Posts Tagged ‘cicap’

divagatrice in climateland

lunedì, marzo 8th, 2010

Casa, insolitamente grande, della divagatrice. Tardo pomeriggio. Chini sui numerosi computer portatili ci sono la divagatrice stessa, il Direttore, il Prof Sentimento Cuorcontento, l’ingegner Ferrero, il marinaio, il divagatore, l’amica omonima della divagatrice e la neuroscienzata.
La divagatrice prende in mano le bozze e scuote la testa. “Non ci siamo, non ci siamo. Fa schifo. Non ce la faremo mai.” Il Direttore rincara la dose. “E se anche ce la facessimo tanto non piacerebbe a nessuno.” Il Ferrero annuisce rassegnato. Il prof è l’unico che sembra avere ancora un po’ di speranza. Il marinaio disegna e gli altri tre discutono della situazione politica in Vietnam.
A un certo punto entra la Littizzetto che improvvisa un show sul divano. Tutti ridono e applaudono. La divagatrice si arrabbia “Lucianina, ma proprio adesso dovevi arrivare? Dobbiam chiudere le bozze. La rivista, è importante”. Ma niente. Lo show è continuato con la Littizzetto che prendeva in giro il Presidente del Consiglio Vietnamita…

Poi mi son svegliata.

Da settimane la nuova rivista del CICAP occupa la mente (e non solo) della divagatrice. L’idea, e ne avevamo parlato anche qua e qua, è nata un anno fa, all’assemblea nazionale dei soci. La rivista era da svecchiare, i lettori chiedevano maggior apertura anche ad argomenti non strettamente cicappini, ma con un respiro più ampio. E con il Direttore e gli altri (non tutti quelli del sogno, ma quasi) abbiamo avuto la sciagurata idea di dedicare il numero 01 al Caos Climatico, che dev’essere l’equivalente moderno della maledizione di Tutankamon. Da allora climatologi di ogni foggia e misura ci si sono scagliati contro per accusarci di essere, di volta in volta, catastrofisti o negazionisti. Troppo critici o troppo aperti. Della parrocchia dell’IPCC o di quella dei climascettici. Ambientalisti o tecnoscientisti.

E la divagatrice ha sviluppato una sana antipatia nei confronti di chiunque si occupi di clima in qualsiasi modo, luogo e lago.

No perché l’argomento è così “caldo” che qualsiasi cosa viene vista come una presa di posizione acritica. Hai un dubbio sui modelli climatici che oggettivamente son tutto meno che certezze granitiche? Ecco che sei un negazionista. Tendi a dar credito a quel che dice la maggioranza della comunità scientifica? Ecco che sei un catastrofista e comunque non è la maggioranza e comunque stan aumentando le voci contro. Chiedi il parere dell’esperto? Bene, quale esperto hai chiamato? Perché uno è troppo fisico, l’altro troppo poco, il terzo è rissoso e fanatico e il quarto invece è un poveretto a cui nessuno dà credito… A volte ci stupivamo di non veder apparire la Lepre Marzolina o il Cappellaio Matto.

E se ci siam stufati noi, come ci si fa poi a stupire che la gente si allontani dalla scienza e sia meno sensibile ai cambiamenti climatici?

Oggi leggevo questo post su Framing Science dal quale estraggo (ma se avete tempo andatevi a guardare anche i link) solo un piccolo pezzo che però rende l’idea:

In light of these many complex factors, for some scientists to angrily and emotionally focus on climate skeptics as the primary source of societal inaction is a major distraction and it reflects their own perceptual biases. These biases are well understood and predicted by past research in communication. They include a tendency for individuals heavily involved on an issue to perceive almost all news coverage as hostile to their goals (even news coverage that favors their position); to presume much larger effects for a message on the public than the actual influence; and to apply a faulty quasi-statistical sense to where public opinion might actually stand on a subject, perceiving public opinion as hostile, no matter what the objective indicators might say.

PS: la rivista nonostante tutto sta per uscire. Appena la mandiamo dal tipografo ve la descriviamo per bene (nome, nuova grafica, autori) e vi diamo qualche anticipazione. Bisogna esser matti per metter su oggi una rivista, ma siamo in buona compagnia.

mamma li turchi (in Svizzera). Intervista.

giovedì, gennaio 21st, 2010

Qualche giorno fa a Lugano sono comparsi dei manifesti creazionisti che il prode Attivissimo ha subito fotografato e messo online.
Il sito pubblicizzato sui manifesti è quello di Adnan Oktar, Harun Yahya per gli amici. Qua non ne abbiamo mai parlato, ma la divagatrice, su suggerimento dello stesso Attivissimo, è stata contattata dal quotidiano svizzero laRegione Ticino e ne è uscita questa intervista che vi incollo qua.

QUANDO L’EVOLUZIONISMO FA SPECIE
Sui manifesti anti-Darwin in Ticino parla l’esperta del Cicap: “L’evoluzionismo è provato dai fatti”.
Ci sono forse solo tre teorie che si sono guadagnate lo status di evidenza nel mondo scientifico: quella della Terra rotonda, il Big Bang e l’evoluzionismo. Persino il cattolicesimo e il protestantesimo, a cui la storia e le malelingue attribuiscono le maggiori reticenze e la peggiore arretratezza nell’accettare l’evidenza scientifica, le hanno qualificate come ipotesi da prendere in seria considerazione, dimostrando che non sono affatto in contrasto con la fede in Dio e con la verità biblica.
Eppure c’è chi non ci sta. E allora la Terra torna piatta, l’universo diventa immobile e i fossili vanno in cantina. Poco importano delle immagini satellitari del globo terracqueo, delle riprese dei telescopi e delle scoperte sulla parentela genetica fra le varie specie.

