Archive for the ‘consigli di lettura e visione’ Category

il mondo è pieno

sabato, febbraio 6th, 2010

di libri che non ti aspetti.

Tra questi ci sono i due che il marinaio ha portato alla divagatrice dall’America e che potrebbero tornare utili al piccolo Charles in viaggio per il mondo. Sì, perchè c’entrano sia con le cose di Charles sia con i viaggi.

La tendenza alla divagazione compulsiva anche nella vita aveva fatto approdare la divagatrice alle pagine delle Rough Guide. In realtà era in cerca di ispirazione per un viaggio natalizio: San Pietroburgo? No, troppo freddo. Istanbul? No, troppo caro l’aereo. Praga? Mah, scontato. Evolution? Scusa, hai detto Evolution? E che c’entra l’evoluzione con le Rough Guide?

Eh, c’entra. Un po’ perchè l’evoluzione c’entra sempre e un po’ perchè da qualche anno l’editore delle Rough ha deciso di mettersi a pubblicare guide a cose che c’entrano con la scienza. E quindi l’evoluzione, ma anche DNA e clonazione (che è qui di fianco a me mentre scrivo), cambiamenti climatici, cervello, ecc.

La struttura è quella di una guida Rough: suddivisione per temi, approfondimenti su specifici argomenti e un sacco di informazioni interessanti e utili di contorno. Ovvio, non si parla di ostelli e pizzerie, ma potete trovare una lista pressoché completa di dischi, romanzi, film, locali e itinerari legati al tema trattato. Saprete quali mp3 avrebbe caricato Darwin nell’iPod (se ce l’avesse avuto) e potrete girare per Londra ripercorrendo i suoi passi.

Nel caso Rough sull’evoluzione, Mark Pallen, l’autore ha fatto l’esperimento di livebloggare in diretta le varie fasi di realizzazione e ne è uscito un blog molto bello che mescola scienza e canzonette (non siamo i soli a divagare…).

comunicare la scienza a Torino

domenica, gennaio 10th, 2010

locandinaA Torino sta per ripartire il corso di comunicazione della scienza del Rasoio di Occam.
La divagatrice, quando era ancora solo una dottoranda in Neuroscienze dalle idee confuse, ha guardato per almeno due anni di fila il manifesto pubblicitario del corso chiedendosi se quella poteva essere la soluzione alla confusione. Al terzo anno ha deciso che l’unica era provare e per sicurezza, con un bel po’ di faccia di tolla, ha mandato una mail a Piero Bianucci.

La risposta era stata chiara: quello è un ottimo corso, non ti darà il lavoro, ma d’altronde se fai il dottorato sei abituata a ottimi corsi che non ti danno un lavoro; c’è bisogno di comunicatori della scienza, ma è difficilissimo emergere e tirarci fuori uno stipendio; metti in conto di fare un bel po’ di gavetta e di doverti reinventare ogni giorno, metti anche in conto che potrebbe non essere mai la tua professione, ma se ci vuoi provare quella è una delle strade migliori da percorrere.

Ora, non so voi, ma a me queste parole mi son sembrate molto incoraggianti. E quindi mi sono iscritta, ho seguito il corso, ho imparato che per scrivere bene, anche di scienza, bisogna avere il jazz in testa, che non ci si può fidare di nessuno anche se a un certo punto siamo obbligati a fidarci di qualcuno e saper scegliere di chi fidarsi è un (bel) mestiere, che il comunicatore della scienza non è un traduttore come tutti dicono, è qualcosa di molto più simile al mediatore culturale e, come tutti i mediatori, anche qua è un casino riuscire a trovare i punti comuni dai quali partire per discutere.

E poi, ovviamente, aveva ragione Bianucci: il corso è fatto bene, ma il lavoro te lo devi costruire tu pian piano ogni giorno, mettendo in conto di lavorare per pochi soldi (e spesso di perderceli). Ma continua a essere comunque un messaggio incoraggiante. Credo.

I divagatori quest’anno sono entrati a far parte del gruppo dei docenti, in buonissima compagnia, e si occuperanno della parte relativa alla progettazione dei laboratori scientifici per grandi e piccini (che poi è quello che sappiam fare). Le iscrizioni per la preselezione sono aperte fino al 20 di gennaio (e qui le info su luoghi, orari e costi). Se siete fra quelli che vogliono fare questo mestiere, provateci.

