivati di conseguenza, ma ne parleremo poi. Adesso vi incollo, in anteprima, l’editoriale del direttore che compare sul primo numero. Buona lettura.

La nuova rivista che avete per le mani viene da lontano. Nasce 22 anni fa, come foglio semiclandestino e artigianale, che
aveva lo scopo di tenere in contatto quanti erano interessati alla nascita di un comitato italiano che si occupasse di paranormale e misteri con un approccio finalmente scientifico. Cresce e si sviluppa grazie all’energia e alla competenza di Massimo Polidoro, che trasforma un bollettino ad uso interno in una rivista a tutti gli effetti, Scienza&Paranormale, capace anche di generare
nuove idee e pubblicazioni: i Quaderni del CICAP prima, Magia e i Quaderni di Magia poi.
Si sarebbe potuto continuare così, forse con qualche piccolo aggiustamento, ma in molti sentivamo da qualche tempo l’esigenza di un cambiamento.
Poi è arrivata l’assemblea dei soci CICAP dello scorso anno a Torino e lì è maturata l’idea di percorrere vie nuove, per provare a comunicare in maniera più efficace, aprendoci alla possibilità di venire in contatto con un pubblico più ampio. Ecco allora il nuovo nome, Query, che esprime il progetto di una rivista capace di fare domande, di seminare dubbi, ma anche di raccontare cosa vuol dire fare ricerca. Ecco la nuova grafica, con l’obiettivo di avvicinare lettrici e lettori e di incuriosirli ai contenuti degli
articoli. Ecco la nuova periodicità trimestrale, per consentirci di lavorare a un prodotto di qualità, nei vincoli imposti anche dal fatto che si tratta pur sempre di un’operazione costruita sull’impegno volontario (e, lasciatemelo dire, straordinario) di persone che si dedicano con passione e intelligenza a un progetto culturale.
Ora che siamo arrivati in porto il giudizio è nella mani di voi che leggete. Ci sono ancora tante cose che possono essere migliorate e magari anche veri e propri errori, ed è giusto che quel senso critico che richiamiamo sempre sia rivolto in primo luogo verso il nostro stesso lavoro.
Se però, come spero, questa rivista vi piacerà, allora aiutateci a farla conoscere: parlatene, mostratela ad amici, colleghi di studio e di lavoro, insomma fatela girare, perché solo in questo modo comincerà a vivere pienamente.
Lorenzo Montali

ceci n’est pas une… Sindone

venerdì, aprile 23rd, 2010

Gigi Garlaschelli è un bel tipo. Sembra uscito da un giallo avventuroso (e infatti un giallo avventuroso con un protagonista che gli assomiglia l’ha scritto). Caratteriale, suscettibile, scontroso, pieno di manie e fissazioni, dall’aspetto caratteristico, pieno di oggetti che messi addosso ad una persona “normale” fan sembrare un pirla e invece usati da lui contribuiscono a creare quell’alone di fascino che lo avvolge.

Gigi da qualche tempo s’è messo in testa di capire come è stata fatta la Sindone e, come spesso accade al CICAP, ha anche provato a rifarla (seguendo tutti i “sacri crismi”, ovviamente).

Il risultato è sorprendente.

Ce lo racconta in questa intervista (prima di una lunga serie di interviste fatte assieme al prof. SC per la nuova rivista).

PS: è la prima. Si può fare di meglio, lo sappiamo.

riviste e burocrazia

mercoledì, aprile 21st, 2010

Pubblicare la rivista di un’associazione è semplice. Provate anche voi.

Andate in tribunale per la registrazione. In realtà voi avete già una rivista, ma avete cambiato nome, quindi suggerite al tribunale che basterebbe cambiare il nome e lasciare tutto il resto uguale. “Niet! Vietato! Dovete portarci tutta la documentazione, la copertina del primo numero e, ovviamente i documenti del rappresentante legale dell’associazione”.

