Archive for gennaio, 2009

tra fissisti e cocktail

giovedì, gennaio 29th, 2009

Non c’è più religione…

Vai a tenere un laboratorio ad un corso di aggiornamento sull’evoluzione per insegnanti di varia nazionalità. A pranzo hai davanti un peruviano col quale parli di linee di Nazca (vecchia passione) usando quel poco di spagnolo che hai imparato, a sinistra un inglese completamente matto che si è inventato un Beagle cocktail e che viene pagato dall’Università di Reading per inventarsi questo genere di cose. Ti vergogni dell’invidia provata e cerchi conforto nel tuo vicino di destra, un insegnante di scienze sardo. Gli racconti che sei stata chiamata a tenere una conferenza per il Darwin Day di Cagliari e, ovviamente, lo inviti. Pensi che in fondo un insegnante di scienze, che piglia un volo per arrivare nella fredda Torino e seguirsi tre giorni di lezioni sull’evoluzione, che sopporta ore e ore di bioinformatica e sistemi complessi applicati alla filogenesi, non può non essere felice dell’invito.

“eh, sì ce n’è bisogno.. ci sono un sacco di dubbi sull’evoluzione”

Pensi subito che si riferisca alle diatribe interne alla comunità scientifica, chessò le discussioni tra Gould e Dawkins o magari è di quelli della cumpa di Piattelli-Palmarini e dell’ornitorinco e invece…

“no, ma io sono creazionista fissista”.

Proprio fissista-fissista, di quelli che gli esseri viventi son stati creati così come li vediamo e magari pure in 6 giorni. E il quinto giorno creò i batteri e poi fu sera e fu mattina…

Per riprendermi mi son dovuta buttar giù due bicchierozzi di Beagle cocktail:

5 ml di gin di Plymouth (il Beagle salpò da Plymouth con un certo numero di botti di gin)

5 ml di sciroppo di zucchero vanigliato (dalle Mauritius)

5 ml di Cachaca (rhum brasiliano)

2,5 ml di Pisco (dal Peru, tappa di terra prima di salpare per le Galapagos)

5 ml di succo di lime (che veniva usato dai marinai per prevenire lo scorbuto)

Mescolare il tutto e portare al volume desiderato con champagne australiano o neozelandese (nel nostro caso abbiamo usato dell’ottimo Prosecco di Valdobbiadene…).

ciaspole e status

mercoledì, gennaio 28th, 2009

ciaspole

Per il post sul trapianto di cuore di Katie ci vorrà ancora un po’ di tempo, per tre motivi: a Biutiful la stanno tirando per le lunghe, ho in mente di agganciarlo ad una roba specifica che però necessita di tempo per essere elaborata e, tra le varie cose, qua si deve anche lavorare…

Si diceva che per riuscire a trovare il punto sarebbero state necessarie un po’ di ciaspolate. Ebbene ci siam dati da fare (come da fotografia) e adesso è tutto un po’ più chiaro.

Il blog dovrebbe essere un diario di quel che si fa, ma con Facebook è tutto un po’ stravolto. Non scriverò l’ennesimo post sul fenomeno Facebook… come molti, anche io faccio parte degli addicted (o, se volete, dei drugà) e quindi non posso essere obiettiva. E’ uno strumento che uso, cerco di non farmici travolgere, ma la potenzialità è enorme, soprattutto se si fa un lavoro come il nostro.

Come credo sia accaduto a molti me ne sono stata dentro da sola per un bel po’: tre/quattro amici, tra quelli che ho anche nella vita vera e nel frattempo meditavo sul fenomeno snobbandolo abbastanza. Poi il boom. Improvvisamente sono stata contattata da compagni delle medie, compaesani che non vedevo (e vedo) da anni e il tutto mi sembrava strano ma buffo. Un centinaio di “amici” è un numero impressionante per una che non riesce a gestire contemporaneamente più persone delle dita delle mani.