Le teorie alternative dilagano soprattutto su internet. C’è la Flat Earth Society , associazione dedita allo smascheramento della bufala della terra rotonda. Poi c’è chi si oppone con fermezza all’evoluzionismo, la teoria secondo cui tutte le specie animali e vegetali sono state plasmate da un processo di selezione naturale. Teoria proposta per la prima volta dal biologo inglese Charles Darwin nel 1859. Sono i creazionisti, che negli scorsi giorni hanno cominciato a far sentire la loro voce anche in Ticino grazie ad una campagna d’affissioni riconducibili a Harun Yahya – pseudonimo di Adnan Oktar -, personaggio di origine turca (vedi laRegionedi ieri).

«Inrealtà – spiega a ‘laRegione’ la biotecnologa e collaboratrice del Cicap (Centro italiano per le affermazioni sul paranormale) Beatrice Mautino – vi sono tantissimi tipi di creazionismo. Ad andare per la maggiore è quello nato in America: si tratta di un gruppo particolarmente organizzato che sta facendo sentire la sua influenza anche in Italia. C’è poi Adnan Oktar , il probabile autore dei manifesti apparsi da voi. È un creazionista di quelli “vecchio stile”, nel senso che le sue idee non ammettono nessun tipo di evoluzione: tutti gli esseri viventi sono stati creati come li vediamo oggi per intervento divino».

‘Alla turca’

Oktar è un personaggio che più volte ha dimostrato di avere importanti disponibilità finanziarie, facendo tradurre, stampare e inviare le sue opere a decine di migliaia di persone in Europa. Anche per gli esperti risulta però difficile capire chi sponsorizzi queste operazioni. «Ho fatto qualche ricerca, senza riuscire ad arrivare alle fonti – evidenzia Mautino -. Alcuni sostengono che possa essere finanziato da associazioni creazioniste americane, altri sostengono che siano coinvolte organizzazioni musulmane integraliste, che però hanno smentito. Lui sostiene di avere molti amici ricchi che credono nella causa e che gli donano cospicue somme». Tanti soldi per…? «Per tentare di fare da noi quanto hanno fatto in Turchia, dove, secondo un’inchiesta del magazine ‘Science’, meno del 20 per cento dà credito alle teorie darwiniste. Una situazione, quella turca, sicuramente dovuta anche all’incredibile campagna portata avanti da Oktar , il quale è supportato da forze economiche e politiche». Nel paese che si affaccia sul Bosforo la divulgazione creazionista sembrerebbe essere stata affiancata da campagne denigratorie nei confronti dei darwinisti: «Nei blog di alcuni studiosi turchi – rileva la nostra interlocutrice -si denunciano minacce e la messa in circolazione di false foto compromettenti». Nel Vecchio continente, Darwin se la passa ancora bene. Per ora. «In Italia oltre il 60 per cento degli intervistati da ‘Science’ ritiene l’evoluzione una teoria valida, mentre negli altri paesi il tasso è attorno al 70 per cento. In generale a credere al creazionismo non è più del 20 per cento delle persone». Insomma: Oktar vorrebbe far cambiare idea ai due terzi della popolazione europea. Un’impresa titanica. Non è eccessivo? «Secondo me ci credono davvero», replica Mautino.

Altra storia sembra essere il creazionismo Americano. «Negli Stati Uniti questo genere di movimenti è particolarmente forte e organizzato, tanto da cercare di inserirsi nei programmi scolastici. Siccome è proibito insegnare temi religiosi durante le ore di scienze, per aggirare l’ostacolo lo hanno mascherato da scienza, chiamandolo “Intelligent design”, disegno intelligente. Per ora senza troppo successo». Però, a ben guardare, anche il creazionismo è una teoria. Perché, dunque, dovrebbe avere meno valore dell’evoluzionismo? «La teoria scientifica non è un’ipotesi campata per aria, ma è una solida formulazione di un principio che si bassa su un certo numero di fatti. Gli indizi che supportano l’evoluzione sono tantissimi: si va dai primi studi sui fossili, fino alla moderna biologia molecolare. Analizzando il Dna delle varie specie, per esempio, è chiaro che esistono delle parentele fra esseri viventi. Si riesce pure a ricostruire alberi genealogici molto dettagliati e approfonditi. Le teorie creazioniste, invece, non si fondano su dei dati di fatto, si limitano piuttosto a rimarcare delle incongruenze che, secondo loro, esistono nell’evoluzionismo, spostando il discorso dalla realtà dei fatti a un piano dove non è possibile alcuna verifica sperimentale».

È pure vero che alcuni assunti di Darwin sono stati confutati dalla stessa scienza… «Certo. Ma Darwin aveva derivato la sua teoria dai dati che aveva raccolto. Intuizioni sostanzialmente corrette, con però diversi dettagli sbagliati. Dettagli che sono stati corretti nel corso dei decenni, portando così ad avere una teoria scientifica che nessuno scienziato si sente di mettere in dubbio. E non per una sorta di paura reverenziale, ma perché tutte le prove indicano che sta in piedi». Spesso però le ragioni a favore del creazionismo e contro l’evoluzione delle specie si rifanno ai testi sacri e a religioni monoteiste. La teoria di Darwin è davvero inconciliabile con la fede in un essere superiore? «No. Prova ne è il fatto che vi sono molti scienziati cattolici e altrettanti preti evoluzionisti». Uno fra tutti: il teologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, fra i più noti evoluzionisti del XX secolo.

PS: la divagatrice possiede il librone scritto da Yahya, gentilmente donatole da Riccardo Urigu, un professore di liceo che lo aveva ricevuto come migliaia di suoi colleghi. E’ un tomo 50×30 con carta patinata all’interno, fotografie spettacolari ad altissima definizione, scritte dorate in copertina e figurine animate (tipo quelle dei formaggini). Ah, dimenticavo, pesa 7 chili… giusto per dare l’idea dei costi di questa operazione.

vita da divagatore (precario): i finanziamenti

giovedì, novembre 19th, 2009

Vi ricordate del Festival di Genova? Ecco, lì come CICAP abbiamo presentato una mostra e un laboratorio. Non è per tirarsela, ma entrambe le cose hanno riscosso un certo successo e non solo di numeri.