Ah, si, son passati cinque anni, ma la confusione rimane, fortunatamente.

Preghiera darwiniana, il reading

giovedì, maggio 21st, 2009

lella costa

I casi della vita.

Ieri parlavamo di Ida e di come le misconcezioni sull’evoluzione – l’idea di anello mancante o, come dice Fabio nei commenti al post precendete, il bisogno di anelli mancanti – siano radicate nella nostra cultura. E ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare al reading di Lella Costa di Preghiera Darwiniana, il libro di Michele Luzzatto uscito un annetto fa.

“Ma che coincidenza è? Sei sempre lì che parli di evoluzione…”
Vero, infatti parliamo d’altro, circa.

Ieri sera mentre guardavo il pubblico che guardava Lella Costa che leggeva il libro di Michele pensavo “questo è l’unico modo per comunicare quella cosa lì”.
Nel caso del libro quella cosa lì è il nocciolo del dibattito sull’evoluzione. Il rapporto tra scienza e fede. Tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Tra i limiti che impone la Natura e quelli che ci imponiamo noi esseri umani parlando a nome del nostro, se ce l’abbiamo, Dio. Vi sembra poco? E’ il punto centrale di tutte le discussioni in corso che vedono la scienza e i suoi derivati come protagonisti. E nessuno riesce a far passare (anzi, a far “arrivare”) alcunchè su quel tema lì.

Michele ha scritto un monologo. Come Darwin anche lui ha lasciato passare molto tempo prima di pubblicare. Vent’anni di pensieri e ragionamenti condensati in 90 pagine. Forse inizialmente voleva scrivere un saggio, ma gli è venuto un monologo. Una storia, che ha un inizio e una fine, che ha dei tempi, un ritmo variabile, alcuni tormentoni che ti fanno familiarizzare con il racconto, si ride e si piange (non si direbbe, ma sotto la corazza della divagatrice, batte un cuore molto sensibile) e a un certo punto vuoi che chi legge acceleri per vedere come va a finire.

Che poi è vero che Lella Costa non è l’ultima arrivata, ma come ci diceva lei dopo lo spettacolo, alla fine basta leggerlo così com’è per sentire quelle cose. E quello che ti dà quella lettura o un ascolto collettivo come quello di ieri non è paragonabile a nessun saggio, a nessuna lezione e a nessun documentario. Quelle son parole che arrivano dritte dritte alle parti meno razionali del nostro cervello e va bene così, proprio come una telenovela (e spero che l’autore non me ne voglia per il paragone).
Poi che si usino le vicende della Bibbia o quelle di Palazzo Palladini poco conta. Quel che conta è che alla fine uno capisce. Anzi, no: fa suo.

Da tempo i divagatori si stanno interrogando sui mezzi da utilizzare per comunicare quella scienza che viene percepita con le parti meno razionali del cervello, quella che fa paura, che fa discutere e arrabbiare. E l’arte, nelle sue varie declinazioni (avrete capito che per la divagatrice, anche le telenovelas sono arte) ultimamente è una delle risposte che si stanno dando.

preghiera darwinianaAnche se, come direbbe Michele, per la tradizione ebraica (talmudica, se ricordo bene), le risposte son noiose. Quel che conta è farsi le domande giuste.

Preghiera darwiniana, Michele Luzzatto, Raffaello Cortina Editore, 2008. 9 euro.

la dura realtà (virtuale)

mercoledì, maggio 6th, 2009

Marika ha iniziato a produrre cartoni animati, usando Xtranormal.
Sul sito dicono che If you can type you can make movie e Marika dice che in venti minuti ha realizzato la prima puntata… la divagatrice  dopo aver impiegato mezz’ora una sera per far dire “ciao” ad un omino ha deciso che i cartoni animati non fanno per lei.

