Archive for the ‘partecipazione’ Category

stornello di Natale

mercoledì, dicembre 23rd, 2009

E’ un Natale strano e lo è da qualche mese. Cioè, è da qualche mese che la divagatrice sente di vivere in un periodo strano.

Qualche sera fa col marinaio siamo andati a vedere Quella volta lì avevo venticinque anni un inedito di Gaber/Luporini e interpretato da Bisio. Come molti spettacoli di Gaber anche questo è un monologo amaro, densissimo e commuovente. Che sarà la vicinanza alle feste, sarà che poco prima avevamo visto assieme il Canto di Natale in versione Disney, ma alla fine sono uscita da lì con l’idea che quello fosse un canto e che i Signor Scrooge della situazione fossimo tutti noi, la società.
Gaber ripercorre la storia dell’Italia, dal dopoguerra ad oggi e finisce con una riflessione molto amara su quello che siamo diventati (dove ci ha portato il mercato, la corsa sfrenata al consumo, una politica sempre più populista e sempre meno lungimirante) e sul dove rischiamo di finire (e questo non ve lo dico per non spoilerare… andatelo a vedere, se lo rifanno).

Li ho capito che cos’era quella stranezza che percepivo nell’aria. E’ la stranezza data dalla necessità di cambiamento. Capita a tutti, credo. Tipo: siete mai stati piantati all’improvviso dopo anni di fidanzamento/matrimonio? Ecco, quello che si dice sempre è che è successo tutto di colpo, che non c’erano segnali, che il maledetto traditore (senza offese per nessun maledetto traditore…) se ne è andato così da un giorno all’altro, ecc. In realtà i segnali ci sono sempre e si passano periodi anche lunghi a volte, nei quali si percepisce una stranezza, si sa che bisognerebbe fare qualcosa, ma non si sa cosa. Qualcuno riesce a essere più sveglio di altri ascolta i fantasmi che gli fanno visita e prova a risolvere la situazione. I più (e la divagatrice è tra questi) cascano dal pero.

Ecco, in questo strano periodo di aria strana capita che si senta la necessità di cambiare. E le cose stanno cambiando, in piccolo e lentamente, come è giusto che sia, perchè quando si vuole trasmettere un messaggio è importante che il mezzo usato per lanciarlo sia coerente col messaggio stesso.

E, per una volta, quelli che cascano dal pero potremmo non essere noi.

Buon Natale a tutti.

voto Marino perché…

mercoledì, ottobre 21st, 2009

una divagazione politica

voto Marino perché sono una divagatrice scientifica e so che tra i tre lui è l’unico che sa cosa vuol dire fare scienza (e raccontarla) in questo Paese;

voto Marino perché mi piace pensare di averglielo suggerito io scrivendogli, come fanno le ragazzine coi cantanti, molti mesi fa (e mi aveva anche risposto!);

voto Marino perché Franceschini aveva detto che non si sarebbe candidato e Bersani ha aspettato per anni che arrivasse il momento buono lasciando il PD andare a ramengo;

voto Marino perché il PD è andato a ramengo e non servono “aggiustatine” o alleanze con l’UDC ma una bella rivoluzione;

voto Marino perché non ha “accettato” la polpetta avvelenata di Scalfari;

voto Marino perché chissenefrega se non c’ha l’esperienza politica… sa trapiantare i fegati e mi basta come curriculum;

voto Marino perché quel giorno al dibattito sul testamento biologico c’era lui;

voto Marino perché sempre quel giorno gli avevo detto che lui era uno dei pochi elementi che mi tenevano vicina al PD e io sono una divagatrice coerente;

voto Marino perché anche se non è un “giovane” è l’unico che non ha liquidato i “giovani” dicendo che son troppo giovani per poi riciclarli perchè si sa che c’è bisogno dei giovani

voto Marino perché è vero che vincere il confronto con Berlusconi è facile, ma per lui di più;

voto Marino perché se devo pensare a qualcuno che mi rappresenti voglio un qualcuno che sia migliore di me e, sarà che me la tiro, ma gli altri due non li vedo così in alto…

voto Marino perché tanto Bersani lo vota già la Binetti;

voto Marino perché non ho mai avuto così tanta voglia di andare a votare come adesso e deve pur voler dire qualcosa;

voterei Marino anche se non votassi per il PD, perchè è la cosa migliore da fare.

e voi?

noi, l’Iran e la libertà di stampa

domenica, ottobre 4th, 2009

La divagatrice ieri è stata alla manifestazione torinese per la libertà di stampa.