La divagatrice non è mai stata molto attenta alle mostre, si stufa in fretta e trova noiose la maggiorparte delle attività di laboratorio. Non ha mai retto l’hands-on classico, non sopporta i giochini domanda/risposta, difficilmente va oltre la terza riga di spiegazione e proprio per questo è sempre particolarmente attenta alle facce di chi partecipa alle cose che organizza lei.

(qui la galleria completa, foto di Stefano Grande)

Con stupore ha visto molte facce stupite. C’erano domande, c’era interazione, c’era molto gioco e divertimento.
E cosa vuoi di più? Ecco… vorrei dei soldi.

Vorrei che la più grande compagnia bancaria torinese alla quale quattro mesi fa avevamo presentato richiesta di finanziamento per quelle cose lì e altre che avremmo voluto fare a ESOF non ce l’avesse cassata senza dare spiegazioni.
Vorrei che non mi venisse detto di andare a vedere sul sito quali sono le finalità della suddetta compagnia, perchè poi sul sito ci trovo scritto grosso come una casa “diffusione della cultura scientifica”.
Vorrei che ci fosse un minimo di coerenza fra gli studi teorici finanziati su scienza&società e le iniziative pratiche di divulgazione. Perchè va bene dire che il PUS è morto, ma poi bisogna anche smettere di dare i soldi alle iniziative di quel tipo, no? Perchè io non vorrei trovarmi ad organizzare simposi o pompose conferenze pur di sopravvivere e trovare fondi. Piuttosto cambio mestiere.

Mi piacerebbe che per una volta qualcuno avesse voglia di investire su un qualcosa di un po’ matto, ma che magari permette di avvicinare alla scienza persone che guardano Voyager pensando che quella sia la scienza vera.

C’è qualcuno là fuori che ha qualche idea? No, perchè qui le abbiamo finite.

E poi dicono che siamo finanziati dalla CIA… magari!

a Genova a divogar…

mercoledì, ottobre 21st, 2009

Qua i divagatori un po’ incoscientemente hanno presentato tre progetti tre al Festival della Scienza e tutti e tre son stati presi. Che è un bene, ma non se nel mentre bisogna anche farci stare un Convegno e una corsa in ospedale.

La divagatrice, che è una sperimentale e che nella sua vita mai aveva dovuto prendere antibiotici, adesso ha finalmente capito il valor della pensata di Fleming.

Comunque, tornando a bomba, se capitate dalle parti di Genova in periodo Festival (23 ottobre – 1 novembre) venite a trovarci.

Con il prof abbiamo messo su una mostra sui vent’anni del CICAP e un laboratorio, Balle Spaziali, sul moon hoax (quelli che dicono che non siamo mai andati sulla Luna). L’idea è quella nostra solita, di usare i mysteri per raccontare la scienza… vi faccio sapere se funziona.

Con gli altri divagatori invece abbiamo un laboratorio a Sant’Agostino sulla biodiversità che si chiama Il tempo nelle mele. Ora, lo so che il titolo fa un po’ festa della medie, ma SantAgostino è bellissima, siamo immersi nelle scenografie originali di Luzzati e se riusciamo a montare tutto quello che dobbiamo montare entro le 9 di venerdì mattina viene un laboratorio fichissimo.

Ovviamente i pannelli sono ancora da finire, il plastico della superficie lunare è a Pontedecimo a casa di SIlvano Fuso (e come si arriva a Pontedecimo senza macchina?), il LEM ha subito l’attacco (complottista?) del figlio piccolo del prof, le mele di cartapesta sono ancora posticce e gli animatori che sarebbero dovuti venire oggi a farsi formare da Paolo Attivissimo (che arrivava apposta dalla Svizzera) non si sono fatti vivi.

Ma come ha detto Paolo oggi: questa è “emergenza creativa”. Sarà il nostro nuovo motto.

uova, pendolini e terremoti

sabato, aprile 11th, 2009

Ultimo post a caldo sul caso Giuliani e i terremoti.
Dovete sapere che la divagatrice va spesso nelle scuole a fare conferenze per il CICAP e quello che le piace fare (e che condivide con il prof.) è usare i mysteri, le cose strambe e i casi risolti nel corso degli anni, per raccontare qualcosa di come funziona la scienza. Un po’ come cerca di fare qui usando le telenovelas.

Le due storie che vanno per la maggiore e che riscuotono sempre un sacco di successo sono quella della signora che aveva il potere di mummificare le uova e quella del radiestesista (in)fallibile. E in questi giorni queste due storie le sono tornate in mente guardando le dichiarazioni di Giuliani alla tv.

La signora delle uova, che chiameremo per comodità “la signora delle uova“, si è presentata al CICAP dicendo che le sue mani emettevano una qualche forma di energia in grado di rendere le uova come mummificate. In pratica, prendeva un uovo, lo rompeva in un piattino, ci imponeva le mani e nel giro di qualche giorno, l’uovo invece di marcire diventata solido, come fosse di plastica.
Il radiestesista (in)fallibile, invece era un signore delle nostre parti, che sosteneva di essere in grado di stabilire se una persona era viva o morta utilizzando un pendolino e una foto della persona in questione: pendolino fermo = persona morta, pendolino che si muove = persona viva. A differenza del potere della signora delle uova, per il quale non siamo riusciti ad immaginare un qualche risvolto pratico, in questo caso, il signor radiestesista era convinto di poter aiutare a ritrovare persone scomprase o almeno a sapere se queste potessero essere ancora vive.

I miei compari del gruppo sperimentazioni del CICAP in entrambi i casi hanno pensato ad un esperimento, hanno concordato le condizioni con i due signori e alla fine le verifiche son state fatte.

E qui arriviamo ai punti importanti che a scuola in genere i ragazzi tirano fuori da soli: il controllo e il pregiiudizio dello sperimentatore.

