noneSe è vero che con la vecchiaia le facoltà si opacizzano, non avrei voluto trovarmela di fronte trentenne, la Montalcini: perché da centenaria ha giubilato, senza una sbavatura, una bella massa di buonismo dei luoghi comuni con degli zàc zàc impietosi; tanto che il povero Fazio, tramortito, non sapeva bene neanche lui come parare il colpo. Perché la sua intervista era partita nel miglior stile pro-femminista, con un deferente: cara signora, dal suo libro si capisce che la chiave per tutto nella vita è l’amore. Il prosieguo scontato, nelle aspettative del Fazio e di chi, con reverenza e rispetto, aveva scritto le domande, era una tirata della premio Nobel che spiegasse che sì, da donna sensibile, l’amore per la vita e per il prossimo era ciò che l’aveva sempre mossa, perché, noi donne, è sempre l’amore che ci muove, e se non è materno, anche quello generico per la ricerca e l’umanità va bene per compensare.
Col fischio! La signora sì è guardata Fazio con la poca compassione che usa nel guardare gli embrioni di gallina presenti nei suoi laboratori, e ha cominciato a randellare: “L’amore non è la chiave di niente, la chiave è la curiosità.” ha sentenziato, col tono di chi riprende un ragazzino che s’è permesso di dire una scemenza e va subito redarguito per evitare che la ripeta. E poi, giù di sciabola: la “componente emotiva” del cervello umano, ha spiegato, è quella più arcaica, che l’uomo usava quando stava ancora appeso agli alberi: è quella neocorticale, sede del pensiero razionale, che va invece potenziata perché prenda il sopravvento e le si rimettano tutte le decisioni; la componente emotiva, che se ne sta nel sistema limbico, è un relitto primordiale e l’istinto è responsabile delle peggiori tragedie di questo secolo e della storia.
“L’uomo non è cattivo – ha aggiunto la signora, con la tranquilla certezza di chi accenna ad una verità evidente, perché evidenti sono le verità che derivano da prove scientifiche – ma è gregario” ed è proprio per via del suo affidarsi irrazionale alle suggestioni del sistema limbico e delle emozioni lì prodotte. Quando stavamo sugli alberi, l’essere gregari era una virtù, oggi è un limite, perché la salvezza dell’umanità sta nell’essere razionali, non ragionare di pancia e buttarsi al seguito del primo che titilla il nostro istinto.
Se la guardava un po’ basito, Fazio, che da una anziano monumento forse si sarebbe aspettato una delle solite tirate generiche e buoniste, di quelle valide per ogni occasione e che fan contenti tutti, in cui un po’ si richiamano i sentimenti, un po’ il vago buon senso di nonna, e invece si trovava a fronteggiare una disamina sull’agire umano basata sulla scienza e le scoperte inoppugnabili della biologia. La ascoltava molto basito anche il pubblico, che credeva di sorbirsi l’intervista scontata con una donna, e centenaria, e invece si trovava davanti la secca e asciutta analisi di uno scienziato, che nulla concedeva al sentimentalismo, all’emozione, al pathos. E in tutto questo spiazzamento generale, io, che ero a casa in poltrona, da donna, sorridevo contenta, pensando che non m’era capitato mai di vedere in tv una donna comportarsi in modo tanto femminile.
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