Iran, nessun reporter tutti reporter
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La divagatrice è quasi senza parole e chi la conosce sa che è un evento piuttosto raro.
Non mi aspettavo che, in Iran, le cose prendessero la piega che hanno preso. Non ero pronta a vedere i video delle rappresaglie notturne o degli spari sulla folla. Non ero pronta a vedere i ragazzi morire dissanguati. Le immagini delle moto dei basiji che invadono le strade, degli elicotteri che lanciano acqua e gas (qualcuno dice acido) sulla folla e delle camionette che entrano in un campo sportivo trasformato in caserma, sono troppo simili a quelle descritte o viste nei film che raccontano anni terribili per il sudamerica.
Anni fa, in volo verso l’Argentina, ero seduta vicino a un farmacologo, un professore universitario in pensione, che lavorava come consulente per una grossa casa farmaceutica svizzera “si tienen un problema, yo lo resuelvo”. Era argentino, fuggito quando le cose avevano iniziato a mettersi male e adesso, ogni tanto, tornava a casa a trovare i parenti. Arrivati sopra la foresta che unisce Argentina e Brasile, io guardavo giù estasiata tutta quella meraviglia della biodiversità e lui con gli occhi lucidi mi dice “mis amigos estan allì”… io non avevo capito, non potevo capire o forse ero troppo scema per capire, lui se ne è accorto e ha continuato “en el vientre de los caimanes”.
Da allora, quando leggo, vedo o sento qualcosa di simile provo lo stesso brivido devastante di impotenza totale che ho provato in quel momento lì.
In questi giorni quel brivido è costante ed è accentuato dall’evolvere in peggio della situazione. I giornalisti sono stati rispediti a casa o arrestati, le conversazioni telefoniche (quando possibili) vengono intercettate, chi manda mail, scrive sui blog o cerca di mandare notizie via twitter rischia di venire individuato e incarcerato. E tutto questo da un lato fa aumentare la paura per chi sta là, perchè se non sai e non vedi pensi sempre al peggio, soprattutto quando quello che vedi è il peggio. Dall’altro lato ha mandato in tilt i cosiddetti media tradizionali.
Da che mondo e mondo ogni guerra ha i suoi reporter di guerra che poi vincono il Pulitzer, ogni strage ha il suo giornalista di stragi pronto a far vedere in diretta quello che è successo o sta succedendo.
Quello che sta succedendo là, invece (anche se è solo una sensazione, è presto per fare analisi), è una comunicazione dal basso costruita mettendo assieme tante piccole voci provenienti da tantissime persone diverse. In Iran in questo momento non c’è nessun reporter e sono tutti reporter.
Ma nessuna redazione era pronta a questo. Nessuno era pronto a doversi confrontare con fonti non attendibili, a doversi districare tra blog e social network o ad andare a vedere la provenienza e i movimenti dei vari twitter in giro per il mondo per capire se sono veri o fasulli.
E i risultati sarebbero comici se non si parlasse di una tragedia. Dal telegiornale che manda immagini e traduzioni dei servizi della TV di stato iraniana (che parla dei manifestanti come di terroristi) alle pagine dei quotidiani che per stare sulla notizia ed essere “ggiovani” mettono Twitter in homepage, senza filtri, per la serie arrangiatevi e districatevi voi tra i fake e i porno.
In tutto questo un barlume di speranza per l’informazione, almeno qua in Italia, arriva da Friend Feed, dove ezekiel ha fatto praticamente da solo il lavoro che avrebbero dovuto fare i giornali. S’è studiato le fonti, ha cercato di capire quali fossero quelle più affidabili, ha filtrato twitterate, video e blog e da sabato manda un flusso aggiornato e verificato di notizie che permettono di avere un quadro il più possibile veritiero della situazione là. Le trovate qui, su green-revolution.
Prima, in chat, gli ho detto che mi ricorda i licheni. Vivono in un ambiente ostile, nessuno li considera (avete mai regalato un mazzo di licheni?), spesso vengono calpestati, ma sono maledettamente adatti all’ambiente in cui vivono. Sono esploratori, vanno laddove nessuno vuole o può andare e alla fine, per il loro ambiente, quella è la strategia vincente.
L’ambiente sta cambiando e forse essere un po’ licheni in questo momento potrebbe non essere una brutta idea.
- il post è volutamente privo di link. Le cose cambiano troppo in fretta per essere messe qui (e anche questo è un segno dei tempi che cambiano). Andate su green-revolution di FF –
Fabrizio said:
giu 24, 09 at 10:52ottimo way of life quello dei licheni!