Nel caso della signora delle uova, sono state prese dieci uova che sono state rotte in dieci piattini e su questi piattini è stato chiesto alla signora di imporre le mani. I piattini sono stati messi in una stanza chiusa coi sigilli per una settimana e alla fine le uova sono state analizzate. Se ci si fosse limitati a questo l’esperimento non avrebbe avuto alcun valore, perchè per riuscire a vedere se un trattamento ha una qualche efficacia è necessario avere un termine di paragone, quello che viene chiamato comunemente controllo negativo. Il prof. fa sempre l’esempio del biologo che vuole testare l’efficacia di un nuovo antibiotico: l’efficacia reale sarà data dalla differenza nel numero di batteri morti tra una piastra trattata con l’antibiotico e il numero di batteri morti in una piastra non trattata con l’antibiotico (perchè i batteri, così come tutti gli organismi viventi si riproducono e muoiono). Quindi, sono state prese altre dieci uova che sono state rotte in altrettanti piattini che sono stati messi in una stanzetta diversa, ma con le stesse condizioni di temperatura, umidità e luce dell’altra. Ovviamente la signora delle uova è stata tenuta lontana da queste uova di controllo.

Per il radiestesista (in)fallibile, invece i miei compari hanno scelto un certo numero di fotografie di persone che il signore non poteva conoscere, alcune vive e altre morte. Il sospetto era che il signore si stesse autoingannando e che il pendolino in realtà lo muovesse compiendo movimenti inconsci, ma ovviamente era necessaria una verifica. Il numero di fotografie è stato scelto sulla base di qualche conto statistico che io non saprei rifare, ma che mi dicono dar la sicurezza che se ci avesse preso si sarebbe visto. E, ovviamente la scelta delle foto è importante, perchè potete immaginare anche voi che se si sceglie la foto seppiata staccata direttamente dalla lapide del nonno è facile essere influenzati e pensare a un morto, mentre magari la foto a colori in digitale del bimbo sorridente fa pensare ad una persona viva. Quindi scelte foto che avessero tutte uno stesso aspetto le si è sottoposte all’azione del pendolino.
Questo modo di lavorare si chiama “in cieco” e chiunque lavori in campo scientifico lo deve adottare: in pratica quando facciamo un esperimento siamo portati (inconsciamente e senza malafede) a vedere quello che ci aspettiamo di vedere. Tornando all’esempio dell’antibiotico di prima, se il biologo sa che sta guardando la piastra trattata sarà portato a sovrastimare il numero di batteri morti, magari dando per morti batteri che in altre condizioni avrebbe dato per vivi. Per evitare queste cose ci sono una serie di regole che ci si dà in laboratorio per annulare questo pregiudizio, come ad esempio contare i batteri senza sapere se quella piastra è trattata o meno, oppure facendoli contare ad altre persone.

I risultati?
Dopo una settimana di “incubazione” le uova sono state analizzate ed effettivamente le dieci uova trattate dalla signora erano mummificate. Il problema è che lo erano anche le dieci uova non trattate… (qui un video in cui Gigi Garlaschelli racconta l’esperimento). Quello che è successo (e che succede a tutte le uova messe in quelle condizioni: provare per credere) è che se si mette un uovo in un ambiente non troppo caldo e non troppo umido e lo si lascia lì dopo un po’ l’acqua evapora e le proteine si cristallizzano. La signora delle uova non avendo mai usato un controllo negativo non poteva sapere che il suo non era un superpotere.

Il radiestesista (in)fallibile ha analizzato tutte le fotografie e alla fine ci ha preso nel 50% dei casi, cioè essattamente come se avesse tirato a caso. Com’è possibile che prima riuscisse con certezza nella sua pratica e adesso non più? La risposta ce l’ha data lui alla fine dell’esperimento guardando sconsolato i suoi risultati “ma com’è possibile? Con le fotografie delle persone che conosco funziona sempre…”. Non avendo mai usato un protocollo cieco non poteva annullare il pregiudizio dello sperimentatore e si è ingannato.

La lezioncina è finita e la divagatrice ha l’impressione che Giuliani sia un po’ caduto in questi due errori qui.
Suona la campanella. Intervallo.

Giuliani e il terremoto: Di Bella reloaded?

giovedì, aprile 9th, 2009

Terremoto in Abruzzo. La divagatrice, come tutti, ha passato le giornate a seguire le notizie in rete e in tv e man mano che passava il tempo, assieme al numero di vittime, assieme alla tensione per la polemica sulla presunta previsione del terremoto da parte di Giampaolo Giuliani, cresceva la necessità di scrivere qualcosa.

Nella mailing-list del CICAP si discute da giorni su questa vicenda e, al solito, io ho passato la maggior parte del tempo ad osservare. Le reazioni immediate non fanno per me, osservo, rifletto, collego, divago e, come direbbe il prof, poi tiro su tutta una riflessione sulle rappresentazioni della scienza nella società.

Ma questa volta l’esercizio è stato un po’ diverso. Io di terremoti non so nulla. So a grandi linee quello che succede, ho visto in qualche documentario i sismografi, ma se mi chiedete come funzionano non lo so. Sapevo, per sentito dire, che i terremoti non si possono prevedere con ragionevole certezza e davo per scontato che si lavorasse su due fronti: da un lato sull’affinamento delle tecniche di “previsione” e dall’altro sulla ricerca di tecniche di costruizione antisismiche.

Da perfetta ignorante, non appena ho letto la notiziola sulla previsione inascoltata di questo “ricercatore” del Gran Sasso mi son detta: ma minkia, possibile che non l’abbiano ascoltato? Totalmente acritica, me ne rendo conto.

Nel frattempo iniziavano ad arrivare in lista CICAP le prime mail scettiche e si scatenavano le prime discussioni interne fra pro-Giuliani e contro-Giuliani. Chi è questo tizio? Perchè non ha pubblicato? Perchè parla di influenze celesti? Forse che la Luna adesso oltre a influenzare l’imbottigliamento e il taglio dei capelli influenza anche i terremoti?

Si scopre che Bertolaso gli ha dato dell’imbecille, alcuni fanno notare che aveva sbagliato previsione giusto la settimana prima, ma poi arriva anche la smentita di un Giuliani in lacrime alla TV che dice di non aver mai detto quelle cose e che lui è assolutamente in buona fede. E io gli credo. Si vede, è in buona fede.