Probabilmente su youtube si trovano decine di carotni realizzati con quel coso, ma la serie prodotta da Marika è particolarmente bella perché è coerente col mezzo e per chi si occupa di comunicazione (in particolare della scienza) la coerenza è fondamentale. Gli omini (bisognerebbe chiamarli avatar) parlano di loro stessi e dei problemi che incontrano nella loro “vita”. Ci sono le frustrazioni di chi vorrebbe avere le ali o un vestito figo come gli avatar di SecondLife e invece al massimo gli si può cambiare colore dei capelli ed emerge la voglia di provare emozioni e sensazioni come i propri corrispondenti umani. Non so se sia voluta, ma in tutta la serie c’è una tristezza di fondo, come in certi film d’essay che ti fanno uscire dal cinema con un peso sullo stomaco. Penso all’omino che racconta di quel suo amico avatar di Skype abbandonato dal suo umano per passare a twitter o di quello di SecondLife che aspetta da tre mesi che il suo umano torni ad animarlo, ma si sa che dopo tre mesi non tornano più

La divagatrice adesso pensa a tutti gli avatar che ha creato e abbandonato e in particolare ad una, quella di SecondLife, Irina, bellissima, con lunghi capelli biondi (ma senza ali). Irina l’ha accompagnata a vedere molte isole e le ha permesso di chiaccherare con altri avatar trovati per caso (pochissimi) nelle isole in cui si faceva divulgazione. Poi una sera la divagatrice ha deciso che quel vestito di default non rendeva onore alla bellezza di Irina e ha deciso di trovarle qualcosa di originale. Così l’ha svestita e ha iniziato a cercare magliette, jeans, gonne e Irina sempre lì nuda ad aspettare. Poi è squillato il telefono “ciao divagatrice, ci sei per una birra?”. La divagatrice ha lasciato Irina lì, nuda, promettendole che al ritorno l’avrebbe vestita, ma son passati più di tre mesi ormai e, si sa, che dopo tre mesi non tornano più

rimettendo Darwin al suo posto nel mondo

giovedì, marzo 26th, 2009

compagno darwinIeri la divagatrice è stata chiamata dalla Radiotelevisione Svizzera per una consulenza. Si parlava di Darwin, di teoria dell’evoluzione e di avanzata del creazionismo.
Mentre cercava di trovare il punto da sintetizzare in una frase che fosse sufficientemente radiofonica ha ripensato agli ultimi anni e a Biutiful. Vi ricordate della vicenda del piccolo Jack e della fecondazione eterologa? Ecco, con Darwin probabilmente è lo stesso.
Quando sono arrivate le prime avvisaglie del creazionismo anche in Italia tutti si sono stupiti. La teoria dell’evoluzione, per quanto nella scienza nulla sia definitivo, è abbastanza come la legge della relatività di Einstein. Un qualcosa di consolidato. Non si capiva il perchè di tanto accanimento improvviso e quindi tutti giù a rispondere agli attacchi. Anche la divagatrice. I creazionisti (dichiarati o no) attaccano e noi rispondiamo, punto per punto. Non gliela daremo vinta! Un po’ come se guardando Biutiful ci si attaccasse a ogni singolo dettaglio sbagliato per rispondere. Battaglia senza fine col risultato di fare la figura dei pirla che se la prendono per niente.

E quindi? Come fare? Perchè se la prendono con il povero Darwin? Cosa c’è dietro?

Capita, quando ci si affeziona ad un argomento di perdere la visione d’insieme e di iniziare a diventare sospettosi e pensare ai complotti. Anche la divagatrice per un po’ è stata complottista. Ma poi son successe due cose: ha ripreso in mano i dati di un lavoro che aveva fatto un paio di anni fa sulla distribuzione di articoli che parlassero di Darwin sui quotidiani nazionali e ha letto il libro Compagno Darwin (Sironi, 2009).

Quei dati dicevano che tra il 1998 (inizio dell’indagine) e il 2004 praticamente nessun giornale parlava di Darwin. Dal 2004 in avanti c’è stata una lenta progressione per arrivare ad un picco nel 2005, subito dopo il referendum sulla fecondazione assistita. E da quel picco, il buon vecchio Charles è stato costantemente fra i protagonisti delle cronache.

Però, ritrovando una visione d’insieme, quel che ne esce è una sorta di presenza costante degli argomenti scientifici nei vari mezzi di informazione. La scienza sta diventando sempre più presente nella vita di tutti noi. Ci viene chiesto di prendere decisioni, di votare e spesso l’agenda politica la si fa sulla base di argomenti di tipo scientifico (pensiamo ai dibattiti sul clima, sulle energie alternative, sul testametno biologico). Ne parlano esponenti politici, personaggi televisivi, opinion leader, ecc.