Poi, il classico… tra gli amici degli amici si iniziano a incontrare gli ex e lì le prime domande serie: voglio che lui sappia di me? E io, voglio sapere di lui? Voglio sapere che faccia ha adesso, con chi va in vacanza e con chi si sollazza? Un buon numero di canzoni di Guccini non potrebbero essere scritte adesso. Che grave perdita… Pensate a Ti ricordi quei giorni o a Incontro… se lui si uccidesse per Natale lei oggi lo scriverebbe nello status, altro che dieci anni da narrare l’uno all’altro.
Ok e quindi arriva la fase mi tolgo, anzi, rimango ma cambio nomesì, metto un nome fasullo.

E poi alla fine ti arrendi, perchè come direbbe Marika resistere è inutile e allora meglio usarlo, così come usiamo Biutiful. E quindi Facebook lo uso per raccontare di quel che mi succede per informarmi su quel che succede nel Face-mondo e per segnalare o aderire agli eventi.
E il blog?

Il blog rimane e avrà un ruolo suo, forse anche più importante.

Questo sarà un anno decisivo per noi divagatori. Abbiamo un bel po’ di progetti che stan per partire e dai quali dipendono le divagazioni future. Ci siamo lanciati spavaldi con un paio di laboratori per il Festival di Genova, abbiamo in mente alcune cose per ESOF2010, vorremmo mettere su qualcosa di nostro. Ci piacerebbe raccontare qua di quel che vuol dire essere divagatori precari in questo paese precario, continuando a divagare, quando serve, di telenovelas e partecipazione.

Il resto, il nostro umore, i link, i crosspost li trovate su Facebook, basta cercarci e chiederci l’amicizia.

science is Beautiful

lunedì, gennaio 19th, 2009

beautifulSi parlava di telenovelas come di esempio da seguire per fare divagazione. Ecco, c’è telenovela e telenovela. Da anni difendo a spada tratta Un posto al sole come unico esempio di telenovela non penosa, perchè oltre ad essere ben pensata e ben girata ha anche una finalità sociale ben definita.  L’altra sera ho anche scoperto di essere in buona compagnia (già sapevo di Umberto Eco, adesso ha fatto outing anche Margherita Hack) e uno dei miei sogni, dai tempi del master, è quello di entrare nel gruppo di autori per metterci dentro un po’ di scienza partecipata. Sì, perchè c’è chi pensa che la scienza la si debba raccontare solo con le conferenze o con i libri e chi, invece, pensa che si possa creare consapevolezza su certi temi (magari complessi) usando linguaggi differenti, come ad esempio quello delle soap. Questa può sembrare una scusa per giustificare le passioni da divagatrice disperata ed effettivamente lo è, ma la storia che mi appresto a raccontarvi non fa che aggiungere elementi alla mia tesi.

“ciao sorella, metti su canale5 che a Beautiful parlan di quelle robe che piacciono a te”

I fatti sono circa questi.
Taylor e Nick sono sposati e vogliono avere un figlio. Taylor ha superato la quarantina da un po’ e i suoi ovociti non van più bene. Vivono in America e decidono per una fecondazione eterologa: spermatozoi di Nick e ovociti da donatrice. Per un errore gli ovociti utilizzati per la fecondazione non sono quelli della donatrice scelta dalla coppia, ma sono quelli della ex-moglie di Nick, Brooke, che era andata a farsi fare degli esami e aveva utilizzato il cognome da sposata (uguale, quindi, a quello di Taylor). Quindi il medico ha fatto confusione con le provette e alla fine la madre biologica è Brooke. Poiché il medico in questione è anche la figlia di Brooke, Bridget, che a sua volta aveva avuto una storia con Nick, i due di comune accordo decidono di non dire nulla per non turbare Taylor e per non far cadere Brooke nella tentazione di richiedere diritti sul nascituro. La gravidanza procede bene e nasce il pupo, Jack.
Il piccolo Jack però nasce con una malattia, la SCID, una sindrome da immunodeficienza molto grave che costringe alla vita in ambiente sterile. Panico e disperazione nella coppia di neogenitori, ma dai medici arriva una probabile soluzione: “trapianto di midollo da donatore compatibile”. Provano a fare il test con Nick, ma non va bene e quindi non resta che la madre biologica… di nuovo panico perchè a questo punto l’errore viene confessato, Brooke viene reclutata, dona il midollo e il piccolo Jack nel giro di un paio di giorni sta benone e può uscire dall’ospedale. Ovviamente questa cosa genera il caos, perché, come previsto, Brooke si fa avanti e vuole che la sua maternità biologica sia riconosciuta. Taylor va in depressione per aver “tenuto in grembo” il figlio della ex di suo marito e si dà all’alcolismo, accusa Bridget di aver complottato alle sue spalle e si separa da Nick. Segue battaglia legale per l’affidamento (a tre).