Inizio a guardare i video, leggo le dichiarazioni di chi lo liquida in fretta dicendo che non è nemmeno laureato e provo fastidio, poi vado su Facebook e vedo che sono spuntate decine di gruppi di supporto e lì inizio a ragionare… e si inizia a ragionare anche in lista CICAP: ci sono altri studi sulla correlazione fra i picchi di Radon e i terremoti?
Il prof. che per lavoro fa il fisico nucleare ci spiega che al Gran Sasso hanno un certo numero di sistemi di monitoraggio del Radon, proprio perchè la sua radioattività va a interferire con gli studi sui neutrini che si fanno in quei laboratori (e in uno di questi progetti, LVD, è coinvolto Giuliani). E aggiunge che è dagli anni ‘70 che si cerca di trovare un modo per correlare il Radon ai terremoti, senza però avere risultati significativi, perchè oggettivamente, quello che succede là sotto è un casino. E Fabio, dall’INGV di Catania ci dice che la questione Radon è ancora piuttosto dibattuta perchè l’emissione di questo gas radioattivo dipende da una serie di fattori come la permeabilità del suolo, la presenza di falde acquifere o addirittura dalle condizioni climatiche.
Nel frattempo Gianni contribuisce alla discussione dicendo che non si può escludere un effetto “lunare” perchè le fasi lunari influenzano le maree e le maree solide sono tutt’altro che trascurabili provocando movimenti di rocce che possono contribuire a rilasciare il tereemoto. Quindi la correlazione con le fasi lunari potrebbe non essere così campata in aria. E qui arriva Pasqua (dell’UAI, non la Festa…) che dice di aver provato tanti anni fa a cercare correlazioni fra Luna e terremoti senza però trovare nulla, ma deve rivedere i dati.

Ok, tantissima carne al fuoco, ma la mia impressione del pomeriggio era totalmente differente da quella a caldo della mattina. Giuliani non era più, per me, l’eroe inascoltato, ma uno che dice cose che potrebbero avere un senso, ma che poi all’atto pratico non hanno funzionato. Così come quando capitava in laboratorio di avere un’idea potenzialmente rivoluzionaria che poi, al momento della verifica, non funzionava e il capo ti diceva “te l’avevo detto…”. Ok, avevo rimesso Giuliani al suo posto nel mondo.

E qui da brava divagatrice ho riattivato l’occhio per la società, mi sono guardata, mi sono resa conto di aver creduto prima a Giuliani a poi ai miei amici scienziati senza un minimo di senso critico in nessuno dei due casi. Forse anche gli altri avevano fatto così, ma non tutti hanno amici scienziati a cui chiedere informazioni (e non tutti gli scienziati sono come i miei amici, ovvio…;-)).

Ma quello che mi ha veramente colpito e che ha fatto scattare il collegamento che dà il titolo a questo post è arrivato nel corso dello speciale di Porta a Porta lunedì e poi martedì sera. Un Vespa inviato speciale all’Aquila passeggia con Giuliani: sguardo basso, voce profonda e domande fatte ad arte per avere risposte che avrebbero fatto parlare (e arrabbiare) il Boschi di turno (che infatti poi ha telefonato, si è arrabbiato, ecc). In studio un ricercatore dell’INGV che cercava di spiegare perchè le ipotesi di Giuliani erano state scartate dalla comunità scientifica attaccato costantemente da un Di Pietro in cerca di popolarità che è arrivato a chiamare in causa pure Galileo Eppur si muove!. E il povero ricercatore a dire “ma guardi che qua Galileo siamo noi…”, sconsolato, triste, con la consapevolezza di chi ha capito di essere solo una pedina.

Mentre quei due passeggiavano ho rivisto nitidamente un’intervista analoga fatta dal Vespa di turno (forse era proprio lui, forse no, ma non conta) qualche anno fa al Professor Di Bella.
Di Bella e Giuliani non sono la stessa cosa. Sarebbe riduttivo e sbagliato fare un parallelismo senza farci un lavoro di ricerca. Sono vicende che hanno avuto tempi e modi di esplosione differenti, il caso Di Bella è stato costruito dai media, mentre in questo caso la percezione (a caldo) è di costruzione dal basso, in rete, nei blog e su Facebook e poi i media han semplicemente cavalcato l’onda, mettendoci del loro, ovviamente. Ma qualche elemento in comune non si può non vederlo. Il Direttore parlerebbe di scontro fra consensuale e reificato, cioè fra opinione pubblica e senso comune da una parte e scienza ufficiale dall’altra. Non è molto per correlare i due casi, ma di sicuro è un qualcosa da cui partire per farci un lavoro di verifica su.

E quindi?
Non si traggono conclusioni qua a casa dei divagatori, ma spunti di riflessione sì. E in questo caso assieme agli spunti di riflessione quello che vi chiediamo, se vi va, è di mandarci materiale su questa roba, che magari è il momento per rimettersi a fare un po’ di ricerca.

PS: per chi non li avesse ancora letti, il consiglio è di leggere i due post di Marco Cattaneo. Uno più bello dell’altro.

liveblogging dal CICAmP – seconda puntata

domenica, marzo 22nd, 2009

Rieccoci, a reti unificati con il prof., all’assemblea dei soci CICAP.

divagatrice 9.57 – oggi e’ il giorno della contingenza… che risorse abbiamo? riusciremo a fare quello che abbiam pensato ieri?

prof. S.C. 10.05 - Proviamo a riassumere l’idea corrente: una rivista con quattro numeri all’anno. Tre dei numeri sarebbero più “leggeri” di S&P come è adesso, con una grossa parte di articoli brevi e un solo articolo più corposo (la “copertina”) su un argomento circoscritto. Il quarto sarebbe un numero più corposo, più o meno monografico e approfondito e con uno stile un po’ più “serioso” (MicroMega, per dire). Tutti i contenuti strettamente legati all’attualità vanno a finire sul sito della rivista, separato da quello istituzionale del CICAP.