Allora telefonate al rappresentante legale dell’associazione che però ha i documenti scaduti, è incasinato e non li riesce a rifare in tempo. Andate allora da avvocati e commercialisti che vi seguono per capire se “da Statuto” qualcuno lo può sostituire. Scoprite che il Vice Presidente lo può fare, allora mandate qualcuno a fare una fotocopia dei documenti del vicepresidente da faxare in sede (ovviamente voi fate parte di un’associazione nazionale che ha i rappresentanti giustamente distribuiti su tutto il territorio).

Tornate in tribunale, consegnate tutto compilato per benino, loro vi ringraziano e vi dicono “ok, fra un mesetto…”. Un mesetto?!? Ma come? Noi dobbiamo uscire subito! Non c’è modo di uscire lo stesso, magari mettendo una dicitura del tipo “in attesa di registrazione”? In fondo la vostra rivista esiste già da anni, ha solo cambiato nome… “Niet! Vietato! Potete forse guidare senza patente? Ecco, allora zitti e aspettare”. In un guizzo di intelligenza fate notare al tribunale che vi è capitato di leggere riviste che avessero quella dicitura… “ah, può essere… Noi non controlliamo mai”.

Perfetto. Allora certi di questa cosa, andate alle Poste, spiegate la situazione e dite che il numero di registrazione ancora non ce l’avete, ma la richiesta l’avete fatta e che quindi si possono spedire lo stesso, tanto non controllano… “Niet! Vietato! Ma potete fare una cosa diversa. Evitate di mettere il riferimento alla registrazione e poi in questo modulo precompilato scrivete che vi siete dimenticati e che ormai siete andati in stampa. Fan tutti così”.

Perfetto. Allora mandate le copie in stampa. Ovviamente, non appena l’ultima copia è stata pinzata, arriva l’autorizzazione del tribunale. Ma ormai è fatta e sarà per la prossima volta.

Andate in posta con le vostre belle copie e preparate il comunicato stampa per far sapere al mondo che la vostra rivista sta per essere spedita. Le Poste vi accolgono bene “certo, è sufficiente compilare questi sei moduli per chiudere la rivista vecchia e aprire la nuova. Ah, ovviamente dovete inserire il numero del ROC”.

Il ROC? E che diavolo è il ROC? Il Registro degli Operatori della Comunicazione è una struttura (esisterà davvero?) alla quale pare si debba essere iscritti per uscire con una pubblicazione. Andate a vedere nelle carte e scoprite che per la rivista vecchia avevate fatto richiesta al ROC nel 1997, ma il ROC non vi ha mai risposto. Com’è possibile, signore Poste, che prima pubblicassimo lo stesso senza avere il numero? “Semplice, è sufficiente mostrare la ricevuta di ritorno della raccomandata con la quale avete chiesto l’iscrizione”.

Quindi è semplice, andate sul sito, scaricate i 23 (ventitre) moduli con relative istruzioni, copilateli, imbustateli, fate una raccomandata che mai nessuno leggerà e con quella tornate in posta…

Il seguito non lo so, ma assomiglia sempre più alla casa che rende folli di Asterix.

Il prof mi fa notare che il ministro della semplificazione aveva detto che avrebbe sbrogliato la burocrazia… chissà come si stava prima!

PS: tutto questo per dire che per vedere la nuova creatura ci vorrà ancora un po’ di tempo. uff.

Comunicare Fisica con tre piccioni

venerdì, aprile 16th, 2010

presentazione a ComunicareFisica 2010Ieri il prof. ha portato a ComunicareFisica 2010 questa presentazione che è il frutto di qualche anno di lavoro fatto assieme. Certo, il fatto che anni di lavoro siano rappresentati da tre piccioni fa un po’ chiedere “ma che diavolo di lavoro fate?”. Bella domanda, ce l’aspettavamo.

