Archive for the ‘consigli di lettura e visione’ Category

Ed è di nuovo ESOF: il nostro programma

lunedì, giugno 28th, 2010

Vi abbiamo detto che quest’anno le cose in ballo sono molte. Ecco qui il calendario definitivo delle attività che ci vedono in qualche modo coinvolti.

Bioteche

Bioteche invitoUna mostra sulle biotecnologie tra scienza e arte, frutto di un anno e mezzo di coesistenza dei divagatori con sei artisti che hanno creato opere sulla base delle suggestioni nate nel corso delle chiaccherate fatte. Un esperimento sociologico più che una mostra scientifica.

Abbiamo cercato di usare un approccio storico: la manipolazione della natura a partire dal Neolitico, la scoperta del DNA e della possibilità di modificarlo, l’epoca d’oro delle grandi promesse del biotech, la comparsa dei problemi e le prime delusioni, fino ad arrivare all’ibridazione dei nostri giorni, che di biotecnologie sono intrisi. Gli artisti hanno fatto il passetto in più del coinvolgimento emotivo. Paure, speranze e, si spera, esorcismi.

La Fondazione per le Biotecnologie ha organizzato e finanziato tutto il progetto. La mostra la trovate al Museo Regionale di Scienze Naturali in via Giolitti, dal 3 al 29 luglio (orari di apertura del Museo). Si inaugura il 3 alle 18 e forse c’è il buffet. Se siete in zona fateci un salto.

Bioteche – i laboratori

Accanto alla mostra, sempre al Museo ci sono un certo numero di laboratori organizzati dal circuito dei Life Learning Center. Il programma è denso e ci sono attività per grandi e piccini. Alcuni sono nostri (Sulle tracce del DNA e Biologia creativa), altri meno, ma, anche qui, fateci un salto. Li trovate elencati qui.

Indagare i mysteri per capire la scienza (e viceversa)

Indagare i mysteri per capire la scienza (e vice versa)Progettata assieme al prof. Cuorcontento, la mostra sui vent’anni di indagini del CICAP, è una riedizione di quella che avevamo presentato al Festival della Scienza di Genova. L’obiettivo è sempre il nostro: raccontare la scienza usando i mysteri come spunto.

Ci trovate in Piazza Castello, tra le fontane e la cancellata, dal 2 al 7 luglio (orari di ESOF: 17.30-22.30). Ogni ora, nello spazio accanto alla mostra, faremo delle pillole di conferenze con grande spazio per la discussione. Se passate da quelle parti, buttate un occhio al “menu del giorno”.

ExEx – Extreme Experiments

Questa è una segnalazione di riporto, perché è la mostra del prof. con grafiche e allestimento del marinaio. È un bell’esperimento perché per una volta si parla degli esperimenti dei fisici raccontando i luoghi nei quali vengono fatti. E in genere son luoghi meravigliosi con nomi geniali. Tra tutti, il preferito della divagatrice, è Super-Kamiocande. La trovate nel cortile del Rettorato in via Po 17, 2-15 luglio.

Praeter Naturam – Tavola rotonda

La divagatrice farà la parte della scienziata nella tavola rotonda organizzata in occasione della mostra di Brandon Ballengee al PAV (visitabile dal 6 luglio).

Ballengee è un artista/biologo o un biologo/artista che lavora su esemplari di anfibi malformati per cercare di ragionare su evoluzione, biodiversità e, ovviamente, ambiente in generale. La divagatrice sta pensando di utilizzare il suggerimento del suo amico Fox e intitolare il suo intervento: “Disabilità e biodiversità: sfiga, sfida o necessità?

Al Museo Regionale di Scienze Naturali in via Giolitti, lunedì 5 luglio alle 18.30. Brandon Ballangee, Jens Hauser e Beatrice Mautino; modera Claudio Cravero.

Venter, qualche aggiornamento

lunedì, maggio 24th, 2010

Sempre su Venter, un po’ di riflessioni di gente che la divagatrice legge abitualmente.