prof. S.C. 10.12 - Pac dice che la divagatrice ha detto la parola magica community. La divagatrice qui accanto gongola.

divagatrice 10.12 – la divagatrice pensa che Pac abbia centrato il punto.

divagatrice 10.18 – Forum dei lettori si’ o forum del lettori no?

prof. S.C. 10.35 – Si parla di Twitter, Microblogging, FriendFeed. Il Direttore patisce un po’.

prof. S.C. 10.45 – Intanto che si discute su quali contenuti vadano sul sito web della rivista, ecco le calze di oggi del Direttore…

divagatrice 10.59 – la divagatrice sta per esplodere. Comunque, per il momento il sito e’ zeppo di roba, mancano ovviamente le persone per farlo.

prof. S.C. 11.05 – il prof. S.C. teme l’esplosione e si discosta un po’. In attesa di piangere miseria per chiedere l’aiuto delle 3600 persone necessarie per fare tutte le rubriche in progetto, passiamo di nuovo a parlare della rivista di carta.

prof. S.C. 11.08 – “False credenze e comodini veri” potrebbe essere una buona rubrica?

divagatrice 11.08 – Ovazione per il titolo della divagatrice. Il prof. suggerisce “il rasoio di bOccam” per la rubrica scettica ispirata a quella di Giorgio Bocca.

prof. S.C. 11.20 – Piace la rubrica dell’Arrotino di Occam (approfondimento teorico-filosofico-epistemologico)? E non si potrebbe aggiungere una Rudimenti di scetticismo per i principianti? Qui propongono pure una rubrica di prestidigititazione, ma il prof. S.C. è fortemente contrario. Fortemente, eh!

divagatrice 11.23 – il Direttore ha detto al prof che pensava che lui fosse un prestigiatore dilettante. Il prof. si e’ irrimediabilmente offeso…

divagatrice 12.01 – il prof ci ha lasciati. Qua si continua ancora per un po’. Il direttore vuole una rubrica per gli insegnanti e sta tenendo una lezioncina sulla propagazione delle idee.

divagatrice 12.21 – anche per la rivista ci sono un sacco di contenuti in ballo, ma mancano le persone…

divagatrice 12.39 -  si parla di grafica… non se ne esce.

divagatrice 12.46 – mah… stiam per finire il tempo a disposizione e anche le forze. Per il momento chiudiamo qui. Prossimamente, magari qualche ragionamento un po’ più complesso.

- fine delle trasmissioni –

liveblogging dal CICAmP

venerdì, marzo 20th, 2009

Mancano ormai poche ore all’inizio dell’assemblea CICAP. Abbiamo detto che è una specie di Barcamp e come ogni Barcamp che si rispetti anche questo cercherà di avere il suo live blogging. Il prof. Sentimento Cuorcontento e la divagatrice cercheranno di aggiornare questo post in tempo reale per raccontare quel che sta succedendo in quel di Torino.

Ma adesso finiscono di preparare le slide…

prof. S.C 10.00 – Ultimi preparativi e si comincia! Niente WiFi, per fortuna abbiamo portato un cavo se no addio liveblogging…

divagatrice 10.30 – Abbiamo fatto il nostro show. Si parlava di faccia del CICAP e c’erano facce perplesse.

prof. S.C 10.35 – La produzione di facce perplesse erano lo scopo dello show, quindi missione compiuta. Adesso via al lavoro dei gruppi.

prof. S.C. 11.15 – Oh, qualcun altro che non ama perdutamente i prestigiatori! (Tranne Silvan a quanto pare, vabbè…)

divagatrice 11.25 – Primo commento della divagatrice”Ogni target ha il suo mezzo”. Perla di saggezza. Per un po’ stara’ zitta…

prof. S.C. 11.40 – Per ora il dibattito è tra fare Focus e fare MicroMega: la divagatrice dice che bisogna scrivere su Vanity Fair. Posso proporre anche Playboy?

divagatrice 11.42 – la rivista serve per reclutare o approfonire? Mentre cerchiamo di capirlo si divaga sulle calze del Direttore, a righe come quelle della divagatrice.

prof. S.C. 11.49 – il prof. Sentimento Cuorcontento esprime la sua perplessità sulle calze in questione…

divagatrice 11.53 – il Direttore vuole rendere la rivista autonoma dal CICAP… scissione? Si parla di WWF, LIPU e psoriasi come esempi. “Tu non hai comprato la rivista sulla psoriasi, ne sei diventato socio!”

prof. S.C. 12.00 – Secondo Pac è come dire “io mi voglio sposare perchè credo nel matrimonio, però mi tocca tenermi anche la moglie”…

prof. S.C. 12.05 – A proposito, c’è qualcuno lì fuori che legge? Potete commentare!

divagatrice 12.04 – si entra un po’ nel vivo della discussione. Pac propone il modello Limes per rendere la rivista uno strumento di informazione e approfondimento. Ma come si campa? Micromega vive anche grazie alle sovvenzioni. Focus e gli altri vivono di pubblicita’. E noi?

prof. S.C. 12.11 - Noi viviamo coi soldi della CIA e delle multinazionali farmaceutiche, lo sanno tutti. Il dibattito ora è se la rivista serva per l’approfondimento o per cercare nuovi soci e “diffondere il verbo”.

divagatrice 12.20 – il prof. dice a gran voce che la rivista non puo’ essere lo strumento per diffondere il verbo. La divagatrice continua a pensare a Vanity Fair…

prof. S.C. 12.26 – “e poi semmai alle scuole je famo un CD così”

divagatrice 12.34 – tutti concordi sul modello Settimana Enigmistica, con le cose facilitate all’inizio e il Bartezzaghi al fondo. Il problema, al momento irrisolvibile, e’ sulla scelta dei soggetti per le fotine…

prof. S.C. 12.43 – “Scrivete solo voi che siete saputi!”