Lascio al mio saccente compare il compito di fare il commento delle singole diapositive. Ha già cominciato qui e ha minacciato di continuare nei prossimi due o tre post. Se lo conosco bene tra un po’ tirerà fuori una lavagna. Prendete appunti e, quando vi guarda, annuite… ci tiene.

Il bignami di tutta la faccenda è che a un certo punto ci siamo resi conto che i mysteri (quelli alla Voyager, per intenderci) potevano non solo essere smontati, facendo quello che viene chiamato debunking (primo piccione), ma potevano essere ribaltati e usati per fare altre due cose fondamentali. Da un lato potevamo usarli per spiegare qualche concetto scientifico (secondo piccione) e qui l’esempio classico è quello della pirobazia usata per spiegare agli studenti la conducibilità termica (dopo aver camminato su un letto di braci a 800 gradi non se la scordano più…); dall’altro potevamo usarli per cercare di raccontare come funziona la scienza (terzo piccione) e quindi contribuire alla diffusione di quello spirito critico che sta scritto nello statuto del CICAP.

Ora, questa cosa ci piace proprio e dal primo banchetto improvvisato del 2005 siamo arrivati ad avere una mostra seria (della quale abbiamo parlato qui) che tra qualche tempo potrete visitare a Torino, qualche laboratorio che speriamo di riuscire a strutturare meglio e un progetto per un libro (a sei mani con l’ingegnere) che se tutto va bene potrete regalare per Natale a tutti i vostri amici.

E il fatto che il prof. abbia messo “prime esperienze” di fianco al titolo mi fa ben sperare per il futuro… ;)

credit: i piccioni, così come il progetto grafico della mostra (e molte altre cose piacevoli) sono del marinaio.

divagatrice in climateland

lunedì, marzo 8th, 2010

Casa, insolitamente grande, della divagatrice. Tardo pomeriggio. Chini sui numerosi computer portatili ci sono la divagatrice stessa, il Direttore, il Prof Sentimento Cuorcontento, l’ingegner Ferrero, il marinaio, il divagatore, l’amica omonima della divagatrice e la neuroscienzata.
La divagatrice prende in mano le bozze e scuote la testa. “Non ci siamo, non ci siamo. Fa schifo. Non ce la faremo mai.” Il Direttore rincara la dose. “E se anche ce la facessimo tanto non piacerebbe a nessuno.” Il Ferrero annuisce rassegnato. Il prof è l’unico che sembra avere ancora un po’ di speranza. Il marinaio disegna e gli altri tre discutono della situazione politica in Vietnam.
A un certo punto entra la Littizzetto che improvvisa un show sul divano. Tutti ridono e applaudono. La divagatrice si arrabbia “Lucianina, ma proprio adesso dovevi arrivare? Dobbiam chiudere le bozze. La rivista, è importante”. Ma niente. Lo show è continuato con la Littizzetto che prendeva in giro il Presidente del Consiglio Vietnamita…

Poi mi son svegliata.

Da settimane la nuova rivista del CICAP occupa la mente (e non solo) della divagatrice. L’idea, e ne avevamo parlato anche qua e qua, è nata un anno fa, all’assemblea nazionale dei soci. La rivista era da svecchiare, i lettori chiedevano maggior apertura anche ad argomenti non strettamente cicappini, ma con un respiro più ampio. E con il Direttore e gli altri (non tutti quelli del sogno, ma quasi) abbiamo avuto la sciagurata idea di dedicare il numero 01 al Caos Climatico, che dev’essere l’equivalente moderno della maledizione di Tutankamon. Da allora climatologi di ogni foggia e misura ci si sono scagliati contro per accusarci di essere, di volta in volta, catastrofisti o negazionisti. Troppo critici o troppo aperti. Della parrocchia dell’IPCC o di quella dei climascettici. Ambientalisti o tecnoscientisti.

E la divagatrice ha sviluppato una sana antipatia nei confronti di chiunque si occupi di clima in qualsiasi modo, luogo e lago.