Anna Meldolesi fa il punto sulla SynBio, la Synthetic Biology:

I “synthetic biologist” amano ricordare una frase del fisico Richard Feynman: «Quello che non posso creare, non lo capisco». Ma oltre ad avvicinarci alla comprensione scientifica della vita, l’idea di Venter ha innumerevoli applicazioni potenziali, dal campo biomedico a quello industriale. In cima alle priorità della sua company – la Synthetic Genomics – c’è la produzione di biocarburanti. Si parla già di un contratto da 600 milioni di dollari con Exxon.

Carl Zimmer si interroga sul futuro di questa tecnologia partendo dalla frase di Joyce e le conclusioni a cui arriva non sono poi così distanti da quelle di Kac:

The fate of Joyce’s DNA points up something important about this project. There have been lots of headlines over the past day about how the scientists who made this cell were playing God. Yet our power, even over synthetic cells, is limited. Once this new cell came into existence, it started changing through evolution, slipping away from its original form. In fact, evolution is the great enemy of all scientists who want to use synthetic biology to supply us with medicine, fuel, and other valuable things. Once they engineer a microbe, they start to lose control of their handiwork. Life takes its own course from there. It is life, ultimately, that recreates life from life.

Nico Pitrelli analizza le ricadute sociali e, da ricercatore in comunicazione della scienza, ne dà una possibile chiave di lettura:

Di fronte a una scienza diversa da quella a cui sono abituati, alcuni scienziati dicono: attenti, è tecnologia.
Di fronte a possibili nuovi problemi etici, la Chiesa dice: attenti, non è vita.
Di fronte a problemi di “diritto di cittadinanza” della vita sintetica, la politica dice: attenti, andiamoci piano, con i concetti di cittadinanza, partecipazione e deliberazione che abbiamo a disposizione non sappiamo come trattare questa cosa qui.
Prendono tempo, in attesa di inventare qualcosa che alla fine, in ultima istanza, sarà nuova conoscenza. E’ l’idea della co-produzione cara ad autori come Sheila Jasanoff Helga Novotny e agli studiosi di Science and Technology Studies in generale.

Dalle riviste:

Nature chiede a otto esperti di commentare la vicenda.

L’Economist, che ha creato l’evento (almeno qui in Italia), racconta la storia.

Ultima notazione (in parte autoreferenziale), almeno per il titolo, la divagatrice e il direttore de Le Scienze hanno avuto la stessa idea

Paolo, inoltre, mi segnala questo talk del 2001 di Venter al TED.

con quella faccia un po’ così

mercoledì, maggio 12th, 2010

che abbiamo noi che abbiamo visto Query…

Ok, sta iniziando ad arrivare nelle case degli abbonati. Quindi, se l’avete già ricevuta, che ve ne pare?

Query, la scelta del nome

mercoledì, maggio 5th, 2010

Iniziamo dal nome. Non è semplice scegliere un nome. Un nome è un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita, anche se sei una rivista. Anzi, se sei una rivista il tuo nome deve voler dire qualcosa, dev’essere evocativo e non deve imbarazzare né chi va in edicola a comperarti né chi lavora per te. Per qualche tempo s’era pensato a Quirk perché “quirk” in inglese vuol dire strambo e bizzarro e poi c’era un bel riferimento a Quark, ma Lorenzo si è (giustamente) rifiutato di diventare il direttore, anzi, il “dirittiri” di Quirk. E quindi, dopo molti scambi di mail, discussioni infinite sulla scelta della lingua (italiano o inglese? Qualcuno aveva anche proposto nomi in greco e latino), del numero di parole, del messaggio che si voleva far passare, dalla mente della divagatrice – sì, la colpa è mia – è nato Query.

Query che vuol dire ricerca, domanda, interrogativo, ma più che altro ricerca. In informatica una query è una ricerca in un database, magari fatta di aspettative, pregiudizi, previsioni giuste e sbagliate, ma che alla fine vengono sempre confrontati con dati e risultati.

E noi siamo così. Un po’ spigolosetti come il suono di Query quando lo si sente per la prima volta. Con un grosso database a disposizione e molte ricerche ancora da fare. Abbiamo molti pregiudizi e pensiamo anche che siano giusti, per citare una nota frase del prof., ma alla fine, quel che conta è quel che esce dai dati. O almeno ci proviamo.

Il resto, la scelta dei temi, l’approccio comunicativo e il progetto grafico sono arrivati di conseguenza, ma ne parleremo poi. Adesso vi incollo, in anteprima, l’editoriale del direttore che compare sul primo numero. Buona lettura.