Lì, tra una chiacchera e l’altra, si è trovata a dire che il viaggio in Iran è servito, tra le altre cose, a comprendere a fondo l’importanza dell’informazione.

Ma dovevi andare fino a là per capirlo? In un certo senso sì.

Perchè quello è davvero un altro mondo con una logica tutta sua che non siamo riuscite a decifrare, ma la cosa paradossale è che è così diverso, così distante, che sei obbligato a vedere le cose sotto un altro punto di vista e alla fine riesci a vedere diversamente (con più distacco, forse) anche le cose che succedono qui. Come quell’astronauta che diceva che la cosa più bella che si ricorda del viaggio sulla Luna è stata vedere la Terra… ecco, a noi è successa una cosa del genere.

Là in Iran l’informazione interna è totalmente controllata e quella che arriva dall’esterno è completamente filtrata. In televisione passano solo i film che seguono le rigide regole imposte dal regime e sono in genere filmetti paragonabili ai nostri film musicali degli anni ‘60, oppure psicodrammi amorosi, oppure commediole in stile Vanzina. Le trasmissioni sono del genere scacciapensieri, quindi si vedono molte gare (di cori, di barzellette, sportive), casi umani e telenovelas con personaggi stranieri macchiettati. Tutto il resto sono discorsi o prediche dei vari mullah o politici di turno.
I telegiornali sono apparentemente completi, c’è la cronaca, c’è la politica, ci sono addirittura le notizie dall’estero, tant’è che tutti sapevano dello scandalo dei festini a luci rosse di Berlusconi (per dire…), ma quando poi parli con la gente ti rendi conto che quello che a loro arriva (e quindi quello che si vuol far arrivare) è sempre parziale, nel migliore dei casi, o completamente costruito, nel peggiore.

Chi non ha accesso al web o non parla inglese o non ha parenti all’estero, cioè la maggioranza degli iraniani, che cosa sa di quello che succede nel mondo?
E anche la minoranza ha comunque una visione molto limitata, perchè avere il monopolio dell’informazione e della cultura alla fine condiziona tutto.

Noi abbiamo visualizzato questa cosa in due momenti distinti del nostro viaggio: a Yazd, parlando con Mohammed, il giovane gestore del nostro albergo che, pur essendo uno studente di ingegneria con un inglese da sopravvivenza, nella sua vita ha sempre e solo ascoltato musica iraniana e non sapeva che ne esistessero altre (per la serie chiedi chi erano i Beatles); chiaccherando a Teheran con una ragazza che insegnava inglese all’università e che nonostante fosse molto scafata e riuscisse ad accedere alle notizie presenti sul web, comunque aveva una visione molto parziale di quello che era successo lì a giugno (ad esempio non sapeva che i giornalisti stranieri sono stati rispediti a casa).

Dopo aver pensato che mai e poi mai vorrei vivere in un posto del genere mi sono chiesta: ma da noi, i meccanismi sono davvero così diversi?

Iran, nessun reporter tutti reporter

martedì, giugno 23rd, 2009

La divagatrice è quasi senza parole e chi la conosce sa che è un evento piuttosto raro.
Non mi aspettavo che, in Iran, le cose prendessero la piega che hanno preso. Non ero pronta a vedere i video delle rappresaglie notturne o degli spari sulla folla. Non ero pronta a vedere i ragazzi morire dissanguati. Le immagini delle moto dei basiji che invadono le strade, degli elicotteri che lanciano acqua e gas (qualcuno dice acido) sulla folla e delle camionette che entrano in un campo sportivo trasformato in caserma, sono troppo simili a quelle descritte o viste nei film che raccontano anni terribili per il sudamerica.