prof. S.C. 12.50 – Enrico Scalas da Alessandria suggerisce il modello delle Liquid Publications, e manda un link. Cerchiamo di capire di cosa si tratta durante la pausa pranzo…

prof. S.C. 12.55 – E benvenuto a chi ci legge da Marburg… o è Enrico in trasferta?

divagatrice 12.55 – la divagatrice si rende conto che chi non e’ qui e non conosce le dinamiche del CICAP probabilmente non sta campendo nulla… e si scusa.

divagatrice 12.58 – stiamo per andare a pranzo, ma il prof. ha appena lanciato un grosso argomento di discussione. Perche’ non ampliamo un po’? Perche’ non usiamo i mysteri anche per raccontare di scienza?

prof. S.C. 13.05 – Enrico sta cercando di portare avanti dei rapimenti alieni. Adesso ci informiamo cosa intenda dire…

prof. S.C. 13.10 – Giuliana prende gli appunti e Alberto fa le foto…


- pranzo -

divagatrice 14.18 – tornati dal pranzo. Adesso si va in plenaria per cercare di fare un po’ il punto e capire che cosa e’ successo negli altri gruppi.
divagatrice dalla plenaria – parla Marta del gruppo Gruppi (quelli che cercano di capire come organizzare i gruppi locali). L-immagine dei gruppi locali deve rispeccchiare quella del CICAP Nazionale oppure possono essere in qualche modo regionalizzati? Che cosa ci si aspetta quando si entra in un gruppo locale? Come si fa a “creare” un gruppo? E come si fa a fare rete? Marta avanza la proposta di fare la Giornata dello Scettico, nel corso della quale tutti i gruppi locali fan festa e si fan conoscere (dalla sala si propone di scegliere come giorno quello di San Tommaso…qualcuno sa quando ricorre?).

divagatrice dalla plenaria- prende la parola Massimo (gruppo Eventi) e ci racconta di come abbiano parlato di creare aventi nuovi legati magari al turismo (il tour scettico).

prof. S.C. dalla plenaria – Anche quello dei forum online sembra essere un argomento “caldo”, col problema però di poter essere invasi dai troll. Rimane, qualcuno osserva, il problema di quelli che internet proprio non se la filano… comunque ci sono molte proposte di sistemi collaborativi e partecipativi sul web, come i Wiki. Sarà contenta la divagatrice…

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice infatti e’ contenta. Qua si divaga anche abbastanza parlando di veline scettiche e calendari delle scettiche.

prof. S.C. dalla plenaria - E adesso è quindi contento anche il prof. S.C!
divagatrice dalla plenaria – tutti concordi nel dire che il problema e’ il target. A chi diavolo ci dobbiamo rivolgere?

divagatrice dalla plenaria - Francesco (gruppo Indagini) ci racconta che sono giunti alla conclusione che per chi ci guarda da fuori il CICAP senza indagini non esiste. Quindi fare indagini, ma quali? Star sulla notizia e quindi adeguarsi ai media oppure fregarsene?

prof. S.C. dalla plenaria - A questo punto della discussione sembra che si debba star dietro ai media: indago su quello di cui parla Voyager. Incidentalmente, il prof. S.C. è d’accordo: anche dal punto di vista comunicativo è importante seguire le cose che interessano al pubblico in quel momento, anche se magari da investigare non sono così interessanti.

prof S.C. dalla plenaria - Altra cosa che emerge chiaramente è che dobbiamo essere veloci, se vogliamo farci ascoltare. A questo si aggiungono le “indagini” con tempi lunghi o respiro più ampio fatte su iniziativa di singoli interessati, come il lavoro sulla Spada nella Roccia di S. Galgano fatto da Gigi.

divagatrice dalla plenaria - Gigi dice che prima di inventarci l’acqua calda bisognerebbe guardare cosa han fatto gli altri gruppi scettici nel mondo. La divagatrice concorda.

prof. S.C. dalla plenaria - Andrea, giustamente, osserva che dato che abbiamo solo un giorno e mezzo vale la pena pensare a come proseguire la discussione: per email, su un Wiki, boh?

prof. S.C. dalla plenaria - La divagatrice è contenta perchè ha chiesto se questo modo di discutere piace e qualcuno ha risposto di sì… e Marta annuncia che alle quattro e mezza ci sarà il coffee break. Ovazione.

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice sa che l’ovazione e’ per lei…

prof. S.C. 15.42 - Tornati alla sessione sulla rivista, abbiamo qualche problema di rete.

divagatrice 16.20 – è uscito un grosso argomento e la divagatrice è contentissima. Abbiamo la tendenza a raccontare il percorso di indagine piuttosto che a far fare il percorso a chi ci legge. Figo. Come se ne esce?

prof. S.C. 16.37 – Non se ne esce, almeno per ora. Coffee break!

divagatrice 17.01 – Durante il coffee break (per Enrico, tegole della val d’aosta, canestrelli e gianduiotti) siam giunti alla conclusione che la rivista deve essere bella. Tutti d’accordo.

divagatrice 17.34 – Non si riesce a trovare il punto.

divagatrice 17.48 – Forse forse il punto l’abbiam trovato. Tre tipi di target, con tre livelli di approfondimento e tre tipologie di comunicazione differente.

prof. S.C. 17.52 – C’è un livello “zero” che è il pubblico generico, un livello “uno” che sono gli abbonati a S&P ed un livello “due” che sono i lettori più scafati, pe rintenderci quelli che leggono i “Quaderni”. Sembra chiaro che la rivista non è il modo giusto per il livello “zero”, ma non si capisce ancora bene come funzionino gli altri due.

divagatrice 18.15 – si torna in plenaria. Da là non riusciremo a bloggare.

un barcamp per i vent’anni del CICAP

sabato, marzo 14th, 2009

cicap_changeIl CICAP compie vent’anni. Vent’anni non sono pochi. La gente cambia, le mode cambiano, si archiviano vecchie credenze e ne spuntano di nuove.
E gli anniversari portano sempre a riflettere e a porsi domande.