La nuova rivista che avete per le mani viene da lontano. Nasce 22 anni fa, come foglio semiclandestino e artigianale, che
aveva lo scopo di tenere in contatto quanti erano interessati alla nascita di un comitato italiano che si occupasse di paranormale e misteri con un approccio finalmente scientifico. Cresce e si sviluppa grazie all’energia e alla competenza di Massimo Polidoro, che trasforma un bollettino ad uso interno in una rivista a tutti gli effetti, Scienza&Paranormale, capace anche di generare
nuove idee e pubblicazioni: i Quaderni del CICAP prima, Magia e i Quaderni di Magia poi.
Si sarebbe potuto continuare così, forse con qualche piccolo aggiustamento, ma in molti sentivamo da qualche tempo l’esigenza di un cambiamento.
Poi è arrivata l’assemblea dei soci CICAP dello scorso anno a Torino e lì è maturata l’idea di percorrere vie nuove, per provare a comunicare in maniera più efficace, aprendoci alla possibilità di venire in contatto con un pubblico più ampio. Ecco allora il nuovo nome, Query, che esprime il progetto di una rivista capace di fare domande, di seminare dubbi, ma anche di raccontare cosa vuol dire fare ricerca. Ecco la nuova grafica, con l’obiettivo di avvicinare lettrici e lettori e di incuriosirli ai contenuti degli
articoli. Ecco la nuova periodicità trimestrale, per consentirci di lavorare a un prodotto di qualità, nei vincoli imposti anche dal fatto che si tratta pur sempre di un’operazione costruita sull’impegno volontario (e, lasciatemelo dire, straordinario) di persone che si dedicano con passione e intelligenza a un progetto culturale.
Ora che siamo arrivati in porto il giudizio è nella mani di voi che leggete. Ci sono ancora tante cose che possono essere migliorate e magari anche veri e propri errori, ed è giusto che quel senso critico che richiamiamo sempre sia rivolto in primo luogo verso il nostro stesso lavoro.
Se però, come spero, questa rivista vi piacerà, allora aiutateci a farla conoscere: parlatene, mostratela ad amici, colleghi di studio e di lavoro, insomma fatela girare, perché solo in questo modo comincerà a vivere pienamente.
Lorenzo Montali

il mondo è pieno

sabato, febbraio 6th, 2010

di libri che non ti aspetti.

Tra questi ci sono i due che il marinaio ha portato alla divagatrice dall’America e che potrebbero tornare utili al piccolo Charles in viaggio per il mondo. Sì, perchè c’entrano sia con le cose di Charles sia con i viaggi.

La tendenza alla divagazione compulsiva anche nella vita aveva fatto approdare la divagatrice alle pagine delle Rough Guide. In realtà era in cerca di ispirazione per un viaggio natalizio: San Pietroburgo? No, troppo freddo. Istanbul? No, troppo caro l’aereo. Praga? Mah, scontato. Evolution? Scusa, hai detto Evolution? E che c’entra l’evoluzione con le Rough Guide?

Eh, c’entra. Un po’ perchè l’evoluzione c’entra sempre e un po’ perchè da qualche anno l’editore delle Rough ha deciso di mettersi a pubblicare guide a cose che c’entrano con la scienza. E quindi l’evoluzione, ma anche DNA e clonazione (che è qui di fianco a me mentre scrivo), cambiamenti climatici, cervello, ecc.

La struttura è quella di una guida Rough: suddivisione per temi, approfondimenti su specifici argomenti e un sacco di informazioni interessanti e utili di contorno. Ovvio, non si parla di ostelli e pizzerie, ma potete trovare una lista pressoché completa di dischi, romanzi, film, locali e itinerari legati al tema trattato. Saprete quali mp3 avrebbe caricato Darwin nell’iPod (se ce l’avesse avuto) e potrete girare per Londra ripercorrendo i suoi passi.