Ora, senza stare a fare le pulci agli errori scientifici di questa vicenda (credo che se ne possa trovare uno in ogni fase)… non vi sembra un po’ criminale passare (all’ora di pranzo su canale 5) il messaggio che a far la fecondazione eterologa poi succedono ’sti casini? Non sono una complottista, ma non mi stupisce che poi la gente sia critica nei confronti di queste cose…

Chi si occupa di comunicazione della scienza deve iniziare a fare i conti anche con questa roba qui, purtroppo.

Nella prossima puntata il trapianto di cuore di Katie.

a piccoli sorsi interrotti

sabato, gennaio 10th, 2009

Ci sono momenti nella vita che si ricordano.

Tutti ricordiamo cosa stavamo facendo l’11 settembre quando sono cadute le torri gemelle. Io, ad esempio, ero al mio primo congresso scientifico e ricordo precisamente il momento in cui tutti ci siamo messi a cercare di capirci qualcosa sul sito della CNN. Ricordo il viaggio in treno verso Ivrea, un viaggio stranamente silenzioso e la cena in famiglia alla sera, che doveva essere una festa di compleanno, ma si è trasformata in una lunga discussione politica davanti alle immagini che passavano in tv, sempre le stesse.
Di momenti così nella vita ce ne sono pochi e ti accorgi mentre li stai vivendo che sono speciali e che lasceranno il segno.

Un altro 11 del mese, di due anni prima ero al bar dei miei genitori, con il fidanzato di allora, il cugino Bob e l’amica Daniela e stavamo organizzando il viaggio estivo in Argentina. Una sera a settimana, tra una buona bottiglia e una partita a carte, con guida e cartine alla mano buttavamo giù itinerari e liste di cose da vedere e fare.

Quel giorno non abbiamo parlato di Argentina, ma per la prima e unica volta nella storia del bar la radio ha suonato qualcosa di diverso dalla programmazione di Radio-Italia-solo-musica-italiana. La Dani aveva portato una raccolta di canzoni del Faber e siam riusciti a convincere il babbo a metterla su. Ricordo le ore passate ad ascoltare, in silenzio. E ricordo la sensazione di rimpianto che provavo per essere arrivata troppo tardi, per non averlo mai visto dal vivo, per non aver capito prima il suo valore.

Oggi, a distanza di dieci anni, quella sensazione di disagio rimane. Ho avuto modo di ascoltare tutta la sua produzione, mi sono innamorata delle sue canzoni e mi sono innamorata grazie alle sue canzoni, sono stata a Genova per lavoro molte volte e ho respirato quell’aria, cercando di capire, di trovare un linguaggio comune che mi permettesse di avvicinarmi a lui. Ma niente. E’ sempre stato troppo lontano.
L’altra sera, però, ho trovato un appiglio in questa intervista del 1971 fatta da Fernanda Pivano al Faber in seguito all’uscita di Non al denaro, non all’amore né al cielo.