No perché l’argomento è così “caldo” che qualsiasi cosa viene vista come una presa di posizione acritica. Hai un dubbio sui modelli climatici che oggettivamente son tutto meno che certezze granitiche? Ecco che sei un negazionista. Tendi a dar credito a quel che dice la maggioranza della comunità scientifica? Ecco che sei un catastrofista e comunque non è la maggioranza e comunque stan aumentando le voci contro. Chiedi il parere dell’esperto? Bene, quale esperto hai chiamato? Perché uno è troppo fisico, l’altro troppo poco, il terzo è rissoso e fanatico e il quarto invece è un poveretto a cui nessuno dà credito… A volte ci stupivamo di non veder apparire la Lepre Marzolina o il Cappellaio Matto.

E se ci siam stufati noi, come ci si fa poi a stupire che la gente si allontani dalla scienza e sia meno sensibile ai cambiamenti climatici?

Oggi leggevo questo post su Framing Science dal quale estraggo (ma se avete tempo andatevi a guardare anche i link) solo un piccolo pezzo che però rende l’idea:

In light of these many complex factors, for some scientists to angrily and emotionally focus on climate skeptics as the primary source of societal inaction is a major distraction and it reflects their own perceptual biases. These biases are well understood and predicted by past research in communication. They include a tendency for individuals heavily involved on an issue to perceive almost all news coverage as hostile to their goals (even news coverage that favors their position); to presume much larger effects for a message on the public than the actual influence; and to apply a faulty quasi-statistical sense to where public opinion might actually stand on a subject, perceiving public opinion as hostile, no matter what the objective indicators might say.

PS: la rivista nonostante tutto sta per uscire. Appena la mandiamo dal tipografo ve la descriviamo per bene (nome, nuova grafica, autori) e vi diamo qualche anticipazione. Bisogna esser matti per metter su oggi una rivista, ma siamo in buona compagnia.

mamma li turchi (in Svizzera). Intervista.

giovedì, gennaio 21st, 2010

Qualche giorno fa a Lugano sono comparsi dei manifesti creazionisti che il prode Attivissimo ha subito fotografato e messo online.
Il sito pubblicizzato sui manifesti è quello di Adnan Oktar, Harun Yahya per gli amici. Qua non ne abbiamo mai parlato, ma la divagatrice, su suggerimento dello stesso Attivissimo, è stata contattata dal quotidiano svizzero laRegione Ticino e ne è uscita questa intervista che vi incollo qua.

QUANDO L’EVOLUZIONISMO FA SPECIE
Sui manifesti anti-Darwin in Ticino parla l’esperta del Cicap: “L’evoluzionismo è provato dai fatti”.
Ci sono forse solo tre teorie che si sono guadagnate lo status di evidenza nel mondo scientifico: quella della Terra rotonda, il Big Bang e l’evoluzionismo. Persino il cattolicesimo e il protestantesimo, a cui la storia e le malelingue attribuiscono le maggiori reticenze e la peggiore arretratezza nell’accettare l’evidenza scientifica, le hanno qualificate come ipotesi da prendere in seria considerazione, dimostrando che non sono affatto in contrasto con la fede in Dio e con la verità biblica.
Eppure c’è chi non ci sta. E allora la Terra torna piatta, l’universo diventa immobile e i fossili vanno in cantina. Poco importano delle immagini satellitari del globo terracqueo, delle riprese dei telescopi e delle scoperte sulla parentela genetica fra le varie specie.

Le teorie alternative dilagano soprattutto su internet. C’è la Flat Earth Society , associazione dedita allo smascheramento della bufala della terra rotonda. Poi c’è chi si oppone con fermezza all’evoluzionismo, la teoria secondo cui tutte le specie animali e vegetali sono state plasmate da un processo di selezione naturale. Teoria proposta per la prima volta dal biologo inglese Charles Darwin nel 1859. Sono i creazionisti, che negli scorsi giorni hanno cominciato a far sentire la loro voce anche in Ticino grazie ad una campagna d’affissioni riconducibili a Harun Yahya – pseudonimo di Adnan Oktar -, personaggio di origine turca (vedi laRegionedi ieri).