Nel caso Rough sull’evoluzione, Mark Pallen, l’autore ha fatto l’esperimento di livebloggare in diretta le varie fasi di realizzazione e ne è uscito un blog molto bello che mescola scienza e canzonette (non siamo i soli a divagare…).

comunicare la scienza a Torino

domenica, gennaio 10th, 2010

locandinaA Torino sta per ripartire il corso di comunicazione della scienza del Rasoio di Occam.
La divagatrice, quando era ancora solo una dottoranda in Neuroscienze dalle idee confuse, ha guardato per almeno due anni di fila il manifesto pubblicitario del corso chiedendosi se quella poteva essere la soluzione alla confusione. Al terzo anno ha deciso che l’unica era provare e per sicurezza, con un bel po’ di faccia di tolla, ha mandato una mail a Piero Bianucci.

La risposta era stata chiara: quello è un ottimo corso, non ti darà il lavoro, ma d’altronde se fai il dottorato sei abituata a ottimi corsi che non ti danno un lavoro; c’è bisogno di comunicatori della scienza, ma è difficilissimo emergere e tirarci fuori uno stipendio; metti in conto di fare un bel po’ di gavetta e di doverti reinventare ogni giorno, metti anche in conto che potrebbe non essere mai la tua professione, ma se ci vuoi provare quella è una delle strade migliori da percorrere.

Ora, non so voi, ma a me queste parole mi son sembrate molto incoraggianti. E quindi mi sono iscritta, ho seguito il corso, ho imparato che per scrivere bene, anche di scienza, bisogna avere il jazz in testa, che non ci si può fidare di nessuno anche se a un certo punto siamo obbligati a fidarci di qualcuno e saper scegliere di chi fidarsi è un (bel) mestiere, che il comunicatore della scienza non è un traduttore come tutti dicono, è qualcosa di molto più simile al mediatore culturale e, come tutti i mediatori, anche qua è un casino riuscire a trovare i punti comuni dai quali partire per discutere.

E poi, ovviamente, aveva ragione Bianucci: il corso è fatto bene, ma il lavoro te lo devi costruire tu pian piano ogni giorno, mettendo in conto di lavorare per pochi soldi (e spesso di perderceli). Ma continua a essere comunque un messaggio incoraggiante. Credo.

I divagatori quest’anno sono entrati a far parte del gruppo dei docenti, in buonissima compagnia, e si occuperanno della parte relativa alla progettazione dei laboratori scientifici per grandi e piccini (che poi è quello che sappiam fare). Le iscrizioni per la preselezione sono aperte fino al 20 di gennaio (e qui le info su luoghi, orari e costi). Se siete fra quelli che vogliono fare questo mestiere, provateci.

Ah, si, son passati cinque anni, ma la confusione rimane, fortunatamente.

Preghiera darwiniana, il reading

giovedì, maggio 21st, 2009

lella costa

I casi della vita.

Ieri parlavamo di Ida e di come le misconcezioni sull’evoluzione – l’idea di anello mancante o, come dice Fabio nei commenti al post precendete, il bisogno di anelli mancanti – siano radicate nella nostra cultura. E ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare al reading di Lella Costa di Preghiera Darwiniana, il libro di Michele Luzzatto uscito un annetto fa.

“Ma che coincidenza è? Sei sempre lì che parli di evoluzione…”
Vero, infatti parliamo d’altro, circa.

Ieri sera mentre guardavo il pubblico che guardava Lella Costa che leggeva il libro di Michele pensavo “questo è l’unico modo per comunicare quella cosa lì”.
Nel caso del libro quella cosa lì è il nocciolo del dibattito sull’evoluzione. Il rapporto tra scienza e fede. Tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Tra i limiti che impone la Natura e quelli che ci imponiamo noi esseri umani parlando a nome del nostro, se ce l’abbiamo, Dio. Vi sembra poco? E’ il punto centrale di tutte le discussioni in corso che vedono la scienza e i suoi derivati come protagonisti. E nessuno riesce a far passare (anzi, a far “arrivare”) alcunchè su quel tema lì.

Michele ha scritto un monologo. Come Darwin anche lui ha lasciato passare molto tempo prima di pubblicare. Vent’anni di pensieri e ragionamenti condensati in 90 pagine. Forse inizialmente voleva scrivere un saggio, ma gli è venuto un monologo. Una storia, che ha un inizio e una fine, che ha dei tempi, un ritmo variabile, alcuni tormentoni che ti fanno familiarizzare con il racconto, si ride e si piange (non si direbbe, ma sotto la corazza della divagatrice, batte un cuore molto sensibile) e a un certo punto vuoi che chi legge acceleri per vedere come va a finire.