Ieri rileggeva le conclusioni di Compagno Darwin e alla fine la tesi degli autori è un po’ questa. C’è poco da fare. Se la scienza diventa in qualche modo importante per la società è inevitabile che se ne parli e spesso se ne parla male, perdendo di vista il punto, cambiando le carte in gioco, adattandola alle esigenze del momento, tirandola per la giacchetta da una parte e dall’altra. E vale per il testamento biologico come per Darwin.

Ci si può scontrare e portare avanti una battaglia all’ultima risposta, oppure fare come con Biutiful… prendere atto che è così, che si viene distorti, fraintesi, strumentalizzati e adattati al copione e trovare il modo di sfruttare questa cosa per cercare di creare un minimo di consapevolezza.

Adesso la domanda è… come fare?

- alla fine poi non è intervenuta in trasmissione, ma la puntata è stata molto bella (lo stesso…;)). La trovate qui in streaming -

liveblogging dal CICAmP

venerdì, marzo 20th, 2009

Mancano ormai poche ore all’inizio dell’assemblea CICAP. Abbiamo detto che è una specie di Barcamp e come ogni Barcamp che si rispetti anche questo cercherà di avere il suo live blogging. Il prof. Sentimento Cuorcontento e la divagatrice cercheranno di aggiornare questo post in tempo reale per raccontare quel che sta succedendo in quel di Torino.

Ma adesso finiscono di preparare le slide…

prof. S.C 10.00 – Ultimi preparativi e si comincia! Niente WiFi, per fortuna abbiamo portato un cavo se no addio liveblogging…

divagatrice 10.30 – Abbiamo fatto il nostro show. Si parlava di faccia del CICAP e c’erano facce perplesse.

prof. S.C 10.35 – La produzione di facce perplesse erano lo scopo dello show, quindi missione compiuta. Adesso via al lavoro dei gruppi.

prof. S.C. 11.15 – Oh, qualcun altro che non ama perdutamente i prestigiatori! (Tranne Silvan a quanto pare, vabbè…)

divagatrice 11.25 – Primo commento della divagatrice”Ogni target ha il suo mezzo”. Perla di saggezza. Per un po’ stara’ zitta…

prof. S.C. 11.40 – Per ora il dibattito è tra fare Focus e fare MicroMega: la divagatrice dice che bisogna scrivere su Vanity Fair. Posso proporre anche Playboy?

divagatrice 11.42 – la rivista serve per reclutare o approfonire? Mentre cerchiamo di capirlo si divaga sulle calze del Direttore, a righe come quelle della divagatrice.

prof. S.C. 11.49 – il prof. Sentimento Cuorcontento esprime la sua perplessità sulle calze in questione…

divagatrice 11.53 – il Direttore vuole rendere la rivista autonoma dal CICAP… scissione? Si parla di WWF, LIPU e psoriasi come esempi. “Tu non hai comprato la rivista sulla psoriasi, ne sei diventato socio!”

prof. S.C. 12.00 – Secondo Pac è come dire “io mi voglio sposare perchè credo nel matrimonio, però mi tocca tenermi anche la moglie”…

prof. S.C. 12.05 – A proposito, c’è qualcuno lì fuori che legge? Potete commentare!

divagatrice 12.04 – si entra un po’ nel vivo della discussione. Pac propone il modello Limes per rendere la rivista uno strumento di informazione e approfondimento. Ma come si campa? Micromega vive anche grazie alle sovvenzioni. Focus e gli altri vivono di pubblicita’. E noi?

prof. S.C. 12.11 - Noi viviamo coi soldi della CIA e delle multinazionali farmaceutiche, lo sanno tutti. Il dibattito ora è se la rivista serva per l’approfondimento o per cercare nuovi soci e “diffondere il verbo”.

divagatrice 12.20 – il prof. dice a gran voce che la rivista non puo’ essere lo strumento per diffondere il verbo. La divagatrice continua a pensare a Vanity Fair…

prof. S.C. 12.26 – “e poi semmai alle scuole je famo un CD così”

divagatrice 12.34 – tutti concordi sul modello Settimana Enigmistica, con le cose facilitate all’inizio e il Bartezzaghi al fondo. Il problema, al momento irrisolvibile, e’ sulla scelta dei soggetti per le fotine…

prof. S.C. 12.43 – “Scrivete solo voi che siete saputi!”