«Inrealtà – spiega a ‘laRegione’ la biotecnologa e collaboratrice del Cicap (Centro italiano per le affermazioni sul paranormale) Beatrice Mautino – vi sono tantissimi tipi di creazionismo. Ad andare per la maggiore è quello nato in America: si tratta di un gruppo particolarmente organizzato che sta facendo sentire la sua influenza anche in Italia. C’è poi Adnan Oktar , il probabile autore dei manifesti apparsi da voi. È un creazionista di quelli “vecchio stile”, nel senso che le sue idee non ammettono nessun tipo di evoluzione: tutti gli esseri viventi sono stati creati come li vediamo oggi per intervento divino».

‘Alla turca’

Oktar è un personaggio che più volte ha dimostrato di avere importanti disponibilità finanziarie, facendo tradurre, stampare e inviare le sue opere a decine di migliaia di persone in Europa. Anche per gli esperti risulta però difficile capire chi sponsorizzi queste operazioni. «Ho fatto qualche ricerca, senza riuscire ad arrivare alle fonti – evidenzia Mautino -. Alcuni sostengono che possa essere finanziato da associazioni creazioniste americane, altri sostengono che siano coinvolte organizzazioni musulmane integraliste, che però hanno smentito. Lui sostiene di avere molti amici ricchi che credono nella causa e che gli donano cospicue somme». Tanti soldi per…? «Per tentare di fare da noi quanto hanno fatto in Turchia, dove, secondo un’inchiesta del magazine ‘Science’, meno del 20 per cento dà credito alle teorie darwiniste. Una situazione, quella turca, sicuramente dovuta anche all’incredibile campagna portata avanti da Oktar , il quale è supportato da forze economiche e politiche». Nel paese che si affaccia sul Bosforo la divulgazione creazionista sembrerebbe essere stata affiancata da campagne denigratorie nei confronti dei darwinisti: «Nei blog di alcuni studiosi turchi – rileva la nostra interlocutrice -si denunciano minacce e la messa in circolazione di false foto compromettenti». Nel Vecchio continente, Darwin se la passa ancora bene. Per ora. «In Italia oltre il 60 per cento degli intervistati da ‘Science’ ritiene l’evoluzione una teoria valida, mentre negli altri paesi il tasso è attorno al 70 per cento. In generale a credere al creazionismo non è più del 20 per cento delle persone». Insomma: Oktar vorrebbe far cambiare idea ai due terzi della popolazione europea. Un’impresa titanica. Non è eccessivo? «Secondo me ci credono davvero», replica Mautino.

Altra storia sembra essere il creazionismo Americano. «Negli Stati Uniti questo genere di movimenti è particolarmente forte e organizzato, tanto da cercare di inserirsi nei programmi scolastici. Siccome è proibito insegnare temi religiosi durante le ore di scienze, per aggirare l’ostacolo lo hanno mascherato da scienza, chiamandolo “Intelligent design”, disegno intelligente. Per ora senza troppo successo». Però, a ben guardare, anche il creazionismo è una teoria. Perché, dunque, dovrebbe avere meno valore dell’evoluzionismo? «La teoria scientifica non è un’ipotesi campata per aria, ma è una solida formulazione di un principio che si bassa su un certo numero di fatti. Gli indizi che supportano l’evoluzione sono tantissimi: si va dai primi studi sui fossili, fino alla moderna biologia molecolare. Analizzando il Dna delle varie specie, per esempio, è chiaro che esistono delle parentele fra esseri viventi. Si riesce pure a ricostruire alberi genealogici molto dettagliati e approfonditi. Le teorie creazioniste, invece, non si fondano su dei dati di fatto, si limitano piuttosto a rimarcare delle incongruenze che, secondo loro, esistono nell’evoluzionismo, spostando il discorso dalla realtà dei fatti a un piano dove non è possibile alcuna verifica sperimentale».