Anni fa, in volo verso l’Argentina, ero seduta vicino a un farmacologo, un professore universitario in pensione, che lavorava come consulente per una grossa casa farmaceutica svizzera “si tienen un problema, yo lo resuelvo”. Era argentino, fuggito quando le cose avevano iniziato a mettersi male e adesso, ogni tanto, tornava a casa a trovare i parenti. Arrivati sopra la foresta che unisce Argentina e Brasile, io guardavo giù estasiata tutta quella meraviglia della biodiversità e lui con gli occhi lucidi mi dice “mis amigos estan allì”… io non avevo capito, non potevo capire o forse ero troppo scema per capire, lui se ne è accorto e ha continuato “en el vientre de los caimanes”.

Da allora, quando leggo, vedo o sento qualcosa di simile provo lo stesso brivido devastante di impotenza totale che ho provato in quel momento lì.
In questi giorni quel brivido è costante ed è accentuato dall’evolvere in peggio della situazione. I giornalisti sono stati rispediti a casa o arrestati, le conversazioni telefoniche (quando possibili) vengono intercettate, chi manda mail, scrive sui blog o cerca di mandare notizie via twitter rischia di venire individuato e incarcerato. E tutto questo da un lato fa aumentare la paura per chi sta là, perchè se non sai e non vedi pensi sempre al peggio, soprattutto quando quello che vedi è il peggio. Dall’altro lato ha mandato in tilt i cosiddetti media tradizionali.

Da che mondo e mondo ogni guerra ha i suoi reporter di guerra che poi vincono il Pulitzer, ogni strage ha il suo giornalista di stragi pronto a far vedere in diretta quello che è successo o sta succedendo.
Quello che sta succedendo là, invece (anche se è solo una sensazione, è presto per fare analisi), è una comunicazione dal basso costruita mettendo assieme tante piccole voci provenienti da tantissime persone diverse. In Iran in questo momento non c’è nessun reporter e sono tutti reporter.

Ma nessuna redazione era pronta a questo. Nessuno era pronto a doversi confrontare con fonti non attendibili, a doversi districare tra blog e social network o ad andare a vedere la provenienza e i movimenti dei vari twitter in giro per il mondo per capire se sono veri o fasulli.
E i risultati sarebbero comici se non si parlasse di una tragedia. Dal telegiornale che manda immagini e traduzioni dei servizi della TV di stato iraniana (che parla dei manifestanti come di terroristi) alle pagine dei quotidiani che per stare sulla notizia ed essere “ggiovani” mettono Twitter in homepage, senza filtri, per la serie arrangiatevi e districatevi voi tra i fake e i porno.

In tutto questo un barlume di speranza per l’informazione, almeno qua in Italia, arriva da Friend Feed, dove ezekiel ha fatto praticamente da solo il lavoro che avrebbero dovuto fare i giornali. S’è studiato le fonti, ha cercato di capire quali fossero quelle più affidabili, ha filtrato twitterate, video e blog e da sabato manda un flusso aggiornato e verificato di notizie che permettono di avere un quadro il più possibile veritiero della situazione là. Le trovate qui, su green-revolution.

Prima, in chat, gli ho detto che mi ricorda i licheni. Vivono in un ambiente ostile, nessuno li considera (avete mai regalato un mazzo di licheni?), spesso vengono calpestati, ma sono maledettamente adatti all’ambiente in cui vivono. Sono esploratori, vanno laddove nessuno vuole o può andare e alla fine, per il loro ambiente, quella è la strategia vincente.
L’ambiente sta cambiando e forse essere un po’ licheni in questo momento potrebbe non essere una brutta idea.

- il post è volutamente privo di link. Le cose cambiano troppo in fretta per essere messe qui (e anche questo è un segno dei tempi che cambiano). Andate su green-revolution di FF –

non è neanche avere un’opinione

domenica, maggio 3rd, 2009

partecipazione al sermig

C’è una canzone di Giorgio Gaber che dice “libertà è partecipazione”, noi oggi a Torino e Firenze, abbiamo dato una prova di democrazia partecipando, a questa giornata e siccome, oggi è anche il 25 aprile, questa partecipazione ha, per così dire, un valore doppio.

