In diretta dal CERN

L’evento di questi giorni al CERN è da manuale. Grosso esperimento carico di aspettative, quantità inimmaginabili di soldi spesi, rivalità tra centri di ricerca, catastrofismi e un ufficio stampa che sta lavorando alla grande.

L’altra sera in birreria ci chiedevamo come sia possibile che la gente creda davvero che degli scienziati possano pensare ad un esperimento che potrebbe far sparire il mondo. E, se anche questi scienziati fossero davvero matti completi, come è possibile che ottengano i soldi per metterlo in pratica? Dovrebbero essere matti gli scienziati, matte le istituzioni, matti noi che eleggiamo le istituzioni, ecc…

A noi, con qualche birra in corpo, sembrava che questa dimotrazione alla buona potesse allontanare ogni paura da fine del mondo, ma se la gente davvero ha pensato, anche solo per un attimo, che le uscite dei catastrofisti potessero essere vere, allora bisogna farsi qualche domanda in più sulla percezione pubblica di scienza e scienziati.

Se ne parlerà a lungo e cercheremo di parlarne anche qui.

Per il momento, seguite la diretta di quel che succede sul blog di Marco, che al CERN ci lavora (per la precisione ad Atlas) e che una sera di qualche anno fa mi aveva spiegato come funzionano LHC, Atlas, Alice e compagnia bella usando metafore degne del miglior comunicatore scientifico.

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7 Responses to “In diretta dal CERN”

  1. Marco scrive:

    Ciao Bea… ricordami quando di ci siamo incontrati. Ho una vaga idea, ma non sono sicuro, e le mie sinapsi iniziano a arrugginire :-)

  2. bea scrive:

    oh, Marco!
    Novembre o dicembre 2005. Ero al CERN con Stefano per un concorso di scienza spettacolarizzata. Ci hai ospitati una sera a cena. Ho un ricordo di petto d’anatra alla piastra, formaggetti francesi e un gruppo di fisici che cercava di spiegarmi come funzionano i trigger… :)

  3. Marco scrive:

    Sospetto confermato… per qualche motivo il mio cervello continuava a sussurrare “letto di chiodi da fachiro”. Ma non mi tornava la lunghezza dei capelli della foto. O sbaglio?

  4. Stefano scrive:

    Ehilà Marco! Ma guarda dove ci si deve incontrare…

    Una cosa che stavo pensando oggi è che questa visibilità forse ce la saremmo sognata senza la storia dei buchi neri. Per lo meno Rossler & co. hanno obbligato il CERN (e non solo) a darsi da fare sull’immagine e la comunicazione. Tant’è che alla conferenza stampa organizzata oggi qui a Torino per sottolineare il ruolo dei fisici piemontesi (eh, il marketing…) il direttore era quasi deluso dalla mancanza di domande sui buchi neri, ma una giornalista ha detto che “No, quello è chiarito, abbiamo capito tutto”. E il servizio del TGR piemontese chiamava senza mezzi termini “pseudoscientifiche” le paure di fine del mondo…

  5. bea scrive:

    @Marco: si, si cambia…

    @Stefano: c’hai ragione e ci pensavo ieri.
    Ne parla anche Cattaneo de Le Scienze qui:
    http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/10/ultimora-segnalate-misteriose-scomparse-a-ginevra/

    “Per me, che mi sono laureato in fisica qualche milione di anni fa, e che da quindici anni seguo il progetto e la costruzione di LHC da questo giornale, era bellissimo che le prime pagine di tutti i giornali riportassero la notizia dell’accensione di LHC. Meno bello è stato pensare che, senza la grancassa del buco nero, senza il terrorismo psicologico sulla banda di scienziati pazzi o maligni, o forse tutt’e due, che stavano per dare inizio alla fine del mondo, LHC sui giornali non ci sarebbe stato. O forse sarebbe stato più in là, a pagina 46, con trenta righe in taglio basso.”

    La mia impressione (e vorrei sentire la vostra) e che i media, la notizia del buco nero, l’abbiano cercata e amplificata. In fondo Rossler & co non si sono svegliati oggi e fino a qualche tempo fa non venivano minimamente considerati. La notizia è stata ripresa da qualche blog, ha iniziato a finire sui primi giornali e da qualche settimana non si parla d’altro… Ma è una cosa improvvisa e che ha una dinamica differente dalle “normali” campagne antiscientifiche che siamo ormai abituati a vedere. Nessuno ha fatto campagne mediatiche anti LHC mentre veniva costruito e nessuno, come ci dicevamo ieri, ha fatto picchettaggio davanti al CERN, come (quasi) nessuno ha creduto seriamente che potesse succedere una catastrofe.
    Semplicemente è bastato buttare lì un piccolo dubbio (“uno scienziato ha detto che…”) e s’è scatenata una reazione che a me personalmente ha stupito.

    Quali sono le conseguenze di un meccanismo di questo tipo?
    Perchè la gente ieri stava incollata al webcast o seguiva la diretta su giornali e blog? Su La Stampa la pagina più vista ieri era proprio quella di LHC, roba da matti. In genere le pagine più viste son quelle del gossip o dei crimini irrisolti o delle sciagure.
    Come si ci fosse stata una voglia morbosa di sapere come andava a finire e se poteva succedere qualche grosso casino.
    Non sono sicura che questi meccanismi facciano bene alla scienza. Molto meglio il rap un po’ da nerd che gira in rete. Quello è stato fatto pensando seriamente ai messaggi che si volevano far passare e, a parte il testo, quel che ti rimane quando lo guardi è una sensazione di simpatia nei confronti di quegli scienziati che si sanno anche prendere in giro.
    La giornata di ieri è servita davvero a LHC?

    (pensieri sparsi prima del caffè della mattina…)

  6. IgorB scrive:

    Ciao, e grazie per il bellissimo blog.
    La cosa che più mi ha stupito di tutta la faccenda legata a LHC e buchi neri è come i giornalisti siano riusciti a parlare del CERN senza nemmeno spendere due parole su cosa viene fatto in un centro di ricerca e quanta gente ci lavora.
    Era più importante lanciare l’allarme sui buchi neri… e certo, perchè tutti quelli che lavorano al CERN son pazzi suicidi e chi li finanzia vuole la distruzione del mondo…
    Mi sembra più che altro mancanza di rispetto verso chi dedica anni della sua vita a un progetto di ricerca per magari arrivare alla conclusione che quello che cerca… non c’è.
    Ma anche quella sarebbe una grande scoperta!

  7. [...] con la stessa passione con la quale seguo ogni sera le vicende di Palazzo Palladini, l’accensione di LHC al CERN (non se la prendano i fisici che leggono). Quell’evento è stato costruito, [...]

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