La mia visita al continente australe si chiude dopo una settimana in cui ho comunque avuto la possibilità di ricevere un “taste” di una moderna, dinamica, prolifica e frizzante città, ancora oggi in forte espansione, per merito della fortissima immigrazione anche “di qualità” proveniente da tutto il mondo, attratta dallo stile e tenore di vita, da un clima, una visione “open minded” del mondo ed una prospettiva futura ben differenti dalla triste, vecchia e fredda Europa di cui l’Italia -mi ripeto- costituisce purtroppo l’emblema.

Ma la rassegnazione non deve mai prendere il posto della speranza, ed in questa ultima mia riflessione prima della ripartenza per il Vecchio Continente, voglio  fare un paragone che vale quale un augurio.

Oltre a Barcellona che ospitò i giochi del ’92 esiste un’altra città in Europa che, anche se in tono minore, potrebbe beneficiare in modo interessante nei prossimi anni per la ricaduta positiva dei giochi olimpici: si trova in Italia, ma non è Milano, Roma o Firenze …è Torino.

La Torino pre-olimpica del 2005 era molto più “affannata” della Sydney del ’99 ma la situazione successiva ai Giochi Invernali del 2006 ha visto un miglioramento della città straordinario, mai vissuto da decenni da parte degli abitanti della “grigia città industriale” del passato.

Oltre alle opere infrastrutturali (molte delle quali ancora in corso) Torino ha cercato in questi anni di rinnovarsi anche culturalmente e tecnologicamente, per uscire dal decennale stereotipo con cui è stata identificata.

Certamente i passi da compiere sono ancora molti, ma confrontando la Capitale Sabauda con altre città italiane da me spesso visitate per lavoro o per turismo, vedo un dinamismo che la distingue, quando invece molte realtà del Bel Paese hanno (a mio avviso) purtroppo irrimediabilmente e da tempo innestato la retromarcia.

La sfida di Torino -ancora in corso e non ancora vinta- è quella al tipico atteggiamento italiano in cui una volta realizzato “qualcosa”, invece di raccogliere i frutti dello sforzo compiuto, si torna “gattopardescamente” allo “status quo” precedente, caratterizzato da un immobilismo sociale, economico, tecnologico e culturale che sta portando da anni la nostra Italia sempre più in basso nelle classifiche mondiali di ogni tipo.

Non possiamo cambiare il clima (amo decisamente la Sydney estiva di questo gennaio 2009 con un “clear sky” e 32 gradi), non possiamo “diventare più giovani”, ma sicuramente possiamo innestare un rinnovamento nel modo di pensare e di vedere il futuro nostro e delle nuove generazioni (e le nuove generazioni bisogna anche crearle, in un paese la cui crescita demografica è unicamente innescata dall’immigrazione…), che contraddistingue le città più dinamiche del mondo.

Per chiudere la mia permanenza nella meravigliosa Sydney, ho ripetuto il mio classico pellegrinaggio tecnologico per ben due volte presso l’IMAX di Darling Harbour, il più grande teatro IMAX dell’intero emisfero sud del mondo. Rispetto alla mia visita del 1999 (allora l’Imax era in funzione da pochi mesi), l’esperienza non è cambiata, ma è migliorato il marketing che porta centinaia di persone ogni giorno a fruire di tale esperienza tecnologica ai vertici delle attuali forme di intrattenimento multimediale disponibili al mondo.  Questa è una delle tante cose che invece manca a Torino, ma da alcuni anni seguo con interesse le informazioni relative alla nascita di un parco di intrattenimento multimediale (MediaPolis) che dovrebbe sorgere tra Settimo Torinese e Chivasso, ai bordi della Torino-Milano, in cui “hopefully” potrebbe essere presente anche un Teatro Imax (ricordo che in Italia ve ne sono solo due che al momento hanno raccolto alterne fortune).

Con questo ideale gemellaggio tra la “fredda” (spero in futuro solo climaticamente parlando) Torino e la solare Sydney termina la mia permanenza in Australia ed inizia il mio ritorno verso l’Europa: prossima tappa…..

Imax Sydney