A parlare è un Corrado Augias visibilmente commosso, alla fine di una giornata intensa alla quale la divagatrice ha preso parte.

Sono seriamente in difficoltà. Ho provato a lungo a pensare ad una forma da dare a questo post e infatti è passata una settimana da quel sabato di fine aprile al Sermig e ancora non ho scritto niente. Il problema è che raccontare le emozioni non è mestiere da divagatori. E, invece, là si giocava con le emozioni, in maniera abbastanza forte.

Alla fine, le cose che avrei potuto dire da divagatrice le trovate riassunte qua, nel documento buttato giù in tempo reale nel quale sono riportate tutte le fasi dell’evento. Ci trovate i risultati delle votazioni, le considerazioni che arrivavano man mano dai tavoli e le proposte per una nuova legge. Ci hanno detto che lo porteranno in Parlamento e di questo sono molto contenta, anche se so che non avrà un particolare peso politico.

Ma, indipendentemente dalle ricadute imediate di quella giornata, ho imparato tre cose.

La prima è che avere un’opinione non basta. Lo so che la maggiorparte dei cittadini non ha nemmeno un’opinione, ma per riuscire a cambiare davvero le cose bisogna sporcarsi le mani, mettendo in conto di stare nel fango a lungo.
La seconda è che sintesi non vuol dire media fra le varie posizioni. Non vuol dire trovare un punto circa a metà sull’ipotetica retta che collega gli “opposti estremismi”, ma vuol dire mettersi in gioco, indossare gli occhiali che ti permettono di vedere la questione sotto un altro punto di vista per produrre qualcosa di nuovo, che non ci sarebbe stato senza quell’incontro. In quel senso sintesi vuol dire arricchimento e crescita.
La terza è che la partecipazione, fatta in quel modo, è uno strumento potentissimo del quale, chi fa il mio mestiere, non può più fare a meno, soprattutto se si lavora nel campo delle tematiche scientifiche controverse.

Il resto lo lascio cantare a Gaber.

Qui i post precedenti sull’argomento.

Torino è sempre più… democratica!

lunedì, aprile 20th, 2009

biennale democraziaCaspita come passa il tempo. Mi rendo conto adesso che son passati dieci giorni dall’ultimo post.

Rimedierò con un post un po’ di servizio, per segnalare un’iniziativa della quale abbiamo parlato qua e qua in passato e che sta per occupare (letteralmente) Torino: la Biennale Democrazia.

La divagatrice, come sapete, si è iscritta all’evento finale del dibattito sul testamento biologico, che si terrà il 25 aprile al Sermig (tutto il dì). Non so se ci sarà il wireless per livebloggare da là (e, no, l’iPhone i divagatori non se lo possono permettere…), ma ci saranno di sicuro Corrado Augias a osservare e commentare e una cabina di regia formata da esperti (tra i quali spicca il senatore Ignazio Marino, padre dell’omonima proposta di legge poi cassata in Parlamento).

Da quel che ho capito leggendo le istruzioni sul sito, verremo divisi in gruppetti, ognuno di noi avrà un tastierino col quale televotare in maniera anonima per una serie di proposte che usciranno nel corso della discussione. Il risultato del televoto non decreterà il vincitore del Grande Fratello o di X-Factor,  ma permetterà di arrivare ad una “sintesi” a fine giornata.

Quello del testamento biologico è solo un piccolo evento nel mare di iniziative che stanno per essere avviate (ecco il calendario).

Si parte il 22 con la lectio magistrale del Presidente Napolitano (per la quale non ci abbiamo nemmeno provato ad andare a far la coda per i biglietti) e si chiude il 26 con una maratona al Circolo dei Lettori.

Nel mezzo un sacco di roba per grandi e piccini. Il programma è da guardare bene per evitare di perdersi qualche chicca, ma la divagatrice già sa che a costo di dormire fuori dal Carignano andrà a sentire Michele Serra il 23 e le Lettere di condannati a morte della resistenza il 25 (al Regio).