Che poi è vero che Lella Costa non è l’ultima arrivata, ma come ci diceva lei dopo lo spettacolo, alla fine basta leggerlo così com’è per sentire quelle cose. E quello che ti dà quella lettura o un ascolto collettivo come quello di ieri non è paragonabile a nessun saggio, a nessuna lezione e a nessun documentario. Quelle son parole che arrivano dritte dritte alle parti meno razionali del nostro cervello e va bene così, proprio come una telenovela (e spero che l’autore non me ne voglia per il paragone).
Poi che si usino le vicende della Bibbia o quelle di Palazzo Palladini poco conta. Quel che conta è che alla fine uno capisce. Anzi, no: fa suo.

Da tempo i divagatori si stanno interrogando sui mezzi da utilizzare per comunicare quella scienza che viene percepita con le parti meno razionali del cervello, quella che fa paura, che fa discutere e arrabbiare. E l’arte, nelle sue varie declinazioni (avrete capito che per la divagatrice, anche le telenovelas sono arte) ultimamente è una delle risposte che si stanno dando.

preghiera darwinianaAnche se, come direbbe Michele, per la tradizione ebraica (talmudica, se ricordo bene), le risposte son noiose. Quel che conta è farsi le domande giuste.

Preghiera darwiniana, Michele Luzzatto, Raffaello Cortina Editore, 2008. 9 euro.

la dura realtà (virtuale)

mercoledì, maggio 6th, 2009

Marika ha iniziato a produrre cartoni animati, usando Xtranormal.
Sul sito dicono che If you can type you can make movie e Marika dice che in venti minuti ha realizzato la prima puntata… la divagatrice  dopo aver impiegato mezz’ora una sera per far dire “ciao” ad un omino ha deciso che i cartoni animati non fanno per lei.

Probabilmente su youtube si trovano decine di carotni realizzati con quel coso, ma la serie prodotta da Marika è particolarmente bella perché è coerente col mezzo e per chi si occupa di comunicazione (in particolare della scienza) la coerenza è fondamentale. Gli omini (bisognerebbe chiamarli avatar) parlano di loro stessi e dei problemi che incontrano nella loro “vita”. Ci sono le frustrazioni di chi vorrebbe avere le ali o un vestito figo come gli avatar di SecondLife e invece al massimo gli si può cambiare colore dei capelli ed emerge la voglia di provare emozioni e sensazioni come i propri corrispondenti umani. Non so se sia voluta, ma in tutta la serie c’è una tristezza di fondo, come in certi film d’essay che ti fanno uscire dal cinema con un peso sullo stomaco. Penso all’omino che racconta di quel suo amico avatar di Skype abbandonato dal suo umano per passare a twitter o di quello di SecondLife che aspetta da tre mesi che il suo umano torni ad animarlo, ma si sa che dopo tre mesi non tornano più

La divagatrice adesso pensa a tutti gli avatar che ha creato e abbandonato e in particolare ad una, quella di SecondLife, Irina, bellissima, con lunghi capelli biondi (ma senza ali). Irina l’ha accompagnata a vedere molte isole e le ha permesso di chiaccherare con altri avatar trovati per caso (pochissimi) nelle isole in cui si faceva divulgazione. Poi una sera la divagatrice ha deciso che quel vestito di default non rendeva onore alla bellezza di Irina e ha deciso di trovarle qualcosa di originale. Così l’ha svestita e ha iniziato a cercare magliette, jeans, gonne e Irina sempre lì nuda ad aspettare. Poi è squillato il telefono “ciao divagatrice, ci sei per una birra?”. La divagatrice ha lasciato Irina lì, nuda, promettendole che al ritorno l’avrebbe vestita, ma son passati più di tre mesi ormai e, si sa, che dopo tre mesi non tornano più