P. Anche per il gruppo della scienza hai trovato un’alternativa, vero? Bentivoglio mi diceva che per rappresentare il tema della scienza hai scelto il medico che ha cercato di curare i malati gratis ma non c’è riuscito perché il sistema non glielo ha permesso, il chimico che per paura si rifugia nella legge e nell’ordine come fatto repressivo e l’ottico che vorrebbe trasformare la realtà in luce e nel quale hai visto una specie di spacciatore di hashish, una specie di Timothy Leary, di Aldous Huxley. In che modo il suonatore di violino è un’alternativa?

F. Il suonatore di violino (che è diventato per ragioni metriche di flauto) è uno che i problemi esistenziali se li risolve, e se li risolve perché, ancora, è disponibile. E’ disponibile perché il suo clima non è quello del tentativo di arricchirsi ma del tentativo di fare quello che gli piace: è uno che sceglie sempre il gioco, e per questo muore senza rimpianti. Non ti pare perché ha fatto una scelta? La scelta di non seppellire la libertà?

Il disco ispirato all’Antologia di Spoon River è quello che ho ascoltato di più, forse, inconsciamente, anche perché si parla di scienza. Tutti vorremmo essere come il malato di cuore privo di invidia e tutti ci ritroviamo ad essere come il giudice. Tutti abbiamo incontrato dei chimici nella nostra vita. Tutti noi che facciamo il mestiere della divagazione partiamo come il medico che vuol guarire i ciliegi e poi ci scontriamo con il sistema. E riuscire a non fare la fine del medico non è semplice.

Tutto questo per dire che siamo in un periodo di riflessioni e lunghi silenzi nella vita vera e qui sul blog. Vorremmo scrivere, come fanno tutti i veri blogger, la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo, ma c’è bisogno ancora di qualche ciaspolata in montagna per riuscire a mettere a fuoco obiettivi e mosse future. L’unico augurio che ci sentiamo di farvi (e di farci) e di riuscire un giorno a diventare come Jones il suonatore.

bea, la divagatrice che domani sera avrà gli occhi incollati su Rai 3 e le orecchie attaccate a Radio Dietro.

gli astri dicono che…

giovedì, gennaio 1st, 2009

Cosa spinge una divagatrice (socia attiva del CICAP) a passare un’intera serata a guardare lo speciale Oroscopo su Rai Due con Paolo Fox? Spingitori di divagatrici o, più semplicemente, la voglia di sentirsi dire che questo sarà il suo anno. Per gli acquari andrà tutto bene: soldi a palate, lavori prestigiosi, amori veri e fortuna da vendere. Saremo solo un po’ più polemici del solito (sì, sembra impossibile… ).

Ok, ok… sarà vero? Lo sapremo a fine anno quando l’illustre Professor Cuorcontento, che si è preso l’ingrato compito di controllare le affermazioni degli astrologi, farà uscire il comunicato stampa (atteso quasi quanto il messaggio a reti unificate del Presidente). Ogni anno a dicembre lui e il prode Andrea Proietti Lupi si mettono lì e analizzano una per una le previsioni fatte dagli astrologi l’anno prima. Esempi?

Il governo Prodi durerà anni, Valentino Rossi diventerà campione in Formula Uno, l’Italia sarà in finale agli Europei di Calcio, Hillary Clinton sarà presidente degli Stati Uniti e gli alieni sbarcheranno sulla Terra il 14 ottobre. Cos’hanno in comune queste affermazioni? Sono tutte previsioni per l’anno appena trascorso fatte da astrologi, maghi e veggenti e, senza eccezione, sono tutte sbagliate.

Se volete scoprire quanti e quali errori abbiano fatto gli astrologi leggetevi li comunicato e, se la cosa vi diverte, potete aiutare il Professore a scovare gli errori nuovi.

La divagatrice ha solo una richiesta da fare al Prof: ok, ti aiuto per l’anno prossimo, ma per qualche mese lasciami sognare e vedi di star fori dal mio anno! ;-)