Se capitate da queste parti in quei giorni fatevi vivi.

senza parole

giovedì, marzo 26th, 2009

Ieri la divagatrice si iscriveva all’evento finale della Biennale Democrazia sul testamento biologico, carica di belle speranze (ne avevamo parlato qui e qui).

Oggi si chiede se abbia ancora senso.

Marco Cattaneo sul suo blog.

Chiara Lalli su DNews.

Adriano Sofri su Repubblica.

liveblogging dal CICAmP – seconda puntata

domenica, marzo 22nd, 2009

Rieccoci, a reti unificati con il prof., all’assemblea dei soci CICAP.

divagatrice 9.57 – oggi e’ il giorno della contingenza… che risorse abbiamo? riusciremo a fare quello che abbiam pensato ieri?

prof. S.C. 10.05 - Proviamo a riassumere l’idea corrente: una rivista con quattro numeri all’anno. Tre dei numeri sarebbero più “leggeri” di S&P come è adesso, con una grossa parte di articoli brevi e un solo articolo più corposo (la “copertina”) su un argomento circoscritto. Il quarto sarebbe un numero più corposo, più o meno monografico e approfondito e con uno stile un po’ più “serioso” (MicroMega, per dire). Tutti i contenuti strettamente legati all’attualità vanno a finire sul sito della rivista, separato da quello istituzionale del CICAP.

prof. S.C. 10.12 - Pac dice che la divagatrice ha detto la parola magica community. La divagatrice qui accanto gongola.

divagatrice 10.12 – la divagatrice pensa che Pac abbia centrato il punto.

divagatrice 10.18 – Forum dei lettori si’ o forum del lettori no?

prof. S.C. 10.35 – Si parla di Twitter, Microblogging, FriendFeed. Il Direttore patisce un po’.

prof. S.C. 10.45 – Intanto che si discute su quali contenuti vadano sul sito web della rivista, ecco le calze di oggi del Direttore…

divagatrice 10.59 – la divagatrice sta per esplodere. Comunque, per il momento il sito e’ zeppo di roba, mancano ovviamente le persone per farlo.

prof. S.C. 11.05 – il prof. S.C. teme l’esplosione e si discosta un po’. In attesa di piangere miseria per chiedere l’aiuto delle 3600 persone necessarie per fare tutte le rubriche in progetto, passiamo di nuovo a parlare della rivista di carta.

prof. S.C. 11.08 – “False credenze e comodini veri” potrebbe essere una buona rubrica?

divagatrice 11.08 – Ovazione per il titolo della divagatrice. Il prof. suggerisce “il rasoio di bOccam” per la rubrica scettica ispirata a quella di Giorgio Bocca.

prof. S.C. 11.20 – Piace la rubrica dell’Arrotino di Occam (approfondimento teorico-filosofico-epistemologico)? E non si potrebbe aggiungere una Rudimenti di scetticismo per i principianti? Qui propongono pure una rubrica di prestidigititazione, ma il prof. S.C. è fortemente contrario. Fortemente, eh!

divagatrice 11.23 – il Direttore ha detto al prof che pensava che lui fosse un prestigiatore dilettante. Il prof. si e’ irrimediabilmente offeso…

divagatrice 12.01 – il prof ci ha lasciati. Qua si continua ancora per un po’. Il direttore vuole una rubrica per gli insegnanti e sta tenendo una lezioncina sulla propagazione delle idee.

divagatrice 12.21 – anche per la rivista ci sono un sacco di contenuti in ballo, ma mancano le persone…

divagatrice 12.39 -  si parla di grafica… non se ne esce.

divagatrice 12.46 – mah… stiam per finire il tempo a disposizione e anche le forze. Per il momento chiudiamo qui. Prossimamente, magari qualche ragionamento un po’ più complesso.

- fine delle trasmissioni –

liveblogging dal CICAmP

venerdì, marzo 20th, 2009

Mancano ormai poche ore all’inizio dell’assemblea CICAP. Abbiamo detto che è una specie di Barcamp e come ogni Barcamp che si rispetti anche questo cercherà di avere il suo live blogging. Il prof. Sentimento Cuorcontento e la divagatrice cercheranno di aggiornare questo post in tempo reale per raccontare quel che sta succedendo in quel di Torino.

