Ci sono momenti nella vita che si ricordano.
Tutti ricordiamo cosa stavamo facendo l’11 settembre quando sono cadute le torri gemelle. Io, ad esempio, ero al mio primo congresso scientifico e ricordo precisamente il momento in cui tutti ci siamo messi a cercare di capirci qualcosa sul sito della CNN. Ricordo il viaggio in treno verso Ivrea, un viaggio stranamente silenzioso e la cena in famiglia alla sera, che doveva essere una festa di compleanno, ma si è trasformata in una lunga discussione politica davanti alle immagini che passavano in tv, sempre le stesse.
Di momenti così nella vita ce ne sono pochi e ti accorgi mentre li stai vivendo che sono speciali e che lasceranno il segno.
Un altro 11 del mese, di due anni prima ero al bar dei miei genitori, con il fidanzato di allora, il cugino Bob e l’amica Daniela e stavamo organizzando il viaggio estivo in Argentina. Una sera a settimana, tra una buona bottiglia e una partita a carte, con guida e cartine alla mano buttavamo giù itinerari e liste di cose da vedere e fare.
Quel giorno non abbiamo parlato di Argentina, ma per la prima e unica volta nella storia del bar la radio ha suonato qualcosa di diverso dalla programmazione di Radio-Italia-solo-musica-italiana. La Dani aveva portato una raccolta di canzoni del Faber e siam riusciti a convincere il babbo a metterla su. Ricordo le ore passate ad ascoltare, in silenzio. E ricordo la sensazione di rimpianto che provavo per essere arrivata troppo tardi, per non averlo mai visto dal vivo, per non aver capito prima il suo valore.
Oggi, a distanza di dieci anni, quella sensazione di disagio rimane. Ho avuto modo di ascoltare tutta la sua produzione, mi sono innamorata delle sue canzoni e mi sono innamorata grazie alle sue canzoni, sono stata a Genova per lavoro molte volte e ho respirato quell’aria, cercando di capire, di trovare un linguaggio comune che mi permettesse di avvicinarmi a lui. Ma niente. E’ sempre stato troppo lontano.
L’altra sera, però, ho trovato un appiglio in questa intervista del 1971 fatta da Fernanda Pivano al Faber in seguito all’uscita di Non al denaro, non all’amore né al cielo.
P. Anche per il gruppo della scienza hai trovato un’alternativa, vero? Bentivoglio mi diceva che per rappresentare il tema della scienza hai scelto il medico che ha cercato di curare i malati gratis ma non c’è riuscito perché il sistema non glielo ha permesso, il chimico che per paura si rifugia nella legge e nell’ordine come fatto repressivo e l’ottico che vorrebbe trasformare la realtà in luce e nel quale hai visto una specie di spacciatore di hashish, una specie di Timothy Leary, di Aldous Huxley. In che modo il suonatore di violino è un’alternativa?
F. Il suonatore di violino (che è diventato per ragioni metriche di flauto) è uno che i problemi esistenziali se li risolve, e se li risolve perché, ancora, è disponibile. E’ disponibile perché il suo clima non è quello del tentativo di arricchirsi ma del tentativo di fare quello che gli piace: è uno che sceglie sempre il gioco, e per questo muore senza rimpianti. Non ti pare perché ha fatto una scelta? La scelta di non seppellire la libertà?
Il disco ispirato all’Antologia di Spoon River è quello che ho ascoltato di più, forse, inconsciamente, anche perché si parla di scienza. Tutti vorremmo essere come il malato di cuore privo di invidia e tutti ci ritroviamo ad essere come il giudice. Tutti abbiamo incontrato dei chimici nella nostra vita. Tutti noi che facciamo il mestiere della divagazione partiamo come il medico che vuol guarire i ciliegi e poi ci scontriamo con il sistema. E riuscire a non fare la fine del medico non è semplice.
Tutto questo per dire che siamo in un periodo di riflessioni e lunghi silenzi nella vita vera e qui sul blog. Vorremmo scrivere, come fanno tutti i veri blogger, la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo, ma c’è bisogno ancora di qualche ciaspolata in montagna per riuscire a mettere a fuoco obiettivi e mosse future. L’unico augurio che ci sentiamo di farvi (e di farci) e di riuscire un giorno a diventare come Jones il suonatore.
bea, la divagatrice che domani sera avrà gli occhi incollati su Rai 3 e le orecchie attaccate a Radio Dietro.