È pure vero che alcuni assunti di Darwin sono stati confutati dalla stessa scienza… «Certo. Ma Darwin aveva derivato la sua teoria dai dati che aveva raccolto. Intuizioni sostanzialmente corrette, con però diversi dettagli sbagliati. Dettagli che sono stati corretti nel corso dei decenni, portando così ad avere una teoria scientifica che nessuno scienziato si sente di mettere in dubbio. E non per una sorta di paura reverenziale, ma perché tutte le prove indicano che sta in piedi». Spesso però le ragioni a favore del creazionismo e contro l’evoluzione delle specie si rifanno ai testi sacri e a religioni monoteiste. La teoria di Darwin è davvero inconciliabile con la fede in un essere superiore? «No. Prova ne è il fatto che vi sono molti scienziati cattolici e altrettanti preti evoluzionisti». Uno fra tutti: il teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, fra i più noti evoluzionisti del XX secolo.

PS: la divagatrice possiede il librone scritto da Yahya, gentilmente donatole da Riccardo Urigu, un professore di liceo che lo aveva ricevuto come migliaia di suoi colleghi. E’ un tomo 50×30 con carta patinata all’interno, fotografie spettacolari ad altissima definizione, scritte dorate in copertina e figurine animate (tipo quelle dei formaggini). Ah, dimenticavo, pesa 7 chili… giusto per dare l’idea dei costi di questa operazione.

vita da divagatore (precario): i finanziamenti

giovedì, novembre 19th, 2009

Vi ricordate del Festival di Genova? Ecco, lì come CICAP abbiamo presentato una mostra e un laboratorio. Non è per tirarsela, ma entrambe le cose hanno riscosso un certo successo e non solo di numeri.

La divagatrice non è mai stata molto attenta alle mostre, si stufa in fretta e trova noiose la maggiorparte delle attività di laboratorio. Non ha mai retto l’hands-on classico, non sopporta i giochini domanda/risposta, difficilmente va oltre la terza riga di spiegazione e proprio per questo è sempre particolarmente attenta alle facce di chi partecipa alle cose che organizza lei.

(qui la galleria completa, foto di Stefano Grande)

Con stupore ha visto molte facce stupite. C’erano domande, c’era interazione, c’era molto gioco e divertimento.
E cosa vuoi di più? Ecco… vorrei dei soldi.

Vorrei che la più grande compagnia bancaria torinese alla quale quattro mesi fa avevamo presentato richiesta di finanziamento per quelle cose lì e altre che avremmo voluto fare a ESOF non ce l’avesse cassata senza dare spiegazioni.
Vorrei che non mi venisse detto di andare a vedere sul sito quali sono le finalità della suddetta compagnia, perchè poi sul sito ci trovo scritto grosso come una casa “diffusione della cultura scientifica”.
Vorrei che ci fosse un minimo di coerenza fra gli studi teorici finanziati su scienza&società e le iniziative pratiche di divulgazione. Perchè va bene dire che il PUS è morto, ma poi bisogna anche smettere di dare i soldi alle iniziative di quel tipo, no? Perchè io non vorrei trovarmi ad organizzare simposi o pompose conferenze pur di sopravvivere e trovare fondi. Piuttosto cambio mestiere.

Mi piacerebbe che per una volta qualcuno avesse voglia di investire su un qualcosa di un po’ matto, ma che magari permette di avvicinare alla scienza persone che guardano Voyager pensando che quella sia la scienza vera.

C’è qualcuno là fuori che ha qualche idea? No, perchè qui le abbiamo finite.

E poi dicono che siamo finanziati dalla CIA… magari!