Ma adesso finiscono di preparare le slide…

prof. S.C 10.00 – Ultimi preparativi e si comincia! Niente WiFi, per fortuna abbiamo portato un cavo se no addio liveblogging…

divagatrice 10.30 – Abbiamo fatto il nostro show. Si parlava di faccia del CICAP e c’erano facce perplesse.

prof. S.C 10.35 – La produzione di facce perplesse erano lo scopo dello show, quindi missione compiuta. Adesso via al lavoro dei gruppi.

prof. S.C. 11.15 – Oh, qualcun altro che non ama perdutamente i prestigiatori! (Tranne Silvan a quanto pare, vabbè…)

divagatrice 11.25 – Primo commento della divagatrice”Ogni target ha il suo mezzo”. Perla di saggezza. Per un po’ stara’ zitta…

prof. S.C. 11.40 – Per ora il dibattito è tra fare Focus e fare MicroMega: la divagatrice dice che bisogna scrivere su Vanity Fair. Posso proporre anche Playboy?

divagatrice 11.42 – la rivista serve per reclutare o approfonire? Mentre cerchiamo di capirlo si divaga sulle calze del Direttore, a righe come quelle della divagatrice.

prof. S.C. 11.49 – il prof. Sentimento Cuorcontento esprime la sua perplessità sulle calze in questione…

divagatrice 11.53 – il Direttore vuole rendere la rivista autonoma dal CICAP… scissione? Si parla di WWF, LIPU e psoriasi come esempi. “Tu non hai comprato la rivista sulla psoriasi, ne sei diventato socio!”

prof. S.C. 12.00 – Secondo Pac è come dire “io mi voglio sposare perchè credo nel matrimonio, però mi tocca tenermi anche la moglie”…

prof. S.C. 12.05 – A proposito, c’è qualcuno lì fuori che legge? Potete commentare!

divagatrice 12.04 – si entra un po’ nel vivo della discussione. Pac propone il modello Limes per rendere la rivista uno strumento di informazione e approfondimento. Ma come si campa? Micromega vive anche grazie alle sovvenzioni. Focus e gli altri vivono di pubblicita’. E noi?

prof. S.C. 12.11 - Noi viviamo coi soldi della CIA e delle multinazionali farmaceutiche, lo sanno tutti. Il dibattito ora è se la rivista serva per l’approfondimento o per cercare nuovi soci e “diffondere il verbo”.

divagatrice 12.20 – il prof. dice a gran voce che la rivista non puo’ essere lo strumento per diffondere il verbo. La divagatrice continua a pensare a Vanity Fair…

prof. S.C. 12.26 – “e poi semmai alle scuole je famo un CD così”

divagatrice 12.34 – tutti concordi sul modello Settimana Enigmistica, con le cose facilitate all’inizio e il Bartezzaghi al fondo. Il problema, al momento irrisolvibile, e’ sulla scelta dei soggetti per le fotine…

prof. S.C. 12.43 – “Scrivete solo voi che siete saputi!”

prof. S.C. 12.50 – Enrico Scalas da Alessandria suggerisce il modello delle Liquid Publications, e manda un link. Cerchiamo di capire di cosa si tratta durante la pausa pranzo…

prof. S.C. 12.55 – E benvenuto a chi ci legge da Marburg… o è Enrico in trasferta?

divagatrice 12.55 – la divagatrice si rende conto che chi non e’ qui e non conosce le dinamiche del CICAP probabilmente non sta campendo nulla… e si scusa.

divagatrice 12.58 – stiamo per andare a pranzo, ma il prof. ha appena lanciato un grosso argomento di discussione. Perche’ non ampliamo un po’? Perche’ non usiamo i mysteri anche per raccontare di scienza?