rimettendo Darwin al suo posto nel mondo

giovedì, marzo 26th, 2009

compagno darwinIeri la divagatrice è stata chiamata dalla Radiotelevisione Svizzera per una consulenza. Si parlava di Darwin, di teoria dell’evoluzione e di avanzata del creazionismo.
Mentre cercava di trovare il punto da sintetizzare in una frase che fosse sufficientemente radiofonica ha ripensato agli ultimi anni e a Biutiful. Vi ricordate della vicenda del piccolo Jack e della fecondazione eterologa? Ecco, con Darwin probabilmente è lo stesso.
Quando sono arrivate le prime avvisaglie del creazionismo anche in Italia tutti si sono stupiti. La teoria dell’evoluzione, per quanto nella scienza nulla sia definitivo, è abbastanza come la legge della relatività di Einstein. Un qualcosa di consolidato. Non si capiva il perchè di tanto accanimento improvviso e quindi tutti giù a rispondere agli attacchi. Anche la divagatrice. I creazionisti (dichiarati o no) attaccano e noi rispondiamo, punto per punto. Non gliela daremo vinta! Un po’ come se guardando Biutiful ci si attaccasse a ogni singolo dettaglio sbagliato per rispondere. Battaglia senza fine col risultato di fare la figura dei pirla che se la prendono per niente.

E quindi? Come fare? Perchè se la prendono con il povero Darwin? Cosa c’è dietro?

Capita, quando ci si affeziona ad un argomento di perdere la visione d’insieme e di iniziare a diventare sospettosi e pensare ai complotti. Anche la divagatrice per un po’ è stata complottista. Ma poi son successe due cose: ha ripreso in mano i dati di un lavoro che aveva fatto un paio di anni fa sulla distribuzione di articoli che parlassero di Darwin sui quotidiani nazionali e ha letto il libro Compagno Darwin (Sironi, 2009).

Quei dati dicevano che tra il 1998 (inizio dell’indagine) e il 2004 praticamente nessun giornale parlava di Darwin. Dal 2004 in avanti c’è stata una lenta progressione per arrivare ad un picco nel 2005, subito dopo il referendum sulla fecondazione assistita. E da quel picco, il buon vecchio Charles è stato costantemente fra i protagonisti delle cronache.

Però, ritrovando una visione d’insieme, quel che ne esce è una sorta di presenza costante degli argomenti scientifici nei vari mezzi di informazione. La scienza sta diventando sempre più presente nella vita di tutti noi. Ci viene chiesto di prendere decisioni, di votare e spesso l’agenda politica la si fa sulla base di argomenti di tipo scientifico (pensiamo ai dibattiti sul clima, sulle energie alternative, sul testametno biologico). Ne parlano esponenti politici, personaggi televisivi, opinion leader, ecc.

Ieri rileggeva le conclusioni di Compagno Darwin e alla fine la tesi degli autori è un po’ questa. C’è poco da fare. Se la scienza diventa in qualche modo importante per la società è inevitabile che se ne parli e spesso se ne parla male, perdendo di vista il punto, cambiando le carte in gioco, adattandola alle esigenze del momento, tirandola per la giacchetta da una parte e dall’altra. E vale per il testamento biologico come per Darwin.

Ci si può scontrare e portare avanti una battaglia all’ultima risposta, oppure fare come con Biutiful… prendere atto che è così, che si viene distorti, fraintesi, strumentalizzati e adattati al copione e trovare il modo di sfruttare questa cosa per cercare di creare un minimo di consapevolezza.

Adesso la domanda è… come fare?

- alla fine poi non è intervenuta in trasmissione, ma la puntata è stata molto bella (lo stesso…;)). La trovate qui in streaming -

liveblogging dal CICAmP

venerdì, marzo 20th, 2009

Mancano ormai poche ore all’inizio dell’assemblea CICAP. Abbiamo detto che è una specie di Barcamp e come ogni Barcamp che si rispetti anche questo cercherà di avere il suo live blogging. Il prof. Sentimento Cuorcontento e la divagatrice cercheranno di aggiornare questo post in tempo reale per raccontare quel che sta succedendo in quel di Torino.

