Via Borborigmi di un fisico renitente
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Fino alla pausa caffè di stamattina nei corridoi del CERN giravano voci insistenti di prime collisioni a 900 GeV nel corso del weekend, la voce piu accreditata le dava per praticamente certe per domenica pomeriggio. Alle 11:30 la festa è stata rovinata da un power cut al punto 3, che ha causato un quench multiplo dei magneti settore 34. Quench significa che i magneti escono bruscamente dallo stato di superconduttori per un riscaldamento anche piccolino, la loro resistenza elettrica da nulla diventa consistente e impedisce alla corrente di fluire per bene (dunque nisba campo magnetico), e finisce che si riscaldano di botto parecchio (e se non si tacca in fretta la corrente, c’è un bel rischio di danni). In questo momento i magneti del settore 34 sono a circa 100 K (parecchi, per degli oggetti che operano a 4 K), e per quanto non si abbiamo notizie ufficiali la situazione sembra seria, per cui c’è da aspettarsi un stop di più giorni. Dunque, cari maniaci degli aggiornamenti su LHC, potete rilassarvi. Nulla di speciale nel week-end, vedremo lunedì.
Aggiornamento mattutino domenicale. Le cose sono più gravi del previsto. Non tanto nel senso che abbiamo un danno grave: i quench dei magneti superconduttori sono (dovrebbero essere) all’ordine del giorno in un acceleratore come LHC, a in teoria sappiamo come gestirli. Il punto è che il problema (da quel poco che si capisce per adesso, un cattivo collegamento elettrico tra due magneti si sarebbe fuso per via dell’alta corrente, e avrebbe generato un guasto meccanico) ha provocato una fuga (bella grossa) di elio. L’elio (liquido) è quello che usiamo per mantenere i magneti superfreddi a 4 K: niente elio, niente freddo, e i magneti del settore in questione si sono riscaldati troppo per poterli ri-raffreddare in fretta. Dunque, la riparazione verrà fatta a caldo, e il settore ri-raffreddato in seguito. Se avete seguito l’evoluzione del raffreddamento di LHC, una lampadina dovrebbe essersi accessa nella testa: per raffreddare un settore di LHC a temperatura di funzionamento di va un sacco di tempo! E in effetti è questo la questione grave: si prevede uno stop di due (2!) mesi. Ecco cosa ci ha laconicamente scritto il Direttore Generale ieri pomeriggio:
[...] it is already clear that the sector will have to be warmed up for repairs to take place. This implies a minimum of two months down time for the LHC operation. For the same fault, not uncommon in a normally conducting machine, the repair time would be a matter of days.
Non vi nascondo che il primo impatto della notizia è stata piuttosto scioccante: due mesi di pausa? Ma come? Dopo che abbiamo aspettato tutto questo tempo? Cercando di analizzare la situazione a mente fredda, invece, potrebbero esserci dei vantaggi (beh forse vantaggi non è il termine adatto): certo non avremo collisioni a 900 GeV nelle prossime settimane (dunque addio calibrazione dei rivelatori con questi dati, accidenti!), ma le operazioni necessarie per portare LHC da semplice pista per protoni a 450 GeV ad acceleratore a 7 TeV verranno iniziate subito mentre si ripara (e raffredda) il settore 34, invece che, come previsto, durante lo shutdown della macchina di questo invern
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