prof. S.C. 13.05 – Enrico sta cercando di portare avanti dei rapimenti alieni. Adesso ci informiamo cosa intenda dire…

prof. S.C. 13.10 – Giuliana prende gli appunti e Alberto fa le foto…


- pranzo -

divagatrice 14.18 – tornati dal pranzo. Adesso si va in plenaria per cercare di fare un po’ il punto e capire che cosa e’ successo negli altri gruppi.
divagatrice dalla plenaria – parla Marta del gruppo Gruppi (quelli che cercano di capire come organizzare i gruppi locali). L-immagine dei gruppi locali deve rispeccchiare quella del CICAP Nazionale oppure possono essere in qualche modo regionalizzati? Che cosa ci si aspetta quando si entra in un gruppo locale? Come si fa a “creare” un gruppo? E come si fa a fare rete? Marta avanza la proposta di fare la Giornata dello Scettico, nel corso della quale tutti i gruppi locali fan festa e si fan conoscere (dalla sala si propone di scegliere come giorno quello di San Tommaso…qualcuno sa quando ricorre?).

divagatrice dalla plenaria- prende la parola Massimo (gruppo Eventi) e ci racconta di come abbiano parlato di creare aventi nuovi legati magari al turismo (il tour scettico).

prof. S.C. dalla plenaria – Anche quello dei forum online sembra essere un argomento “caldo”, col problema però di poter essere invasi dai troll. Rimane, qualcuno osserva, il problema di quelli che internet proprio non se la filano… comunque ci sono molte proposte di sistemi collaborativi e partecipativi sul web, come i Wiki. Sarà contenta la divagatrice…

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice infatti e’ contenta. Qua si divaga anche abbastanza parlando di veline scettiche e calendari delle scettiche.

prof. S.C. dalla plenaria - E adesso è quindi contento anche il prof. S.C!
divagatrice dalla plenaria – tutti concordi nel dire che il problema e’ il target. A chi diavolo ci dobbiamo rivolgere?

divagatrice dalla plenaria - Francesco (gruppo Indagini) ci racconta che sono giunti alla conclusione che per chi ci guarda da fuori il CICAP senza indagini non esiste. Quindi fare indagini, ma quali? Star sulla notizia e quindi adeguarsi ai media oppure fregarsene?

prof. S.C. dalla plenaria - A questo punto della discussione sembra che si debba star dietro ai media: indago su quello di cui parla Voyager. Incidentalmente, il prof. S.C. è d’accordo: anche dal punto di vista comunicativo è importante seguire le cose che interessano al pubblico in quel momento, anche se magari da investigare non sono così interessanti.

prof S.C. dalla plenaria - Altra cosa che emerge chiaramente è che dobbiamo essere veloci, se vogliamo farci ascoltare. A questo si aggiungono le “indagini” con tempi lunghi o respiro più ampio fatte su iniziativa di singoli interessati, come il lavoro sulla Spada nella Roccia di S. Galgano fatto da Gigi.

divagatrice dalla plenaria - Gigi dice che prima di inventarci l’acqua calda bisognerebbe guardare cosa han fatto gli altri gruppi scettici nel mondo. La divagatrice concorda.

prof. S.C. dalla plenaria - Andrea, giustamente, osserva che dato che abbiamo solo un giorno e mezzo vale la pena pensare a come proseguire la discussione: per email, su un Wiki, boh?

prof. S.C. dalla plenaria - La divagatrice è contenta perchè ha chiesto se questo modo di discutere piace e qualcuno ha risposto di sì… e Marta annuncia che alle quattro e mezza ci sarà il coffee break. Ovazione.

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice sa che l’ovazione e’ per lei…

prof. S.C. 15.42 - Tornati alla sessione sulla rivista, abbiamo qualche problema di rete.

divagatrice 16.20 – è uscito un grosso argomento e la divagatrice è contentissima. Abbiamo la tendenza a raccontare il percorso di indagine piuttosto che a far fare il percorso a chi ci legge. Figo. Come se ne esce?

prof. S.C. 16.37 – Non se ne esce, almeno per ora. Coffee break!

divagatrice 17.01 – Durante il coffee break (per Enrico, tegole della val d’aosta, canestrelli e gianduiotti) siam giunti alla conclusione che la rivista deve essere bella. Tutti d’accordo.

divagatrice 17.34 – Non si riesce a trovare il punto.

