La scienza moderna corre veloce, migliaia sono le notizie che arrivano ogni giorno sul tavolo del redattore. È importante quindi accertarne la qualità per poi divulgarle correttamente. Un lavoro questo che non può essere fatto senza una concreta collaborazione fra le parti in causa, ricercatori e giornalisti.
Comunicare la scienza è un dovere sociale prima ancora che professionale, che impegna lo scienziato e chi fa da tramite con la pubblica opinione, il giornalista appunto, che deve raccontarla in modo efficace, ma anche rispettoso della verità , sebbene complessa.
Per confrontarsi su questo tema, si sono incontrati nel workshop organizzato dalla Fondazione Giovanni Armenise-Harvard in collaborazione con l’UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici. presso il Centro Congressi del CNR di Milano, giovani giornalisti e giovani ricercatori.
Al workshop, moderato da Paola De Paoli, presidente dell’UGIS, Amanda J, Pullen, Executive Director della Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, e Robert H. Neal, interim Associate Dean of Public Affairs, Harvard Medical School sono intervenuti Peter M. Howley, direttore del Centro Armenise-Harvard di Biologia del Cancro e del Dipartimento di Patologia della Harvard Medical School, Marco Cattaneo, direttore responsabile di Le Scienze, Lara Ricci, senior editor di La Domenica del Sole24Ore.
E’ emerso che gli editori sono in genere restii a dare ampio spazio alla scienza sottraendo spazio all’informazione che ha maggiore audience. Inoltre i giornalisti sono più preparati a riportare notizie sulle terapie che sulla ricerca di base, quest’ultima ancora troppo lontana dal largo pubblico.
Eppure i ricercatori hanno bisogno di essere supportati dai media, per influenzare la politica e per trovare ulteriori finanziamenti.
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