Il CICAP è cambiato? Gli obiettivi son rimasti gli stessi? E il modo per raggiungerli? Stiam facendo i passi giusti? Riusciamo a essere presenti in questo mondo 2.0 come vorremmo? E se non ci riusciamo, come possiamo migliorare?

Capita, quando si sta dentro da un po’ ad un’associazione, un’azienda o un partito di dedicarsi totalmente alla gestione e di perdere di vista il punto. C’è poco da fare, si tende ad essere conservatori, un po’ come il celacanto che vive nel suo habitat ed è uguale al fossile di centinaia di milioni di anni fa. Alla fine ci si piace, le strutture che ci sono danno sicurezza e ci si affeziona. La rivista che magari all’inizio ti sembrava fredda e impersonale, dopo un po’ ti piace perchè la senti tua e cambiarla vuol dire faticare, correre il rischio di sbagliare e di perdere abbonati. E il discorso vale un po’ per tutto, dalla gestione delle indagini all’organizzazione di eventi.
Ci sono associazioni, aziende e partiti che vivono bene così come i celacanti e che saranno uguali a loro stessi per il resto della loro vita.

E poi ci sono associazioni, aziende o partiti che sperimentano, ci provano e poi se va male… be’, almeno ci abbiam provato. Ma a volte va bene.

Il CICAP, il prossimo weekend, farà un esperimento di partecipazione del quale avevamo parlato qua, un’assemblea dei soci organizzata a mo’ di Barcamp, il primo CICAmP della storia.
L’idea è quella di guardare a quel che è stato in passato e di pensare assieme al CICAP del futuro.
Assieme chi? Be’, tutti quelli che vorranno esserci. Dal Segretario al novellino arrivato dopo l’ultimo convegno, tutti uniti a cercare di ritrovare il punto. Come nei Barcamp ci saranno dei gruppi che lavoreranno in parallelo su alcuni temi, dei momenti di assemblea pleanaria, non ci saranno presentazioni frontali, ognuno avrà diritto di parola e si spera di arrivare alla fine della due giorni con qualche risposta.

La divagatrice, che quando si parla di partecipazione è sempre in prima fila, ha il doppio ruolo di coordinare (assieme a Lorenzo Montali, Il Direttore) il gruppo di lavoro sulla rivista e di condurre una discussione trasversale in plenaria (assieme a Stefano, Il Professor Sentimento Cuorcontento) sulla comunicazione (e poi è stata incaricata anche di fare la spesa per il coffee break…).
Altri saranno impegnati in discussioni sulle indagini, altri ancora sulla necessità di creare una rete di gruppi locali e altri ancora parleranno di quali eventi organizzare (e come).

Probabilmente non ci sarà la rivoluzione, non usciremo da lì con un’associazione nuova di zecca nè con la formuletta per decuplicare il numero di soci e sicuramente sarebbe stato più semplice per tutti prendere decisioni, magari innovative, a livello di consiglio direttivo. Ma, anche qui, come nell’episodio dei dehors al Biberon, quel che conta non è tanto il risultato, ma il percorso che si fa per arrivarci. La divagatrice in vena lirica del post precedente direbbe che

il coinvolgimento è il primo passo per il cambiamento

brodo primordiale

giovedì, febbraio 5th, 2009

carrolLa divagatrice sta studiando e dorme poco. Ieri ha comprato il fascicolo delle Scienze con libro di Carroll allegato (del quale il Prof Cuorcontento ha tessuto le lodi) e stanotte l’ha letto tutto. Nel microsogno che è riuscita a fare ha visto Carroll che faceva marameo a Carlotto fermo a pagina 2 da giorni e a Larsson fermo a pagina 30 da settimane. Il che la dice lunga sul benessere interiore che la pervade.

Allora, non so se ve ne siete accorti, ma a febbraio casca il bicentenario della nascita di Darwin. Delirio generalizzato. Pare che ogni scuola, libreria, museo, ente, circolo arci e birreria di quartiere debba avere a febbraio il suo Darwin Day. Non esiste biologo, filosofo della scienza, saggista e addestratrore di fringuelli che in quel periodo non abbia il suo momento di gloria (per avere un’idea del delirio buttate un occhio sul calendario che Emanuele sta aggiornando). I più facoltosi hanno fatto venire dall’estero gente del calibro di Eldredge. I meno facoltosi si devono accontentare e raschiando ben bene il fondo del barile si arriva anche alla divagatrice, che non è una biologa, non è una filosofa della scienza, non è una saggista e non ha mai avuto un fringuello, ma deve aver detto la parola evoluzione (soprattutto associata ai Pokemon) un numero sufficiente di volte a farle raggiungere di diritto lo status di “evoluzionista”…

E quindi l’evoluta divagatrice terrà nella settimana che va dal 9 al 15 febbraio la bellezza di 13 conferenze, di cui due aperte al grande pubblico e alle quali siete, ovviamente, invitati (le trovate negli eventi sulla sinistra). A sommarsi a questa cosa c’è la richiesta di scrivere le voci sul creazionismo, l’Intelligent Design e correlati per l’enciclopedia del CICAP di prossima uscita, curata dall’illustre Professore e dal suo compare.
Tutto molto bello, non fosse che, come sempre quando deve parlare di queste cose, la divagatrice entra in crisi esistenziale.
Qual è il punto?
Parlare del creazionismo americano ha ancora senso? Non si rischia di dar troppo peso ad un qualcosa che qua nessuno conosce? E questa forma tutta italiana di attacco alla teoria dell’evoluzione, cosa nasconde? E’ possibile scollegarlo dalle vicende che vediamo sbattute ogni giorno sui giornali? E’ come sostengono alcuni un problema di accentuazione degli scontri per cercare di far perdere il punto? E’ in gioco la laicità (ammesso che ci sia mai stata) dello Stato?
La testa della divagatrice ricorda molto il brodo primordiale di Oparin…

E voi, che ne pensate?

Intanto, domani e sabato se non potete essere a Milano, seguite la diretta streaming del Darwin Day di Pikaia (lì hanno davvero Eldredge, Tatterstal, i coniugi Grant…).