divagatrice 17.48 – Forse forse il punto l’abbiam trovato. Tre tipi di target, con tre livelli di approfondimento e tre tipologie di comunicazione differente.

prof. S.C. 17.52 – C’è un livello “zero” che è il pubblico generico, un livello “uno” che sono gli abbonati a S&P ed un livello “due” che sono i lettori più scafati, pe rintenderci quelli che leggono i “Quaderni”. Sembra chiaro che la rivista non è il modo giusto per il livello “zero”, ma non si capisce ancora bene come funzionino gli altri due.

divagatrice 18.15 – si torna in plenaria. Da là non riusciremo a bloggare.

un barcamp per i vent’anni del CICAP

sabato, marzo 14th, 2009

cicap_changeIl CICAP compie vent’anni. Vent’anni non sono pochi. La gente cambia, le mode cambiano, si archiviano vecchie credenze e ne spuntano di nuove.
E gli anniversari portano sempre a riflettere e a porsi domande.

Il CICAP è cambiato? Gli obiettivi son rimasti gli stessi? E il modo per raggiungerli? Stiam facendo i passi giusti? Riusciamo a essere presenti in questo mondo 2.0 come vorremmo? E se non ci riusciamo, come possiamo migliorare?

Capita, quando si sta dentro da un po’ ad un’associazione, un’azienda o un partito di dedicarsi totalmente alla gestione e di perdere di vista il punto. C’è poco da fare, si tende ad essere conservatori, un po’ come il celacanto che vive nel suo habitat ed è uguale al fossile di centinaia di milioni di anni fa. Alla fine ci si piace, le strutture che ci sono danno sicurezza e ci si affeziona. La rivista che magari all’inizio ti sembrava fredda e impersonale, dopo un po’ ti piace perchè la senti tua e cambiarla vuol dire faticare, correre il rischio di sbagliare e di perdere abbonati. E il discorso vale un po’ per tutto, dalla gestione delle indagini all’organizzazione di eventi.
Ci sono associazioni, aziende e partiti che vivono bene così come i celacanti e che saranno uguali a loro stessi per il resto della loro vita.

E poi ci sono associazioni, aziende o partiti che sperimentano, ci provano e poi se va male… be’, almeno ci abbiam provato. Ma a volte va bene.

Il CICAP, il prossimo weekend, farà un esperimento di partecipazione del quale avevamo parlato qua, un’assemblea dei soci organizzata a mo’ di Barcamp, il primo CICAmP della storia.
L’idea è quella di guardare a quel che è stato in passato e di pensare assieme al CICAP del futuro.
Assieme chi? Be’, tutti quelli che vorranno esserci. Dal Segretario al novellino arrivato dopo l’ultimo convegno, tutti uniti a cercare di ritrovare il punto. Come nei Barcamp ci saranno dei gruppi che lavoreranno in parallelo su alcuni temi, dei momenti di assemblea pleanaria, non ci saranno presentazioni frontali, ognuno avrà diritto di parola e si spera di arrivare alla fine della due giorni con qualche risposta.

La divagatrice, che quando si parla di partecipazione è sempre in prima fila, ha il doppio ruolo di coordinare (assieme a Lorenzo Montali, Il Direttore) il gruppo di lavoro sulla rivista e di condurre una discussione trasversale in plenaria (assieme a Stefano, Il Professor Sentimento Cuorcontento) sulla comunicazione (e poi è stata incaricata anche di fare la spesa per il coffee break…).
Altri saranno impegnati in discussioni sulle indagini, altri ancora sulla necessità di creare una rete di gruppi locali e altri ancora parleranno di quali eventi organizzare (e come).

Probabilmente non ci sarà la rivoluzione, non usciremo da lì con un’associazione nuova di zecca nè con la formuletta per decuplicare il numero di soci e sicuramente sarebbe stato più semplice per tutti prendere decisioni, magari innovative, a livello di consiglio direttivo. Ma, anche qui, come nell’episodio dei dehors al Biberon, quel che conta non è tanto il risultato, ma il percorso che si fa per arrivarci. La divagatrice in vena lirica del post precedente direbbe che

il coinvolgimento è il primo passo per il cambiamento