Ma adesso finiscono di preparare le slide…

prof. S.C 10.00 – Ultimi preparativi e si comincia! Niente WiFi, per fortuna abbiamo portato un cavo se no addio liveblogging…

divagatrice 10.30 – Abbiamo fatto il nostro show. Si parlava di faccia del CICAP e c’erano facce perplesse.

prof. S.C 10.35 – La produzione di facce perplesse erano lo scopo dello show, quindi missione compiuta. Adesso via al lavoro dei gruppi.

prof. S.C. 11.15 – Oh, qualcun altro che non ama perdutamente i prestigiatori! (Tranne Silvan a quanto pare, vabbè…)

divagatrice 11.25 – Primo commento della divagatrice”Ogni target ha il suo mezzo”. Perla di saggezza. Per un po’ stara’ zitta…

prof. S.C. 11.40 – Per ora il dibattito è tra fare Focus e fare MicroMega: la divagatrice dice che bisogna scrivere su Vanity Fair. Posso proporre anche Playboy?

divagatrice 11.42 – la rivista serve per reclutare o approfonire? Mentre cerchiamo di capirlo si divaga sulle calze del Direttore, a righe come quelle della divagatrice.

prof. S.C. 11.49 – il prof. Sentimento Cuorcontento esprime la sua perplessità sulle calze in questione…

divagatrice 11.53 – il Direttore vuole rendere la rivista autonoma dal CICAP… scissione? Si parla di WWF, LIPU e psoriasi come esempi. “Tu non hai comprato la rivista sulla psoriasi, ne sei diventato socio!”

prof. S.C. 12.00 – Secondo Pac è come dire “io mi voglio sposare perchè credo nel matrimonio, però mi tocca tenermi anche la moglie”…

prof. S.C. 12.05 – A proposito, c’è qualcuno lì fuori che legge? Potete commentare!

divagatrice 12.04 – si entra un po’ nel vivo della discussione. Pac propone il modello Limes per rendere la rivista uno strumento di informazione e approfondimento. Ma come si campa? Micromega vive anche grazie alle sovvenzioni. Focus e gli altri vivono di pubblicita’. E noi?

prof. S.C. 12.11 - Noi viviamo coi soldi della CIA e delle multinazionali farmaceutiche, lo sanno tutti. Il dibattito ora è se la rivista serva per l’approfondimento o per cercare nuovi soci e “diffondere il verbo”.

divagatrice 12.20 – il prof. dice a gran voce che la rivista non puo’ essere lo strumento per diffondere il verbo. La divagatrice continua a pensare a Vanity Fair…

prof. S.C. 12.26 – “e poi semmai alle scuole je famo un CD così”

divagatrice 12.34 – tutti concordi sul modello Settimana Enigmistica, con le cose facilitate all’inizio e il Bartezzaghi al fondo. Il problema, al momento irrisolvibile, e’ sulla scelta dei soggetti per le fotine…

prof. S.C. 12.43 – “Scrivete solo voi che siete saputi!”

prof. S.C. 12.50 – Enrico Scalas da Alessandria suggerisce il modello delle Liquid Publications, e manda un link. Cerchiamo di capire di cosa si tratta durante la pausa pranzo…

prof. S.C. 12.55 – E benvenuto a chi ci legge da Marburg… o è Enrico in trasferta?

divagatrice 12.55 – la divagatrice si rende conto che chi non e’ qui e non conosce le dinamiche del CICAP probabilmente non sta campendo nulla… e si scusa.

divagatrice 12.58 – stiamo per andare a pranzo, ma il prof. ha appena lanciato un grosso argomento di discussione. Perche’ non ampliamo un po’? Perche’ non usiamo i mysteri anche per raccontare di scienza?

prof. S.C. 13.05 – Enrico sta cercando di portare avanti dei rapimenti alieni. Adesso ci informiamo cosa intenda dire…

prof. S.C. 13.10 – Giuliana prende gli appunti e Alberto fa le foto…


- pranzo -

divagatrice 14.18 – tornati dal pranzo. Adesso si va in plenaria per cercare di fare un po’ il punto e capire che cosa e’ successo negli altri gruppi.
divagatrice dalla plenaria – parla Marta del gruppo Gruppi (quelli che cercano di capire come organizzare i gruppi locali). L-immagine dei gruppi locali deve rispeccchiare quella del CICAP Nazionale oppure possono essere in qualche modo regionalizzati? Che cosa ci si aspetta quando si entra in un gruppo locale? Come si fa a “creare” un gruppo? E come si fa a fare rete? Marta avanza la proposta di fare la Giornata dello Scettico, nel corso della quale tutti i gruppi locali fan festa e si fan conoscere (dalla sala si propone di scegliere come giorno quello di San Tommaso…qualcuno sa quando ricorre?).

