Mancavo dall’Australia da nove anni: avevo visitato il continente down-under per ben 3 volte consecutive nel mio primo, secondo e terzo giro del mondo rispettivamente nel ’95 nel ’97 e nel ’99 (il mio “primo giro del mondo” coincise proprio nel 1995 con la decisione di visitare l’Australia agli antipodi dell’Italia e quindi dall’altra parte del Pianeta).

Dopo aver visto per la prima volta  la “True Polinesia” ed essere stato “fulminato” dalle bellezze dell’arcipelago di Tonga proprio nel 1999, nei successivi due giri del mondo del 2001 e del 2004 alla bellissima Australia, già visitata, avevo preferito quindi i meravigliosi atolli e le stupende (caratterialmente parlando) persone dell’arcipelago polinesiano.

In questo sesto giro, ho deciso di unire le due tappe chiudendo idealmente un ciclo durato quattordici anni.
L’ultima mia visita a Sydney nel 1999 coincideva con il termine della preparazione dei giochi olimpici del 2000 “strappati” dalla città australe ad Atene che dovette accontentarsi dell’edizione successiva.  Sicuramente (a mio avviso e nelle considerazioni degli esperti) quelli del 2000 sono stati i migliori Giochi Olimpici di sempre e la città di Sydney ne ha potuto andare orgogliosa per almeno otto anni, fino appunto alle olimpiadi cinesi che per sfarzo e budget sono state superiori, ma non -a mio avviso- per lo spirito dei giochi stessi. 
Quella di Sydney è stata l’affermazione di giochi all’insegna della pace, dell’ecologia e del risparmio energetico (nel 1996 avevamo invece assistito al trionfo del freddo ed opulento Business dominato dalle potentissime Corporation americane,  con i giochi di Atlanta…), in un mondo che precedendo l’11 settembre viveva ancora in una specie di limbo di serenità e speranza che aveva seguito il boom della new-economy degli ultimi anni del secolo precedente.

Anche se i primi forti segnali del crollo della nuova economia cominciavano a farsi sentire,  molte delle tensioni internazionali del passato sembravano essere affievolite e la speranza per il nuovo millennio, celebrata nei mesi precedenti ai Giochi (proprio Tonga e l’Australia erano state le prime nazioni a vedere per prime l’alba del nuovo millennio) inducevano a sperare per un futuro sereno.
Nonostante ciò che è avvenuto negli anni successivi, Sydney ed il continente australe hanno continuato per anni a beneficare delle ricadute d’immagine ed economiche dei giochi del 2000.
Ricordo una bellissima città anche se piena di cantieri e lavori in corso senza peraltro l’affanno “dell’ultimo minuto” tipico di edizioni precedenti e successive.

La Sydney che vedo oggi ad otto anni dai giochi è semplicemente “radiosa”.

Il credit crunch, qui, sembra non abbia ancora fatto capolino seriamente,  ecco alcuni esempi:
il valore delle case nei sobborghi del ceto medio della città (Manly, Mosman, Collaroy, Narrabeen, Bondi Beach), che conosco bene per le mie visite prececenti (ho vissuto a Narrabeen per alcune settimane sia nel 1997 che nel 1999 ospite di una cara zia), non è assolutamente sceso, anzi: una bella “unit” del valore di 250.000  dollari australiani nel ’95, ancora oggi non si acquista con meno di un milione di dollari.
Il secondo segnale è dato dalla qualità e dal tenore della vita, dalla quantità di turisti e dalla quantità di spesa che ancora oggi questi effettuano nella capitale.
Un terzo segnale è dato dal fatto che, ad oggi, una sola banca australiana sembra aver subito alcune conseguenze della crisi a causa degli investimenti negli Stati Uniti, senza peraltro per ora aver annunciato licenziamenti. L’Australia, in generale, è più legata alle economie del Sud-Est Asiatico ancora in forte crescita, piuttosto che a quelle Americane o Europee, tanto che -apprendo da alcuni vecchi amici in Sydney- molte grandi banche inglesi ed americane stanno spostando -in alternativa al licenziamento- ad Hong Kong e Singapore i loro migliori broker.

Sydney Harbor Bridge visto dalla CeterPoint Tower