Via Galileo
Il tempo sta per scadere. Anzi: è praticamente terminato. Se entro la fine di giugno il governo non metterà mano al portafoglio stanziando fondi per il Programma Nazionale di Ricerca in Antartide, il consorzio (formato da Cnr, Enea, Ingv e Ogs) che ne garantisce l’attuazione sarà costretto a chiudere. Il suo statuto prevede infatti che se entro il 30 giugno non vengono erogati dei fondi, i partecipanti sono chiamati a scioglierlo.
Con conseguenze gravissime. La prima: l’Italia getterebbe alle ortiche 500 milioni di euro. Tanti sono infatti i soldi che il nostro paese ha stanziato dal 1985 a oggi e cioè da quando è iniziato il Pnra. Che nel corso di questi 23 anni ha messo in evidenza la ricerca italiana, con notevoli scoperte e studi all’avanguardia. Insieme ai soldi (e quindi alla possibilità di fare ricerca) si butterebbero poi i benefici che hanno ottenuto le nostre aziende dagli studi condotti in Antartide per non parlare dei vantaggi geopolitici e di estrazione mineraria che si ottengono dal mantenimento di un avamposto in un luogo del mondo che (al momento) non appartiene ad alcun paese.
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