divagatrice dalla plenaria- prende la parola Massimo (gruppo Eventi) e ci racconta di come abbiano parlato di creare aventi nuovi legati magari al turismo (il tour scettico).

prof. S.C. dalla plenaria – Anche quello dei forum online sembra essere un argomento “caldo”, col problema però di poter essere invasi dai troll. Rimane, qualcuno osserva, il problema di quelli che internet proprio non se la filano… comunque ci sono molte proposte di sistemi collaborativi e partecipativi sul web, come i Wiki. Sarà contenta la divagatrice…

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice infatti e’ contenta. Qua si divaga anche abbastanza parlando di veline scettiche e calendari delle scettiche.

prof. S.C. dalla plenaria - E adesso è quindi contento anche il prof. S.C!
divagatrice dalla plenaria – tutti concordi nel dire che il problema e’ il target. A chi diavolo ci dobbiamo rivolgere?

divagatrice dalla plenaria - Francesco (gruppo Indagini) ci racconta che sono giunti alla conclusione che per chi ci guarda da fuori il CICAP senza indagini non esiste. Quindi fare indagini, ma quali? Star sulla notizia e quindi adeguarsi ai media oppure fregarsene?

prof. S.C. dalla plenaria - A questo punto della discussione sembra che si debba star dietro ai media: indago su quello di cui parla Voyager. Incidentalmente, il prof. S.C. è d’accordo: anche dal punto di vista comunicativo è importante seguire le cose che interessano al pubblico in quel momento, anche se magari da investigare non sono così interessanti.

prof S.C. dalla plenaria - Altra cosa che emerge chiaramente è che dobbiamo essere veloci, se vogliamo farci ascoltare. A questo si aggiungono le “indagini” con tempi lunghi o respiro più ampio fatte su iniziativa di singoli interessati, come il lavoro sulla Spada nella Roccia di S. Galgano fatto da Gigi.

divagatrice dalla plenaria - Gigi dice che prima di inventarci l’acqua calda bisognerebbe guardare cosa han fatto gli altri gruppi scettici nel mondo. La divagatrice concorda.

prof. S.C. dalla plenaria - Andrea, giustamente, osserva che dato che abbiamo solo un giorno e mezzo vale la pena pensare a come proseguire la discussione: per email, su un Wiki, boh?

prof. S.C. dalla plenaria - La divagatrice è contenta perchè ha chiesto se questo modo di discutere piace e qualcuno ha risposto di sì… e Marta annuncia che alle quattro e mezza ci sarà il coffee break. Ovazione.

divagatrice dalla plenaria - la divagatrice sa che l’ovazione e’ per lei…

prof. S.C. 15.42 - Tornati alla sessione sulla rivista, abbiamo qualche problema di rete.

divagatrice 16.20 – è uscito un grosso argomento e la divagatrice è contentissima. Abbiamo la tendenza a raccontare il percorso di indagine piuttosto che a far fare il percorso a chi ci legge. Figo. Come se ne esce?

prof. S.C. 16.37 – Non se ne esce, almeno per ora. Coffee break!

divagatrice 17.01 – Durante il coffee break (per Enrico, tegole della val d’aosta, canestrelli e gianduiotti) siam giunti alla conclusione che la rivista deve essere bella. Tutti d’accordo.

divagatrice 17.34 – Non si riesce a trovare il punto.

divagatrice 17.48 – Forse forse il punto l’abbiam trovato. Tre tipi di target, con tre livelli di approfondimento e tre tipologie di comunicazione differente.

prof. S.C. 17.52 – C’è un livello “zero” che è il pubblico generico, un livello “uno” che sono gli abbonati a S&P ed un livello “due” che sono i lettori più scafati, pe rintenderci quelli che leggono i “Quaderni”. Sembra chiaro che la rivista non è il modo giusto per il livello “zero”, ma non si capisce ancora bene come funzionino gli altri due.

divagatrice 18.15 – si torna in plenaria. Da là non riusciremo a bloggare.