prof. S.C. 12.50 – Enrico Scalas da Alessandria suggerisce il modello delle Liquid Publications, e manda un link. Cerchiamo di capire di cosa si tratta durante la pausa pranzo…

prof. S.C. 12.55 – E benvenuto a chi ci legge da Marburg… o è Enrico in trasferta?

divagatrice 12.55 – la divagatrice si rende conto che chi non e’ qui e non conosce le dinamiche del CICAP probabilmente non sta campendo nulla… e si scusa.

divagatrice 12.58 – stiamo per andare a pranzo, ma il prof. ha appena lanciato un grosso argomento di discussione. Perche’ non ampliamo un po’? Perche’ non usiamo i mysteri anche per raccontare di scienza?

prof. S.C. 13.05 – Enrico sta cercando di portare avanti dei rapimenti alieni. Adesso ci informiamo cosa intenda dire…

prof. S.C. 13.10 – Giuliana prende gli appunti e Alberto fa le foto…


- pranzo -

divagatrice 14.18 – tornati dal pranzo. Adesso si va in plenaria per cercare di fare un po’ il punto e capire che cosa e’ successo negli altri gruppi.
divagatrice dalla plenaria – parla Marta del gruppo Gruppi (quelli che cercano di capire come organizzare i gruppi locali). L-immagine dei gruppi locali deve rispeccchiare quella del CICAP Nazionale oppure possono essere in qualche modo regionalizzati? Che cosa ci si aspetta quando si entra in un gruppo locale? Come si fa a “creare” un gruppo? E come si fa a fare rete? Marta avanza la proposta di fare la Giornata dello Scettico, nel corso della quale tutti i gruppi locali fan festa e si fan conoscere (dalla sala si propone di scegliere come giorno quello di San Tommaso…qualcuno sa quando ricorre?).

divagatrice dalla plenaria- prende la parola Massimo (gruppo Eventi) e ci racconta di come abbiano parlato di creare aventi nuovi legati magari al turismo (il tour scettico).

prof. S.C. dalla plenaria – Anche quello dei forum online sembra essere un argomento “caldo”, col problema però di poter essere invasi dai troll. Rimane, qualcuno osserva, il problema di quelli che internet proprio non se la filano… comunque ci sono molte proposte di sistemi collaborativi e partecipativi sul web, come i Wiki. Sarà contenta la divagatrice…

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice infatti e’ contenta. Qua si divaga anche abbastanza parlando di veline scettiche e calendari delle scettiche.

prof. S.C. dalla plenaria - E adesso è quindi contento anche il prof. S.C!
divagatrice dalla plenaria – tutti concordi nel dire che il problema e’ il target. A chi diavolo ci dobbiamo rivolgere?

divagatrice dalla plenaria - Francesco (gruppo Indagini) ci racconta che sono giunti alla conclusione che per chi ci guarda da fuori il CICAP senza indagini non esiste. Quindi fare indagini, ma quali? Star sulla notizia e quindi adeguarsi ai media oppure fregarsene?

prof. S.C. dalla plenaria - A questo punto della discussione sembra che si debba star dietro ai media: indago su quello di cui parla Voyager. Incidentalmente, il prof. S.C. è d’accordo: anche dal punto di vista comunicativo è importante seguire le cose che interessano al pubblico in quel momento, anche se magari da investigare non sono così interessanti.

prof S.C. dalla plenaria - Altra cosa che emerge chiaramente è che dobbiamo essere veloci, se vogliamo farci ascoltare. A questo si aggiungono le “indagini” con tempi lunghi o respiro più ampio fatte su iniziativa di singoli interessati, come il lavoro sulla Spada nella Roccia di S. Galgano fatto da Gigi.

divagatrice dalla plenaria - Gigi dice che prima di inventarci l’acqua calda bisognerebbe guardare cosa han fatto gli altri gruppi scettici nel mondo. La divagatrice concorda.

prof. S.C. dalla plenaria - Andrea, giustamente, osserva che dato che abbiamo solo un giorno e mezzo vale la pena pensare a come proseguire la discussione: per email, su un Wiki, boh?

prof. S.C. dalla plenaria - La divagatrice è contenta perchè ha chiesto se questo modo di discutere piace e qualcuno ha risposto di sì… e Marta annuncia che alle quattro e mezza ci sarà il coffee break. Ovazione.

