17 Jan
Posted by admin as Agora, Dalla rete, Divulgazione, Multimedia
C’è spazio per gli intellettuali e per i grandi temi di riflessione nel caleidoscopico regno dei video su Internet? A vedere il successo planetario di YouTube, costruito in buona parte sulla produzione, condivisione e comunicazione di contenuti amatoriali ad alto tasso di spensierata frivolezza, non si direbbe. La partecipazione delle masse al grande gioco della Rete sembra aver ricoperto e livellato le élite di pensiero. Soprattutto agli occhi di quelle stesse masse. Eppure c’è un sito che adesso proverà ad opporsi a questo trend: si chiama Big Think, è stato aperto a inizio gennaio e punta su un mix tra il linguaggio più amato del Web (il video da tre minuti) e l’autorevolezza intellettuale dei suoi protagonisti.
Creato da un fresco laureato di Harvard (Peter Hopkins) e da una giovane produttrice televisiva (Victoria Brown), Big Think nasce come contenitore di idee a denominazione di origine controllata. I suoi filmati non mostrano l’uomo qualunque che va in bici senza mani, ma politici, filosofi, artisti, studiosi, economisti e scienziati che rispondono alle piccole e grandi domande della società: dalla crisi dei mutui negli Usa al rapporto tra bellezza e morale, dalla povertà in Africa al ruolo delle donne nella politica.
“Vogliamo dimostrare che il pubblico non è stupido e non è interessato solo a video stupidi”, ha dichiarato Hopkins, aggiungendo che Big Think è il sito in cui l’utente di Internet “ha la possibilità di fermarsi e ascoltare il pensiero di qualcuno che ne sa più di lui”. Una gran bella scommessa verticale e gerarchica, nell’era in cui la diffusione della comunicazione orizzontale ha creato una sorta di brodo primordiale in cui tutto viene mescolato: il discorso del Premio Nobel, le effusioni amorose dell’attrice lolita, il video girato di nascosto tra i banchi di scuola. E in cui il diritto d’espressione si confonde spesso con il dovere d’espressione. Su YouTube, come nella blogosfera o sui siti d’informazione.
Big Think si presenta con un approccio intellettuale rigoroso, senza però rifiutare il presente. Il linguaggio dei video, con i personaggi intervistati ripresi in primo piano su uno sfondo bianco, e la breve lunghezza dei filmati testimoniano di un’attenzione all’estetica contemporanea e alle abitudini di fruizione del pubblico online. La stessa scelta dei protagonisti a cui dar voce non sembra dettata da qualche manuale accademico ma dall’eclettismo culturale della Web Generation: ecco quindi sfilare il senatore Ted Kennedy affianco al musicista Moby, l’imprenditore Richard Branson e il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales. Una concezione moderna dell’essere intellettuali, insomma.
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