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice sa che l’ovazione e’ per lei…

prof. S.C. 15.42 - Tornati alla sessione sulla rivista, abbiamo qualche problema di rete.

divagatrice 16.20 – è uscito un grosso argomento e la divagatrice è contentissima. Abbiamo la tendenza a raccontare il percorso di indagine piuttosto che a far fare il percorso a chi ci legge. Figo. Come se ne esce?

prof. S.C. 16.37 – Non se ne esce, almeno per ora. Coffee break!

divagatrice 17.01 – Durante il coffee break (per Enrico, tegole della val d’aosta, canestrelli e gianduiotti) siam giunti alla conclusione che la rivista deve essere bella. Tutti d’accordo.

divagatrice 17.34 – Non si riesce a trovare il punto.

divagatrice 17.48 – Forse forse il punto l’abbiam trovato. Tre tipi di target, con tre livelli di approfondimento e tre tipologie di comunicazione differente.

prof. S.C. 17.52 – C’è un livello “zero” che è il pubblico generico, un livello “uno” che sono gli abbonati a S&P ed un livello “due” che sono i lettori più scafati, pe rintenderci quelli che leggono i “Quaderni”. Sembra chiaro che la rivista non è il modo giusto per il livello “zero”, ma non si capisce ancora bene come funzionino gli altri due.

divagatrice 18.15 – si torna in plenaria. Da là non riusciremo a bloggare.

brodo primordiale

giovedì, febbraio 5th, 2009

carrolLa divagatrice sta studiando e dorme poco. Ieri ha comprato il fascicolo delle Scienze con libro di Carroll allegato (del quale il Prof Cuorcontento ha tessuto le lodi) e stanotte l’ha letto tutto. Nel microsogno che è riuscita a fare ha visto Carroll che faceva marameo a Carlotto fermo a pagina 2 da giorni e a Larsson fermo a pagina 30 da settimane. Il che la dice lunga sul benessere interiore che la pervade.

Allora, non so se ve ne siete accorti, ma a febbraio casca il bicentenario della nascita di Darwin. Delirio generalizzato. Pare che ogni scuola, libreria, museo, ente, circolo arci e birreria di quartiere debba avere a febbraio il suo Darwin Day. Non esiste biologo, filosofo della scienza, saggista e addestratrore di fringuelli che in quel periodo non abbia il suo momento di gloria (per avere un’idea del delirio buttate un occhio sul calendario che Emanuele sta aggiornando). I più facoltosi hanno fatto venire dall’estero gente del calibro di Eldredge. I meno facoltosi si devono accontentare e raschiando ben bene il fondo del barile si arriva anche alla divagatrice, che non è una biologa, non è una filosofa della scienza, non è una saggista e non ha mai avuto un fringuello, ma deve aver detto la parola evoluzione (soprattutto associata ai Pokemon) un numero sufficiente di volte a farle raggiungere di diritto lo status di “evoluzionista”…

E quindi l’evoluta divagatrice terrà nella settimana che va dal 9 al 15 febbraio la bellezza di 13 conferenze, di cui due aperte al grande pubblico e alle quali siete, ovviamente, invitati (le trovate negli eventi sulla sinistra). A sommarsi a questa cosa c’è la richiesta di scrivere le voci sul creazionismo, l’Intelligent Design e correlati per l’enciclopedia del CICAP di prossima uscita, curata dall’illustre Professore e dal suo compare.
Tutto molto bello, non fosse che, come sempre quando deve parlare di queste cose, la divagatrice entra in crisi esistenziale.
Qual è il punto?
Parlare del creazionismo americano ha ancora senso? Non si rischia di dar troppo peso ad un qualcosa che qua nessuno conosce? E questa forma tutta italiana di attacco alla teoria dell’evoluzione, cosa nasconde? E’ possibile scollegarlo dalle vicende che vediamo sbattute ogni giorno sui giornali? E’ come sostengono alcuni un problema di accentuazione degli scontri per cercare di far perdere il punto? E’ in gioco la laicità (ammesso che ci sia mai stata) dello Stato?
La testa della divagatrice ricorda molto il brodo primordiale di Oparin…

E voi, che ne pensate?

Intanto, domani e sabato se non potete essere a Milano, seguite la diretta streaming del Darwin Day di Pikaia (lì hanno davvero Eldredge, Tatterstal, i coniugi Grant…).

telefonate impegnative

martedì, dicembre 23rd, 2008

creazione“Ciao divagatrice, senti ho un problema”. E’ il piccolo Jari, il seienne amante delle cose schifose che si è trovato di fronte ad un problema esistenziale.
“I miei compagni mi hanno detto che Gesù Bambino ha fatto nascere gli uomini, ma io sono nato dalla mia mamma… ”
I suoi genitori non sono credenti, i nonni non sono particolarmente religiosi e le curiosità scientifiche sono sempre state soddisfatte dalla divagatrice e del veterinario che viveva con lei, lasciando ben pochi dubbi irrisolti.
“Quindi volevo chiederti: ma i dinosauri come sono nati?”
La divagatrice che non capisce mai le cose al primo colpo risponde sicura “Jari, lo sai, nascono dalle uova di mamma dinosauro”.
E Jari, che sa che la divagatrice non è proprio sveglia risponde “Quello lo so! Volevo sapere com’è nato il primo dinosauro e il primo pesce e il primo uomo… insomma, i primi come sono nati?”

Ecco, Jari sa che l’evoluzione è un fatto naturale (forse è un po’ fissista, ma ci stiamo lavorando) e vuole una spiegazione… come diavolo è nato il primo dinosauro? Perchè un essere che non era un dinosauro ha fatto nascere un dinosauro?

Jari, pur essendo alto due mele o poco più, ha espresso quelli che sono i dubbi un po’ di tutti… va bene l’evoluzione, ma come è possibile che avvenga un evento così eccezionale come la formazione di una nuova specie?

Non sono domande banali e le risposte sono complesse, ma Jari è sveglio e nel corso della telefonata ha capito che c’è la variazione, ha capito la selezione naturale e l’adattamento. Sa delle speciazioni sinpatriche e allopatriche (non in questi termini… non sono ancora impazzita) e sembra che tutto gli torni.

Poi chiaccherando siamo arrivati al concetto di antenato comune “Sai, era un batterio, tipo quello di peluche che ha il tuo papà e c’è chi lo chiama LUCA” “Luca come Luca di Luca e Pietro? Dai, non scherzare…”, ma lì diventa complicato perchè “E Luca da chi è nato?”

Eh,no. L’abiogenesi non ce la faccio… la tentazione del “sei troppo piccolo per capire” è lì in agguato. Dargli una certezza fasulla o lasciarlo col dubbio rischiando che si rifugi nell’irrazionalità?

Sono aperte le scommesse sulla risposta…

E così, visto che il Natale si avvicina, vi allego un video un po’ scemo sul più famoso dei fossili transizionali.

Scienza e sentimento

venerdì, novembre 21st, 2008
pianta agroinfiltrata con la GFP

pianta agroinfiltrata

In questi giorni sono senza internet a casa. L’assenza dal blog è dovuta anche a questo. Sta di fatto che in questo periodo di isolamento ho letto un libro che avrei voluto scrivere io.

Scienza e sentimento, Antonio Pascale, Le Vele, Einaudi 2008, 9 euri.

In qualche post fa dicevo che sono stata a Genova a parlare di OGM. Avevamo un laboratorio sull’agroinfiltrazione, una tecnica usata molto nella ricerca in campo vegetale, non troppo complicata da spiegare e che alla fine ci permetteva di avere delle bellissime piante fluorescenti (a lato in foto, oppure nel video girato dal CNR).
Tralasciando l’aspetto estetico, che però ha la sua importanza a giudicare dai “chefffigo!” che  si sentivano provenire dalla camera oscura, quello che a noi premeva particolarmente era discutere di biotecnologie. E questo abbiamo fatto per una settimana intera con qualche centinaio di persone.
Gestire un dibattito su questi temi non è semplice. Nessuno è imparziale. Non lo è il pubblico e non lo siamo nemmeno noi.
Come molti colleghi biotecnologi, anche io mi sono avvicinata a questa disciplina perché vedevo nella possibilità di manipolare con precisione il DNA il modo di salvare il mondo. Basta con gli incroci, basta con tutti quei pesticidi, basta con la siccità, diamo la possibilità agli africani di rendersi indipendenti. A vent’anni tutti vogliono salvare il mondo e Guccini direbbe anche che a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle avevo in testa a quell’età. Poi come molti colleghi biotecnologi ho iniziato a odiare quello che stavo studiando. Era un odio viscerale. Ma davvero io penso di voler giocare a fare Dio? Davvero penso di poter cambiare le meraviglie che la natura ha creato? Meglio lasciare le cose così come stanno e lasciare che la natura faccia il suo corso.
Anche a venticinque anni si può essere stupidi davvero e anche io, come l’autore del libro, ho avuto la mia fase creazionista.

Poi cresci, studi l’evoluzione, capisci che ci sono pro e contro per tutto, che la scienza non è pura, che ci sono interessi economici, implicazioni sociali e misuri e soppesi tutto e alla fine raggiungi una specie di equilibrio precario che vuoi trasmettere agli altri: guardate, io ho capito, capite anche voi con me!
Ecco, in genere in questa fase ti capita da un lato di venire accusato di essere schiavo delle multinazionali e di fare il gioco dei potenti e dall’altro di voler relativizzare tutto, anche la Scienza con la S maiuscola. E se per sbaglio devi gestire un dibattito mentre sei in quella fase lì ottieni esattamente l’opposto di quello che vorresti ottenere. Ti difendi perché le accuse sono ingiuste, ma anche illogiche e in un certo senso superstiziose e la tua strategia per contrastare questi atteggiamenti superstiziosi è fornire credenze alternative. Non è vero che gli OGM fanno male, possono salvare il mondo, pensate alla siccità in Africa… e ti ritrovi dieci anni dopo a dire cose alle quali non credi più, ma che ti servono per dimostrare la tua tesi, perché temi che trasmettere anche un briciolo di incertezza possa fare il gioco di chi ti accusa. Ma non funziona.
E quindi, dopo anni e anni di travaglio decidi di togliere la corazza e far vedere quello che hai capito, pro e contro, con sincerità e senza paura di dire che non tutti gli OGM sono “buoni”, così come non lo è l’agricoltura “tradizionale”, spesso per gli stessi motivi. Racconti che la scienza non è infallibile, che non dà certezze, che bisogna scegliere e bisogna farlo consapevolmente. E in genere funziona, il muro crolla e si parla.

Il libro in questione ripercorre questo travaglio, che evidentemente e fortunatamente, è comune a molti e lo fa molto meglio di come ho fatto io qui. Pascale di sicuro non è imparziale, gli OGM gli piacciono e su molti punti non sono d’accordo con lui, ma non è importante. L’importante è che si possa discutere senza troppi muri.

Da leggere, anche se Citati (un po’ stizzito per le critiche ricevute) ne parla molto male.

in cosa credono gli scienziati?

martedì, settembre 30th, 2008

torino spiritualitàSopravvissuta alla Notte del Ricercatore, nonostante nessuno sia venuto in soccorso con mojiti o brodini caldi (me ne ricorderò…), domenica sono andata in giro per libri e conferenze e, in una bellissima piazza Carignano al tramonto, ho sentito un paio d’ore di discussione sull’ultimo libro di Chiaberge, La variabile di Dio – In cosa credono gli Scienziati? (Longanesi, appena uscito, 21 euri)

Gli scienziati possono essere credenti?

Nel libro ne discutono padre Coyne, il gesuita astronomo già direttore della Specola Vaticana messo in pensione nel 2006 in seguito alle sue critiche aspre nei confronti delle dichiarazioni creazioniste del cardinale Schonborn e Arno Penzias, Nobel per la Fisica, ebreo non praticante. Mentre a parlarne in piazza c’erano Odifreddi, il matematico impertinente che ormai gira con frotte di fan accaniti che lo seguono come ai concerti dei Nomadi, Alberto Melloni, storico delle religioni molto critico nei confronti di Odifreddi e Ugo Volli, semiologo, che se ne stava un po’ sopra le parti.

Discussione interessante che Odifreddi, che ne aveva già parlato sulla Stampa quella mattina, ha poi deviato sulla critica alle ingerenze del Vaticano (da Darwin alla fecondazione assistita). E quindi mi è rimasta la curiosità di sapere come va a finire… sarà  possibile conciliare fede e scienza? Come si fa? Si separano i mondi?

Se qualcuno l’ha letto e ne vuol parlare qui è il benvenuto. Io lo leggerò presto.